Cittadinanzattiva: per il 75% dei consumatori lo spreco alimentare aumenterà le disuguaglianze
Nutrizione sostenibile, Cittadinanzattiva: per il 75% dei consumatori lo spreco alimentare aumenterà le disuguaglianze
Preoccupati dell’ambiente, convinti delle conseguenze negative dello spreco alimentare, consapevoli di poter fare la differenza ma ancora con carenze informative: così i consumatori italiani secondo l’indagine su nutrizione sostenibile e lotta agli sprechi realizzata da Cittadinanzattiva
Nutrizione sostenibile e lotta gli sprechi sono sempre più centrali per i consumatori. Il Pianeta consuma più risorse di quante non riesca a rigenerare – in Italia quest’anno l’overshoot day è caduto il 6 maggio, ora siamo in debito ecologico – e l’importanza della sostenibilità e della lotta agli sprechi all’interno della filiera alimentare, dalla produzione al consumo, è sempre più diffusa. L’attenzione alla sostenibilità alimentare è cresciuta, spinta dalla consapevolezza dell’impatto ambientale e sociale del sistema agroalimentare. I consumatori pensano di poter fare la differenza ma manca loro anche molta informazione.
In Italia come in altri Paesi “sebbene ci sia una crescente consapevolezza dell’importanza di adottare pratiche alimentari sostenibili, esistono significative differenze negli orientamenti dei consumatori, influenzate da fattori psicologici, socio-demografici e culturali”. Alcuni sono più attivi, partecipi e coinvolti, altri risultano “disingaggiati”. Il contesto evidenzia anche che “gli attuali modelli alimentari europei risultano insostenibili: eccessivo il consumo di carni rosse, zuccheri e grassi, insufficiente quello di frutta, verdura e cereali integrali”.
In questo scenario si inserisce il progetto “Nutrizione sostenibile e lotta agli sprechi”, promosso da Cittadinanzattiva” (con il supporto non condizionante di Unione Italiana Olio di Palma Sostenibile) che intende aumentare la consapevolezza dei consumatori sull’alimentazione sostenibile e sulla lotta allo spreco alimentare. E il focus sullo spreco alimentare restituisce preoccupazioni e impegno dei consumatori.

Spreco alimentare, rischi disuguaglianze e minaccia per il futuro
La preoccupazione ambientale è diffusa fra i cittadini intervistati nell’indagine di Cittadinanzattiva.
Il 61% si dichiara preoccupato per le tematiche ambientali. Nel dettaglio, poi, l’88% pensa che l’uomo stia abusando gravemente dell’ambiente e il 75% ritiene che, continuano in questo modo, si andrà incontro a una “grande catastrofe ecologica” – a fronte di un 31% del campione la cui risposta è che “la cosiddetta “crisi ecologica” che l’uomo si trova ad affrontare è stata notevolmente esagerata”.
Il 75% dei consumatori ritiene che lo spreco alimentare aumenterà le disuguaglianze, il 72% che diventerà una seria minaccia per l’umanità, il 70% ritiene che raggiungerà un punto critico nel prossimo futuro. I consumatori sono dunque preoccupati delle conseguenze dello spreco alimentare in termini di disuguaglianze e impatto sul futuro.
Solo il 18% degli intervistati ha sentito parlare di upcycled food (cibo realizzato con sottoprodotti alimentari, come la polpa di frutta residua dei succhi per creare snack o farine) e sa di cosa si tratta mentre solo il 33 % sarebbe predisposto ad acquistarli. Il 24% dà una risposta negativa mentre il 43% semplicemente non lo sa.
Ma quali comportamenti anti-spreco adottano i consumatori? I cittadini intervistati dichiarano di prestare attenzione alle date di scadenza dei cibi consumando quelli che sono in procinto di scadere (63%), di valutare accuratamente le quantità di cibo da cucinare per evitare sprechi (49%) e di acquistare solamente il necessario al supermercato (42%).
La maggior parte dei consumatori (74%) ritiene di avere un ruolo chiave nella lotta contro lo spreco alimentare. Inoltre, prosegue l’indagine, il 73% crede che il consumatore possa influenzare direttamente l’impatto ambientale di un prodotto alimentare e svolgere un ruolo attivo nel determinare le caratteristiche dei prodotti offerti, attraverso le proprie scelte di consumo. Tuttavia, il 47% si percepisce come un consumatore passivo.

La conoscenza dei temi alimentari
Una batteria di domande riguarda il regime alimentare e la conoscenza dei temi relativi all’alimentazione. Il 45% dei partecipanti all’indagine ritiene di essere molto informato relativamente all’alimentazione (gli item riguardano temi quali la riduzione dello spreco alimentare, lo smaltimento degli imballaggi, la valutazione delle caratteristiche nutrizionali e la capacità di riconoscere marketing o pubblicità fuorvianti). Il 54% dichiara di avere un regime alimentare sostenibile, percentuale che aumenta fra i cittadini attivi mentre diminuisce fra coloro che sono meno ingaggiati. Tuttavia, il 13% non ha intenzione di cambiare il proprio regime alimentare considerato non sostenibile.
Interrogati sulla dieta sostenibile, per la maggior parte del campione (42%) adottare una dieta sostenibile significa fare attenzione alle caratteristiche nutrizionali del cibo che si consuma. A seguire, il 36% associa la dieta sostenibile all’acquisto del cibo necessario mentre il 34% al prediligere prodotti a basso impatto ambientale. I cittadini attivi dichiarano che una dieta sostenibile è possibile se si evitano cibi prodotti da allevamenti intensivi (39%), si prediligono i prodotti a km0 (37%) e prodotti che rispettino i principi etici e sociali (24%).
Ci sono però anche carenze informative: il 79% dei consumatori, la grande maggioranza, non sa quale sia la corretta ripartizione calorica in una dieta bilanciata (le calorie devono essere apportate per il 55% da carboidrati, il 30% da grassi e il 15% da proteine).
Cosa è il greenwashing?
Un altro risultato da evidenziare riguarda il legame fra consumatori e comunicazione. Solo il 45% degli intervistati dichiara di aver sentito parlare di greenwashing, mentre la maggioranza (55%) non ne ha mai sentito parlare.
Nella scelta degli alimenti gli italiani si affidano soprattutto a provenienza Made in Italy (73%), data di scadenza (70%) e lista degli ingredienti (70%). Ma spesso nutrono dubbi: il 40% dei consumatori dichiara di aver spesso dubitato della veridicità di un messaggio pubblicitario relativo a un prodotto alimentare. I principali dubbi riguardano le caratteristiche salutistiche del prodotto (60%) e le affermazioni sull’impatto ambientale (42%). Il 27% dichiara di non riuscire a trovare le informazioni cercate in caso di dubbi, il 31% non effettua verifiche perché non sa dove reperire le fonti.

