Crimini ambientali, stretta del Parlamento europeo e sanzioni fino a 5% del fatturato (Foto di ATDS da Pixabay)

C’è la stretta del Parlamento europeo contro i crimini ambientali. Nuovi reati entrano nell’elenco, come il commercio illegale di legname e le gravi violazioni delle norme sulle sostanze chimiche, e sanzioni secondo il principio per cui “chi inquina paga”. Quanto? Fino al 5% del fatturato mondiale o fino a 40 milioni di euro se responsabile del crimine ambientale è un’impresa. Prevista la reclusione se il reato ambientale è commesso da una persona fisica o dal rappresentante di un’azienda.

Il Parlamento europeo ha approvato ieri in via definitiva (con 499 voti a favore, 100 contrarie e 23 astensioni) nuove norme e sanzioni per contrastare la criminalità ambientale, la nuova direttiva che era stata concordata con il Consiglio il 16 novembre 2023. La direttiva entrerà in vigore il ventesimo giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’UE. Gli Stati membri avranno poi due anni per recepire le norme nel diritto nazionale.

“Chi inquina paga”

«È giunto il momento che la lotta alla criminalità transfrontaliera assuma una dimensione europea, con sanzioni armonizzate e dissuasive che impediscano nuovi reati ambientali – ha detto il relatore per il Parlamento europeo Antonius MandersCon questo accordo, chi inquina paga. Ma non solo: è anche un enorme passo avanti nella giusta direzione. Qualsiasi dirigente d’impresa responsabile di provocare inquinamento, infatti, potrà essere chiamato a rispondere delle sue azioni, al pari dell’impresa. Con l’introduzione del dovere di diligenza, poi, non ci sarà modo di nascondersi dietro a permessi o espedienti legislativi».

Tra i nuovi reati ci sono il commercio illegale di legname, l’esaurimento delle risorse idriche, le gravi violazioni della legislazione dell’Ue in materia di sostanze chimiche, e l’inquinamento provocato dalle navi. Nella normativa sono stati inseriti anche i “reati qualificati”, vale a dire quelli che portano alla distruzione di un ecosistema e sono quindi paragonabili all’ecocidio, come gli incendi boschivi su vasta scala o l’inquinamento diffuso di aria, acqua e suolo.

I crimini ambientali commessi da persone fisiche e rappresentanti d’impresa saranno punibili con la reclusione, a seconda della durata, della gravità o della reversibilità del danno. Per i reati qualificati, il massimo è di 8 anni di reclusione, per quelli che causano la morte di una persona 10 anni e per tutti gli altri 5 anni.

I trasgressori dovranno risarcire il danno causato e ripristinare l’ambiente danneggiato. Ci saranno anche possibili sanzioni pecuniarie. Per le imprese l’importo dipenderà dalla natura del reato: potrà essere pari al 3 o 5% del fatturato annuo mondiale o, in alternativa, a 24 o 40 milioni di euro. Gli Stati membri potranno decidere se perseguire i reati commessi al di fuori del loro territorio.

 

Ecomafia 2023, Campania, Puglia e Sicilia le regioni con più reati ambientali
Ecomafia 2023, Campania, Puglia e Sicilia le regioni con più reati ambientali (Foto di Anna da Pixabay)

 

Legambiente: l’Italia recepisca subito la direttiva

“Una gran bella giornata”, ha commentato ieri il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani.

La direttiva europea sui crimini ambientali, spiega Ciafani, è «un passo importante a livello europeo per il contrasto e la lotta alle illegalità ambientali che consentirà di rafforzare nel nostro Paese quanto già previsto dal 2015 grazie all’introduzione dei delitti contro l’ambiente nel Codice penale. Anche per questa ragione l’Italia può dare il buon esempio, diventando il primo Stato europeo a recepire la nuova direttiva».

In Italia i delitti ambientali compaiono per la prima volta nel codice penale nel 2015 con la legge sugli ecoreati (68/2015). La legge sugli ecoreati introduce nuovi delitti ambientali quali inquinamento, disastro ambientale, traffico di materiale radioattivo, omessa bonifica e impedimento del controllo.

Legambiente ricorda gli ultimi dati del suo Rapporto Ecomafia 2023 relativi agli effetti della legge 68 sugli ecoreati. Nel 2022 le forze dell’ordine e le Capitanerie di porto hanno applicato per 637 volte i delitti contro l’ambiente, inseriti nel Codice penale grazie alla legge 68 del 2015, portando alla denuncia di 1.289 persone e a 56 arresti. Sono stati 115 i beni sottoposti a sequestro per un valore complessivo di 333.623.900 euro, in netta crescita rispetto ai 227 milioni di euro sequestrati l’anno prima. Il delitto più contestato è stato quello di traffico organizzato di rifiuti con 268 casi contro i 151 nel 2021, seguito da quello di inquinamento ambientale con 64 contestazioni. Dalla loro entrata in vigore a oggi, l’applicazione dei diversi ecoreati è scattata per 5.099 volte.


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