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Cambiamenti climatici e incendi, i roghi sono sempre più devastanti

L’Italia brucia. Come ogni anno, più di ogni anno. Gli incendi boschivi sono sempre più frequenti e sempre più dannosi. Dal 2000 al 2017 nel Mediterraneo è bruciata un’area equivalente a tre volte e mezzo la Sardegna.

La situazione dei roghi è destinata a peggiorare, perché i cambiamenti climatici causeranno sempre più spesso condizione meteorologiche estreme – tempeste di vento, siccità, ondate di calore – che hanno un impatto su boschi e foreste e predispongono la vegetazione a bruciare. C’è un collegamento fra cambiamenti climatici e incendi. E non in positivo.

 

 

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Incendi sempre più devastanti

«Dall’incendio scoppiato sul Gran Sasso a inizio mese, per il quale è stato chiesto lo stato di emergenza, ai roghi del palermitano, passando per Campania e Calabria, anche l’estate 2020 presenta il conto di aree boschive danneggiate o perdute a causa di incendi – denuncia Greenpeace – Negli ultimi anni il fenomeno degli incendi nel bacino mediterraneo si è intensificato, con roghi sempre più vasti e severi».

Ma quali sono le cause, cosa si può fare per arginare il fenomeno e qual è il legame fra incendi e cambiamenti climatici? A cercare di rispondere è il rapporto “Un Paese che brucia. Cambiamenti climatici e incendi boschivi in Italia” realizzato da Greenpeace in collaborazione con la Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale (SISEF).

Gli incendi in Italia

La situazione di incendi e roghi in Italia è allarmante. Il patrimonio forestale è minacciato da incendi sempre più frequenti e gravi. Coldiretti stima che solo questa estate ci siano estati oltre 600 interventi aerei per spegnere i roghi e che servano fino a 15 anni per ricostituire i boschi andati in fumo.

Ma il problema non è solo spegnere gli incendi, è anche concentrarsi sulla loro prevenzione. Negli ultimi quarant’anni, spiega Greenpeace, gli incendi boschivi hanno colpito in media 107 mila ettari all’anno e, solo dal 2000 al 2017, nel bacino mediterraneo le aree interessate da incendi sono state 8,5 milioni di ettari, un’area equivalente a circa tre volte e mezzo la Sardegna.

In generale, le principali cause sono «il progressivo abbandono di aree agricole e di pascolo; la mancanza di gestione del territorio; un approccio emergenziale, che si concentra principalmente sulla lotta agli incendi attivi piuttosto che sulla loro prevenzione; i cambiamenti climatici, sempre più impattanti».

 

 

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Cambiamenti climatici e incendi, il circolo vizioso

I cambiamenti climatici aggravano gli incendi.

«Da un lato, infatti, le foreste trattengono e assorbono carbonio, svolgendo quindi un ruolo determinante nel mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici – spiega Greenpeace – Dall’altro, l’aumento delle temperature medie annuali, l’alterazione delle precipitazioni e il verificarsi di eventi meteorologici estremi (per forza e frequenza) mettono a rischio funzionalità e salute delle foreste, diminuendone la capacità di fornire servizi ecosistemici, ed esponendole ulteriormente a tempeste, siccità e incendi sempre più frequenti».

I cambiamenti climatici aumentano la frequenza e la forza devastante degli eventi meteo estremi e questi rendono più fragili boschi e foreste, che diventano più vulnerabili agli incendi. Si attiva un circolo vizioso e il Mediterraneo è molto esposto a questo fenomeno.

«La regione mediterranea è particolarmente sensibile ai cambiamenti climatici e al verificarsi di fenomeni meteorologici estremi come ondate di calore, siccità, gelate precoci e tardive, tempeste – si legge nel report di Greenpeace – Si crea così un circolo vizioso: l’aumento delle temperature e la diminuzione delle precipitazioni aggrava l’impatto dei lunghi periodi di siccità sulle foreste mediterranee, mettendone a rischio funzionalità e salute, diminuendone la capacità di fornire servizi ecosistemici, ed esponendole ulteriormente a tempeste, siccità ed incendi sempre più frequenti».

Incendi, prevenzione e controllo

L’associazione chiede di puntare su controllo e prevenzione degli incendi. «Non possiamo continuare ad affrontare il fenomeno con un approccio unicamente emergenziale».

Lo studio raccomanda dunque di rafforzare la resistenza e resilienza degli ecosistemi forestali attraverso una migliore gestione del territorio; incentivare pratiche come la selvicoltura preventiva, soprattutto nelle zone dove abitazioni e aree naturali sono attigue; migliorare gli strumenti di raccolta dati, analisi e reportistica sugli incendi, attualmente insufficienti.

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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