Emergenza climatica, IPCC: serve un'azione urgente per garantire un futuro vivibile per tutti

Emergenza climatica, IPCC: serve un'azione urgente per garantire un futuro vivibile per tutti (foto Pixabay)

Non c’è più tempo da perdere per fronteggiare l’emergenza climatica. È l’allarme lanciato dagli scienziati dell’IPCC (il Panel Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici) con l’ultimo rapporto pubblicato ieri.

L’aumento del riscaldamento – sottolineano gli esperti – comporta una rapida escalation degli eventi meteorologici estremi: ondate di calore più intense, precipitazioni più violente e altri fenomeni, che aumentano ulteriormente i rischi per la salute umana e gli ecosistemi. A questi eventi si aggiungono l’insicurezza alimentare e idrica legata al clima, destinata ad aumentare con l’aumento del riscaldamento. Inoltre – affermano – quando i rischi si combinano con altri eventi avversi, come pandemie o conflitti, diventano ancora più difficili da gestire.

Come dichiarato da Aditi Mukherji, uno dei 93 autori di questo Rapporto, “Quasi la metà della popolazione mondiale vive in regioni altamente vulnerabili ai cambiamenti climatici. Nell’ultimo decennio, i decessi per inondazioni, siccità e tempeste sono stati 15 volte superiori nelle regioni altamente vulnerabili”.

Il Rapporto sottolinea anche come le opzioni per ridurre le emissioni di gas serra e adattarsi ai cambiamenti climatici causati dall’uomo siano fattibili, efficaci e già disponibili.

“L’integrazione di un’azione climatica efficace ed equa non solo ridurrà le perdite e i danni per la natura e le persone, ma fornirà anche benefici più ampi”, ha dichiarato il presidente dell’IPCC Hoesung Lee.

“Serve, quindi, un’azione accelerata di adattamento ai cambiamenti climatici – sottolineano gli esperti -. Per contenere il riscaldamento entro 1,5°C al di sopra dei livelli preindustriali, è necessario ridurre le emissioni di gas serra in tutti i settori in modo profondo, rapido e significativo. Le emissioni dovrebbero già diminuire e dovranno essere ridotte di quasi la metà entro il 2030, se si vuole limitare il riscaldamento a 1,5°C”.

Emergenza climatica, come favorire lo sviluppo sostenibile

Secondo quanto affermato nel Rapporto IPCC “il capitale globale è sufficiente per ridurre rapidamente le emissioni di gas serra se si riducono le barriere esistenti. Pertanto richiama l’attenzione sull’importanza di aumentare i finanziamenti agli investimenti per il clima, per raggiungere gli obiettivi climatici globali.

 

Fonte Pixabay

 

Non bisogna dimenticare, inoltre, che clima, ecosistemi e società sono interconnessi. Secondo gli scienziati, quindi, una conservazione efficace ed equa di circa il 30-50% del suolo terrestre, delle acque dolci e dell’oceano Terra contribuirà a garantire un pianeta sano. Ed anche le aree urbane offrono un’opportunità su scala globale per un’azione sul clima che contribuisca allo sviluppo sostenibile.

Allo stesso modo, anche i cambiamenti nel settore alimentare, nel settore dell’energia elettrica, nei trasporti, nell’industria, negli edifici e nell’uso del territorio possono ridurre le emissioni di gas serra. E possono anche rendere più facile per le persone condurre stili di vita a basse emissioni di carbonio, migliorando così anche la salute e il benessere. “Una migliore comprensione delle conseguenze del consumo eccessivo – spiega il Rapporto – può aiutare le persone a fare scelte più consapevoli”.

Legambiente: invertire la rotta

Per Legambiente emerge una buona notizia dal Rapport IPCC, ossia che siamo ancora in tempo per contenere il surriscaldamento del pianeta entro la soglia critica di 1.5°C; ma occorre un’immediata inversione di rotta per fronteggiare l’emergenza climatica.

“Le politiche climatiche messe in campo dai governi sino ad ora ci portano pericolosamente verso un aumento della temperatura media globale di quasi 3°C entro la fine del secolo – osserva il Presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani. – Il rapporto su questo è chiaro. L’obiettivo di 1.5°C è ancora raggiungibile. Non vi sono ostacoli tecnologici o finanziari. È solo una questione di volontà politica”.

L’associazione ambientalista spiega, quindi, che “l’Europa deve ridurre le sue emissioni di almeno il 65% rispetto al 1990 per contribuire a contenere le emissioni globali entro la soglia critica di 1.5°C“. Ed anche “l’Italia deve fare la sua parte con la revisione del PNIEC, in linea con l’obiettivo di 1.5°C”.

“L’Italia – spiega Mauro Albrizio, responsabile ufficio europeo di Legambiente – può centrare l’obiettivo climatico del 65% grazie soprattutto al contributo delle rinnovabili. Secondo Climate Analytics, nel nostro Paese è possibile raggiungere almeno il 60% nel mix energetico e fino al 90% nel mix elettrico entro il 2030. E arrivare al 100% di rinnovabili nel settore elettrico già nel 2035, creando così le condizioni per arrivare alla neutralità climatica ben prima del 2050. Una scelta già fatta dalla Germania, che si è impegnata a raggiungere la neutralità climatica entro il 2045 con il 100% di produzione elettrica rinnovabile entro il 2035”.


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