Crollo del ghiacciaio Birch, Legambiente: “Campanello d’allarme per i territori alpini” (Foto Pixabay)
Crollo del ghiacciaio Birch, Legambiente: “Campanello d’allarme per i territori alpini”
In Svizzera gran parte del ghiacciaio Birch è crollato e ha sepolto sotto neve, ghiaccio, fango e detriti il villaggio di Blatten, che era stato evacuato nei giorni scorsi. Legambiente: “Il crollo del ghiacciaio è un campanello d’allarme per tutti i territori alpini”
Gran parte del ghiacciaio Birch, in Svizzera, è crollato ieri pomeriggio trascinando a valle milioni di tonnellate di ghiaccio, frango, terra, detriti, neve e roccia, che hanno sepolto il villaggio di Blatten, nel cantone svizzero del Vallese. Il villaggio era stato evacuato il 19 maggio per l’imminente pericolo e per lo sgretolamento di una cresta (il ghiacciaio era infatti monitorato). Il crollo ha causato anche un sistema di magnitudo 3,1 sulla scala Richter, oltre a bloccare il fiume sottostante.
Le immagini sono impressionanti. E rappresentano un nuovo allarme sulle conseguenze della fusione dei ghiacciai in atto su tutto l’arco alpino.
🚨🇨🇭🏔️ ALERTE INFO – Un énorme effondrement du glacier de Birch s’est produit ce mercredi après-midi à Blatten (VS), dans le Lötschental. L’éboulement a recouvert le village et la rivière Lonza est complètement bouchée. (RTS) pic.twitter.com/o7E3DHrziH
— SuisseAlert (@SuisseAlert) May 28, 2025
Legambiente: serve una governance europea dei ghiacciai
Legambiente da sei anni monitora i ghiacciai in Italia e all’estero con la sua campagna Carovana dei ghiacciai.
«Il crollo del ghiacciaio Birch, avvenuto ieri sopra il villaggio alpino di Blatten (Lötschen), nel Canton Vallese, – commenta Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – rappresenta un campanello d’allarme per tutti i territori alpini e richiama con forza l’urgenza di rafforzare le politiche di mitigazione e di adattamento alla crisi climatica nelle aree montane, ma anche nei territori a valle».
«Per contrastare una crisi climatica che corre veloce e che non conosce confini, – prosegue Zampetti – servono azioni urgenti e immediate e una governance europea dei ghiacciai con una maggiore cooperazione internazionale tra ricercatori, società civile e istituzioni insieme a campagne di informazione e sensibilizzazione, da affiancare ai preziosi monitoraggi in quota che nel caso del ghiacciaio Birch hanno permesso di prendere misure precauzionali evacuando la popolazione locale e il bestiame già il 19 maggio. Secondo gli ultimi studi scientifici l’Europa Centrale, con Alpi e Pirenei, si stanno riscaldando a una velocità circa doppia rispetto al resto del mondo e fenomeni come fusioni dei ghiacciai, frane e colate detritiche sono in aumento. Per questo è urgente intervenire al più presto come ci ricorda anche l’Onu nell’anno internazionale dei ghiacciai e su cui non sono ammessi più ritardi».
Il ritiro dei ghiacciai causa instabilità crescente; frane e alluvioni sono sempre più frequenti e coinvolgono spesso anche le valli. Nella sua campagna Carovana dei ghiacciai del 2024 (che sarà rinnovata anche quest’anno) l’associazione ha evidenziato le conseguenze e la rapidità del ritiro dei ghiaccia. Fra i giganti bianchi più in sofferenza nel 2024 c’è ad esempio l’Adamello, che ha registrato una perdita di spessore nel settore frontale di 3 metri ed effetti della fusione fino a 3100 metri di quota. È preoccupante anche l’aumento degli eventi meteo estremi in quota: 146 quelli registrati lo scorso anno sull’arco alpino.

