olio oliva

Come proteggere olio, vino e pasta dal cambiamento climatico?

Come proteggere olio, vino e pasta dal cambiamento climatico?

Come proteggere olio, vino e pasta dagli effetti del cambiamento climatico? Domani e il 30 marzo ci sarà l’evento conclusivo del progetto Ue MED-GOLD che fornisce servizi climatici su clima e agricoltura. In Italia il coordinamento è dell’Enea. Il clima continuerà a cambiare e bisogna avere un’agricoltura al passo

Come proteggere olio, vino a pasta dagli effetti del cambiamento climatico? È l’obiettivo del progetto di ricerca europeo sul clima e agricoltura MED-GOLD che fornisce servizi climatici per trasformare i dati sul clima in trend, analisi economiche, proiezioni a breve, medio e lungo termine con le quali gli agricoltori possono decidere strategie e buone pratiche – ad esempio, valutare quale varietà di vite sia più adatta nei prossimi anni, o quali trattamenti saranno necessari contro i parassiti dell’olivo o quanto olio si potrà produrre.

Il cambiamento climatico ha infatti effetti sulle colture chiave del Mediterraneo, olivo, vite e grano duro. Basti pensare agli eventi meteo estremi che hanno un impatto particolare nell’area mediterranea e ai cambiamenti che questi portano alle colture in termini di resa, produzione, cambiamenti e quant’altro.

 

progetto med gold

 

MED-GOLD e i servizi climatici per l’agricoltura

MED-GOLD è un progetto di ricerca UE su clima e agricoltura che ha coinvolto 16 partner in 6 Paesi diversi, tra cui in Italia ENEA per il coordinamento globale e Barilla per la pasta. Il 29 e 30 marzo 2022 si terrà online l’evento conclusivo del progetto, con due giorni di confronto che daranno ai partecipanti la possibilità di ascoltare anche le storie di successo dei primi utilizzatori dei servizi pilota realizzati. Si parlerà anche dell’eredità del progetto MED-GOLD, esplorandone la replicabilità in altre colture, prima tra tutte quella del caffè, e ad altre regioni.

«In 4 anni MED-GOLD ha costruito una solida alleanza fra scienziati e grandi imprese per preservare dall’impatto del cambiamento climatico globale le eccellenze alimentari delle nostre tavole, coinvolgendo  grandi realtà mondiali come la spagnola DCoop per l’olio d’oliva e la portoghese Sogrape Vinhos per il vino, oltre alla Barilla – sottolineano i due coordinatori ENEA del progetto, Alessandro Dell’Aquila del Laboratorio Modellistica climatica e impatti e Luigi Ponti del Laboratorio Sostenibilità, qualità e sicurezza delle produzioni agroalimentari – I servizi che proponiamo forniscono informazioni affidabili, aggiornate e su misura per sostenere il processo decisionale nel settore agroalimentare, rendendolo più resiliente ai cambiamenti».

L’effetto del clima su olio, vino e pasta nel Mediterraneo

I servizi del progetto permettono insomma di prevedere l’effetto dei cambiamenti climatici su tre colture chiave del Mediterraneo: l’olivo, la vite e il grano duro.

Ad esempio, grazie a un database consultabile attraverso un “cruscotto” interattivo, un olivicoltore può conoscere quali trattamenti saranno necessari contro i parassiti dell’olivo, quanto olio sarà possibile produrre durante la prossima campagna o in che periodo iniziare l’irrigazione.

Allo stesso modo, sono disponibili proiezioni di breve, medio e lungo termine dei principali fattori climatici in grado di fornire informazioni utili al viticoltore che voglia sapere quale varietà di vite sia più adatta per il clima nei prossimi 30 anni o al produttore di grano che si interroghi sull’impatto dell’azione erosiva delle acque sui terreni o sulle aree più idonee alla produzione futura. L’obiettivo non è solo quello di ottenere maggiori rendimenti ma anche colture più sostenibili, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile al 2030 e non solo.

«La coltivazione di olivo, vite e grano è fortemente influenzata dall’andamento meteorologico e limitata dal clima. Il cambiamento climatico sta causando eventi estremi, come ondate di calore e siccità, che sono diventati una grande sfida negli ultimi anni per olivicoltori, viticoltori e granicoltori, e per gli agricoltori in generale – spiega Ponti – Ad esempio, il 2014 è stato definito l’anno nero dell’olio italiano, a causa di uno scarsissimo raccolto di olive, generalizzato sul territorio nazionale e attribuito principalmente all’andamento climatico estremamente anomalo. All’epoca, si pensava che annate terribili come quella del 2014 – che non erano note a memoria d’uomo – non si sarebbero ripetute prima di qualche decennio. Purtroppo, invece, situazioni simili per l’olivicoltura si sono presentate più volte negli anni successivi, e non solo in Italia ma anche in altre zone nel bacino del Mediterraneo. Poiché il clima continuerà a cambiare in futuro, anticipare tali eventi è fondamentale, affinché le nuove pratiche agricole non risultino obsolete ancor prima di essere messe in pratica».


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