Coltivazioni kiwi a rischio
Moria del kiwi, a settembre il gruppo di lavoro tecnico-scientifico
La moria del kiwi fa perdere dal 15 al 20% del raccolto nazionale. A settembre verrà istituito un gruppo di lavoro per la ricerca e le linee guida nella gestione di questo fenomeno, che mette a rischio la produzione di kiwi
La moria del kiwi sta facendo perdere dal 15 al 20% del raccolto nazionale. Un danno economico con perdite di produzione ingenti e la necessità di intervenire.
Il fenomeno, che danneggia la coltivazione di questo frutto, si è manifestato prima nel veronese e ora nell’area pontina.
Nella prossima riunione del Comitato Fitosanitario Nazionale, che si terrà nel mese di settembre, saranno esaminati gli ultimi aggiornamenti e verrà istituito uno specifico Gruppo di lavoro tecnico-scientifico per coordinare le attività di ricerca, definire le linee guida per la gestione della moria del kiwi, sulla base dei risultati emersi dalle attività di indagine tenutosi sui territori colpiti, e verificare le condizioni per individuare eventuali interventi mirati sul settore.
A renderlo noto è il Sottosegretario alle Politiche Agricole, Giuseppe L’Abbate, nel corso di una interrogazione parlamentare in Commissione Agricoltura al Senato.

Moria del kiwi, il fenomeno
La sindrome del kiwi si è manifestata già nel 2012 nell’area del basso veronese. Più di recente la moria del kiwi ha riguardato altre aree di coltivazione, soprattutto la provincia di Latina nel Lazio. Si tratta di una manifestazione molto complessa, che colpisce le piante di kiwi e causa avvizzimento, riduzione della pezzatura dei frutti, fino a compromettere le radici.
«Agli studi condotti sin dal 2012 in Veneto, si sono aggiunti quelli nel Lazio – ha dichiarato il Sottosegretario Giuseppe L’Abbate – Dall’esito degli studi finora condotti si sta delineando l’ipotesi per cui il fenomeno della moria è la conseguenza di più cause che insieme concorrono ad alterare la vitalità degli apparati radicali fino a comprometterne la funzionalità. L’adozione di nuove pratiche di coltivazione, come ad esempio la copertura delle piante per proteggerle dalla pioggia, sistemi di irrigazione a goccia, uso di portinnesti specifici e particolari lavorazioni dei terreni possono contribuire al miglioramento delle condizioni di coltivazione e alla conseguente regressione dei sintomi. Allo stesso tempo – prosegue L’Abbate – è indispensabile continuare nelle attività di ricerca con l’obiettivo di identificare con certezza le cause dei disseccamenti e definire una strategia per il contrasto del fenomeno. I risultati delle attività di indagine e degli approfondimenti scientifici sono costantemente esaminati nell’ambito del Comitato Fitosanitario Nazionale per delineare le più opportune strategie integrate di intervento e prevenzione da attuare sul territorio nazionale».
Kiwi, qualche numero
In Italia vengono prodotti oltre 5 milioni di quintali di kiwi con oltre 25mila ettari dedicati. Di questi, 9.500 nel solo Lazio, a cui segue l’Emilia-Romagna con 4.290, il Piemonte con 3.800 e il Veneto con più di 3.000 ettari.
Alcune stime delle associazioni di produttori ritengono che la moria del kiwi porti alla perdita del 15-20% delle piantagioni esistenti, con danni ingenti all’economia nazionale.

