riscaldamento globale

Se si prende come riferimento gli obiettivi dell’Accordo di Parigi sul clima e gli impegni assunti da qui al 2030, emerge che nessun paese ha raggiunto una performance climatica adeguata a contrastare in modo efficace i cambiamenti climatici in coerenza con il target di non superare 1,5° C di aumento della temperatura. E se si guarda alle prestazioni dell’Italia, emerge un passo indietro: il Paese infatti perde posizioni rispetto agli ultimi due anni e scende al 26° posto.

Questa la classifica sulle performance climatiche di 57 paesi, più l’Unione Europea nel suo complesso, che insieme rappresentano circa il 90% delle emissioni globali. La classifica è frutto del report Climate Change Performance Index 2020 presentato nei giorni scorsi da Germanwatch, CAN e NewClimate Institute e con la collaborazione di Legambiente per l’Italia.

«Le azioni messe in campo dall’Italia per fronteggiare la crisi climatica non sono sufficienti e appaiono inadeguate a dare piena attuazione agli obiettivi di lungo termine fissati nell’Accordo di Parigi», emerge dunque dal rapporto. L’Italia scende nella classifica sulla performance climatica dei principali paesi.

 

sos clima
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Climate Change Performance Index: Italia indietro

Ma come si arriva a questo ranking? Lo studio misura la performance climatica attraverso un indice, il Climate Change Performance Index (CCPI), che prende come parametro di riferimento gli obiettivi dell’Accordo di Parigi e gli impegni assunti al 2030. Il CCPI si basa per il 40% sul trend delle emissioni, per il 20% sullo sviluppo sia delle rinnovabili che dell’efficienza energetica e per il restante 20% sulla politica climatica.

Ecco dunque, come risultato, che l’Italia perde posizioni e scende al 26°posto rispetto al 23° dello scorso anno (e al 16° di due anni fa), nonostante una piccola riduzione delle emissioni (-1% nel 2018 rispetto all’anno precedente). A determinare il calo è soprattutto il rallentamento dello sviluppo delle fonti rinnovabili e una politica climatica nazionale ritenuta inadeguata per arrivare agli obiettivi di Parigi.

«La bozza del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) consente solo una riduzione delle emissioni al 2030 di appena il 37% – spiega Legambiente in una nota – Un passo indietro rispetto alla Strategia Energetica Nazionale (SEN) adottata nel dicembre 2017 che fissava un obiettivo del 42%. È, nel complesso, l’intera Unione europea, purtroppo, a fare quest’anno un notevole passo indietro, posizionandosi al 22° posto rispetto al 16° dello scorso anno, a causa della scarsa efficacia delle politiche nazionali che rischiano di compromettere il raggiungimento degli obiettivi al 2030 per clima ed energia. Infatti, secondo le recenti proiezioni dell’Agenzia europea dell’ambiente, il trend di riduzione delle emissioni al 2030 è di appena il 36%, inferiore all’inadeguato obiettivo attuale del 40%».

La classifica delle performance climatiche

Le prime tre posizioni della classifica mondiale non sono state attribuite perché nessuno dei paesi, evidenzia il report, ha raggiunto la performance necessaria per contrastare in maniera efficace i cambiamenti climatici in corso, in coerenza con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, e non superare la soglia critica di 1.5°C.

Si parte dunque dalla quarta posizione, dove si trova la Svezia, grazie a un’ambiziosa politica climatica e una continua crescita delle rinnovabili, seguita dalla Danimarca che fa un grande passo in avanti salendo di dieci posizioni rispetto allo scorso anno. Tra i paesi emergenti, l’India migliora la sua performance posizionandosi al 9° posto, grazie alle basse emissioni pro-capite e al considerevole sviluppo delle rinnovabili.

La Germania fa un piccolo passo in avanti posizionandosi al 23°posto. La Cina si piazza a metà classifica, al 30° posto, grazie ad una politica climatica più incisiva e all’ulteriore sviluppo delle rinnovabili, ma la scarsa performance nella riduzione delle emissioni e nell’efficienza energetica continuano ad avere un peso negativo sul suo ranking. A fondo classifica ci sono gli Stati Uniti (61° posto).

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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