Tendenze clima ed energia, Italy for Climate: l’Italia paga i costi della crisi climatica (Foto di StockSnap da Pixabay)

L’Italia non sta ancora marciando a passo giusto sulla via della transizione energetica e paga i costi sempre più alti della crisi climatica. Le tendenze su clima ed energia che caratterizzano l’Italia nel 2024 evidenziano molte ombre e poche luci. Le insufficienze riguardano l’aumento degli eventi climatici estremi, la crescita del consumo di energia e una insufficiente riduzione delle emissioni di CO2.

Qualche dato positivo, ma non la promozione a pieni voti, viene invece dalle rinnovabili, dai processi di decarbonizzazione nel settore elettrico e dalla riduzione della dipendenza energetica. “I 10 key trend sul clima” è il rapporto presentato oggi da Italy for Climate in occasione della Giornata mondiale della Terra e fornisce una rappresentazione sintetica delle tendenze rilevanti in materia di clima ed energia che hanno caratterizzato l’Italia lo scorso anno.

Crisi climatica, oltre 3600 eventi meteo estremi

Se si guarda al primo punto, quello sulla crisi climatica, emerge uno dei dati peggiori. Crescono infatti gli eventi climatici estremi, nuovo record in Italia, con 3.631 eventi, un valore triplicato rispetto al 2018, con ben 1,600 episodi di piogge intense. C’è anche un nuovo record per la temperatura, che ha raggiunto un aumento di +1,5 °C rispetto alla media 1991-2020, contro il +0,65 °C su scala globale.

Un altro dato negativo, evidenziato dal Rapporto, è il taglio molto contenuto delle emissioni di gas serra, pari a circa -2,3% (era -6,5% nel 2023) mentre i consumi energetici tornano ad aumentare. L’aumento dei consumi di energia è trainato dai trasporti e dagli edifici.

Per Italy for Climate “l’unico ambito della transizione energetica su cui si può promuovere – ma non a pieni voti – l’Italia nel 2024 resta quello delle rinnovabili, con eolico e solare che insieme hanno raggiunto +7,5 GW di nuovi impianti installati, un salto in avanti rispetto ai 5,7 GW del 2023 ma ancora lontano dagli oltre 10 GW all’anno che sarebbero necessari per conseguire i target 2030. E proprio grazie alla crescita delle rinnovabili degli ultimi tre anni, rinnovabili che nel 2024 hanno rappresentato il 49% della produzione nazionale. L’Italia ha tagliato in due anni appena di 7 punti percentuali la dipendenza energetica dall’estero (passata dal 79% del 2022 al 72% nel 2024) riducendo così le importazioni dei costosi combustibili fossili”.

Dopo un 2023 che aveva dato segnali positivi, grazie a un taglio delle emissioni di gas serra in linea con gli obiettivi nazionali di decarbonizzazione, i principali trend climatici ed energetici del 2024 non sono dunque positivi.

«Dopo il forte taglio delle emissioni di gas serra dello scorso anno, la frenata dell’Italia del 2024 -con una riduzione stimata solo intorno al 2%- preoccupa molto. Anche perché i settori che aumentano le emissioni (trasporti ed edifici) sono quelli affidati alle misure nazionali, fuori dalla regolazione europea ETS per i grandi impianti – ha dichiarato Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile – Negli edifici, dopo il blocco per i costi insostenibili del superbonus del 110%, non è stata adottata alcuna una nuova misura, più ragionevole ed efficace, necessaria e possibile, per promuovere il risparmio delle bollette e delle emissioni. Nei trasporti si sentono solo richieste di rinvio delle misure di decarbonizzazione, continuando a puntare su una propaganda a favore delle auto a benzina e diesel e di freno delle auto elettriche, con pochi investimenti anche per la mobilità collettiva e ciclo-pedonale. Noto che sia l’edilizia, sia il settore auto sono anche quelli più colpiti dalla crisi. Non dovrebbe sorprendere perché rallentare la decarbonizzazione oggi significa anche frenare innovazione, investimenti e sviluppo».

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