Latte e zuccheri nel sangue: cosa deve sapere chi ha la glicemia alta (Foto Pixabay)
Latte e zuccheri nel sangue: cosa deve sapere chi ha la glicemia alta
Per quanto il consumo di latte si sia ridotto negli ultimi 20 anni, i dati del Ministero della Salute e quelli dell’Istat mostrano che ben il 47% degli italiani bevono latte tutti i giorni
Per quanto il consumo di latte si sia ridotto negli ultimi 20 anni, i dati del Ministero della Salute e quelli dell’Istat mostrano che ben il 47% degli italiani bevono latte tutti i giorni. Stiamo del resto parlando di una bevanda che fa parte della tradizione alimentare del nostro Paese.
Detto questo, il ruolo del latte nella dieta suscita qualche interrogativo per quanto riguarda quei soggetti in cui i valori di glicemia superano i limiti del range di normalità a digiuno (> 99 mg/dL), vale a dire quasi 8 milioni, suddivisi equamente fra chi si trova in una condizione di prediabete (valori di glicemia a digiuno compresi tra 100 e 125 mg/dL) e chi è affetto da diabete mellito di tipo 2 (glicemia a digiuno >126/dL), una patologia metabolica cronica che nel lungo termine è caratterizzata da varie complicanze a livello cardiovascolare, oculare, renale ecc.
Considerati questi numeri, è importante capire se, quanto e in che forma, il latte possa far parte della dieta di soggetti prediabetici e diabetici.
Prediabete e diabete
Il prediabete, come facilmente si può intuire dalla terminologia, è una condizione che aumenta il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2. Nel prediabete si ha iperglicemia, ma ci troviamo ancora in un range di valori in cui non si pone la diagnosi di diabete.
Si ha invece diabete conclamato, come ricorda l’Istituto Superiore di Sanità, qualora gli esami clinici confermino in almeno due giornate differenti un valore di glicemia a digiuno superiore a 126 mg/dL oppure se la glicemia risulta superiore a 200 mg/dL dopo un carico orale di 75 grammi di glucosio.
Latte e glicemia
Il principale zucchero del latte è il lattosio, un disaccaride formato da glucosio e galattosio: 100 ml di bevanda ne contengono circa cinque grammi. Nonostante ciò, il latte possiede un indice glicemico basso: le varie tabelle attribuiscono infatti al latte intero un valore medio di 39 e al latte scremato di 37.
Si deve infatti tenere presente che proteine e lipidi rallentano lo svuotamento gastrico e smorzano il picco di glucosio, mentre le sieroproteine stimolano una secrezione insulinica moderata che facilita il rientro dei livelli ematici entro i limiti. In altre parole, latte e glicemia non sono incompatibili: l’impatto effettivo del primo sulla seconda dipende da quantità assunta, composizione del pasto e risposta individuale.
Per inciso, si ricorda che l’indice glicemico (IG) è il valore con il quale si esprime la velocità cui i cibi contenenti carboidrati fanno aumentare i livelli di glucosio nel sangue.
Differenze tra tipi di latte e bevande alternative
Le principali tipologie di latte vaccino, il tipo più consumato, sono tre: latte intero, latte parzialmente scremato e latte scremato. Il contenuto di lattosio per 100 g di bevanda è pressoché identico in tutte e tre le tipologie. Cambia invece il contenuto di grassi, più elevato nel latte intero e praticamente assente in quello scremato.
L’assenza di grassi nel latte scremato rende il suo IG leggermente più alto rispetto a quello del latte intero, ma parliamo comunque di differenze non significative.
Se nel caso del latte vaccino possiamo parlare di basso IG, le cose cambiano quando parliamo dei cosiddetti “latti vegetali” che, di norma, hanno un indice glicemico più elevato. Peraltro, alcune bevande vegetali vengono spesso addizionate di zuccheri.
Il consiglio che si può dare a chi si trova in una condizione di prediabete o diabete conclamato è quindi quello di leggere con attenzione le informazioni riportate sull’etichetta nutrizionale, obbligatoria per legge per la maggior parte dei prodotti alimentari.
Porzioni e frequenza secondo le linee guida nazionali
Sul portale dell’Istituto Superiore della Sanità si ricorda che la piramide della dieta mediterranea elaborata dal Centro Interuniversitario Internazionale di Studi sulle Culture Alimentari Mediterranee consiglia alla popolazione adulta sana di consumare 3 porzioni giornaliere di latte e latticini (375 ml complessivi). Un tale livello di assunzione soddisfa circa il 50% del fabbisogno di calcio di un individuo adulto.
Non vi sono indicazioni diverse in presenza di prediabete o diabete, ma è consigliabile distribuire le tre porzioni nell’arco della giornata (125 ml di latte apportano circa 7 g di lattosio). Le versioni più ricche di grasso sono le migliori, sia perché sono più gustose (si tende quindi a evitare l’aggiunta di zuccheri) sia perché saziano maggiormente (e quindi si tende ad assumere minori quantità di carboidrati).
Non è necessario escludere latte e latticini dalla dieta dei diabetici
In sostanza, non ci sono evidenze che portino alla decisione di escludere il latte e i latticini dalla dieta di prediabetici e diabetici. In linea di massima, il consumo deve essere moderato e privo di zuccheri aggiunti.
Di fatto, il latte, in base alle linee guida alimentari, dovrebbe essere inserito in una sana alimentazione dato il suo contributo all’apporto di calcio, di vitamina B12 e di proteine ad alto valore biologico.
Detto questo, nei soggetti prediabetici e diabetici il controllo regolare della glicemia è fondamentale per valutare la risposta al regime alimentare che si sta seguendo e, in caso di dubbi, è necessario consultarsi con il proprio medico curante e con il proprio nutrizionista di fiducia che sapranno fornire adeguate informazioni al riguardo.

