Sicurezza stradale, appelli per l’esodo 2024: responsabilità alla guida (Foto Pixabay)
Diesel Euro 5: stop rinviato di un anno nelle regioni del Nord
Niente blocco alla circolazione dal 1° ottobre 2025: l’emendamento al decreto Infrastrutture concede una proroga fino al 2026 e modifica i criteri per i divieti
La stretta sulla circolazione delle auto diesel Euro 5, prevista inizialmente per il 1° ottobre 2025, è stata rinviata di un anno. L’emendamento approvato dalle Commissioni Ambiente e Trasporti della Camera al decreto legge Infrastrutture sposta lo stop al 1° ottobre 2026, attenuando inoltre le condizioni previste: il divieto interesserà solo i Comuni con più di 100mila abitanti, e non più quelli sopra i 30mila, come indicato originariamente nel decreto legge n. 121 del 2023.
Un cambiamento atteso
Il provvedimento nasceva da due sentenze della Corte di giustizia dell’Unione europea, che obbligavano Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna ad aggiornare i propri piani di qualità dell’aria, anche con limitazioni alla circolazione. Il rinvio, anticipato da diversi segnali politici, dà quindi un altro anno di respiro a centinaia di migliaia di automobilisti, soprattutto residenti nei centri urbani di piccole e medie dimensioni, che potranno continuare a usare i propri veicoli senza limitazioni immediate.
Flessibilità e misure alternative
L’emendamento introduce anche una maggiore flessibilità per le Regioni, che potranno, anche dopo il 2026, escludere le auto Euro 5 dalle limitazioni, a condizione che adottino misure compensative equivalenti per abbattere l’inquinamento. Allo stesso tempo, viene lasciata facoltà di anticipare il blocco, se le singole amministrazioni lo riterranno necessario, in base alle condizioni locali della qualità dell’aria.
Il caso Roma: situazione ancora aperta
Diversa la situazione a Roma, dove la normativa vigente stabilisce già il divieto per i diesel Euro 5 all’interno della fascia verde a partire dal 1° novembre 2025 e fino al 30 marzo, insieme ai veicoli a benzina fino a Euro 2. Il piano regionale per il risanamento dell’aria, confermato di recente dalla Commissione Agricoltura e Ambiente del Lazio, prevede però che i Comuni possano applicare misure alternative equivalenti.
La Capitale, dunque, potrà decidere se bloccare davvero i circa 130mila veicoli Euro 5 presenti sul territorio, oppure se introdurre soluzioni alternative per ottenere comunque una riduzione dell’inquinamento atmosferico. Una scelta che sarà cruciale nei prossimi mesi, anche per gli effetti economici e sociali che comporterebbe il fermo forzato di una così ampia quota del parco circolante.
In attesa di decisioni locali
In sintesi, mentre il quadro normativo nazionale si allenta, spetterà ora alle Regioni e ai Comuni decidere come e quando applicare le nuove misure. Il rinvio al 2026 dà tempo per pianificare, ma non annulla l’obbligo di agire per migliorare la qualità dell’aria, in linea con gli impegni assunti a livello europeo. I diesel Euro 5, dunque, sono salvi per ora, ma la questione resta aperta.

