Dopo il picco straordinario di marea da 187 centimetri che ha colpito Venezia, l’Amministrazione comunale ha presentato richiesta di stato di crisi alla Regione Veneto, ai fini della successiva dichiarazione dello stato di emergenza da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

“Tutti i cittadini e le imprese raccolgano materiale utile a dimostrare i danni subiti con fotografie, video, documenti o altro – invita il sindaco Luigi Brugnaro – nei prossimi giorni comunicheremo le modalità precise per la richiesta di contributo”.
Lo stato di cristi in cui si trova la città riapre la discussione sui cambiamenti climatici e gli interventi per arginare i danni. “Per proteggere le nostre città e salvare la vita delle persone serve un piano di adattamento al mutamento climatico, che tenga conto dei dati sull’accelerazione dei cambiamenti e delle previsioni sull’aumento dei fenomeni meteorologici estremi e dei loro impatti. Siamo ormai l’unico grande Paese europeo che non lo ha ancora approvato”, si legge in una nota di Legambiente.

I costi del dissesto idrogeologico

L’Italia, infatti, dal 1998 al 2018, ha speso secondo dati Ispra circa 5,6 miliardi di euro (300 milioni all’anno) in progettazione e realizzazione di opere di prevenzione del rischio idrogeologico. Tutto a fronte di circa 20 miliardi di euro spesi per “riparare” i danni del dissesto secondo dati del Cnr e della Protezione civile.

La posizione di Lazzaro, presidente Legambiente Veneto

“A Venezia, in particolare – commenta il presidente di Legambiente Veneto Luigi Lazzaro – serve una prevenzione diversa da quella che è stata realizzata: dalla metà degli anni 90 in poi gran parte delle risorse è stata destinata alla realizzazione del Mose, che tuttora non è terminato, considerandolo l’unico progetto necessario a scapito di altri possibili interventi, ma soprattutto di una pianificazione che tenesse conto delle previsioni sull’innalzamento delle acque. È inoltre un’opera progettata per risolvere un problema puntuale che, oltre ai cambiamenti climatici, non tiene conto neanche degli impatti che può generare a valle o a monte”.
“Il paradosso – aggiunge il vice presidente di Legambiente Edoardo Zanchini – è pensare che il Mose possa risolvere il problema dell’acqua alta a Venezia, quando sappiamo che è stato pensato e progettato prima che si prevedessero impatti climatici della portata di quelli che si stanno verificando”.

Scrive per noi

Silvia Biasotto
Silvia Biasotto
Sono quello che mangio. E sono anche quello scrivo, parafrasando Ludwig Feuerbach. Nella mia vita privata e nella mia professione ho sempre amato conoscere, sperimentare e scrivere di cibo. La sicurezza e la qualità alimentare sono le principali tematiche di cui mi occupo ad Help Consumatori oltre che la tutela del cittadino in generale. Una passione che mi accompagna in questa redazione sin dal 2005 quando sono giunta sulla tastiera di HC a seguito del tirocinio del primo Master universitario in tutela dei consumatori presso l’Università Roma Tre. E ovviamente la mia tesi fu sulla Sicurezza dei prodotti!

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