Emergenza microplastiche: gli studi di ENEA con Cnr, Goletta dei Laghi e Legambiente

Emergenza microplastiche: gli studi di ENEA con Cnr, Goletta dei Laghi e Legambiente (Fonte immagine: Pixabay)

“Accendere un faro” sulle microplastiche nei laghi italiani, le comunità microbiche che ne colonizzano la superficie e valutare i rischi per gli ecosistemi, le specie ittiche e la salute: questo l’obiettivo di tre studi condotti da un team di ricercatori di ENEA e Cnr, in collaborazione con Goletta dei Laghi e Legambiente, diffusi in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente.

Ambiente e microplastiche, acqua dolce a rischio

Gli studi – spiega ENEA in una nota – si inseriscono nel più ampio contesto delle attività a tutela delle risorse idriche superficiali. Infatti, malgrado l’acqua ricopra quasi il 70% del nostro pianeta, quella dolce superficiale, maggiormente utilizzata per i diversi usi antropici, rappresenta solo l’1,2% del totale. Una piccola percentuale necessaria per sostenere e nutrire 7,9 miliardi di persone, ma sempre più a rischio.

Secondo le stime dell’ONU (The State of Climate Services 2021: Water), infatti, entro il 2050 saranno oltre 5 miliardi gli esseri umani a rischio di carenza di acqua pulita, a causa di continui prelievi, inquinamento, cambiamento climatico, contaminazioni da metalli pesanti, sostanze tossiche ed anche in misura crescente microplastiche.

Per queste motivazioni, a partire dal 2016, ENEA, in collaborazione con Legambiente, ha intrapreso un percorso di analisi, monitoraggio e studio del fenomeno delle microplastiche nei laghi, le microparticelle di plastica inferiori a 5 mm, presenti in modo diffuso e in stretta relazione con gli elementi naturali presenti in ciascun ecosistema.

Le indagini

Come spiegato da Maria Sighicelli del Laboratorio Biodiversità e Servizi ecosistemici di ENEA, le indagini realizzate con Legambiente nei laghi Maggiore, Iseo e Garda hanno evidenziato un’abbondanza di microplastiche media per km2 rispettivamente di 39 mila, 40 mila e 25 mila, simili a quelli riscontrati in alcuni grandi laghi americani e in alcuni laghi svizzeri”.

In particolare, le analisi hanno mostrato la presenza dominante di frammenti (circa il 74%), di palline di polistirolo (quasi il 20% del totale) di polietilene (45%) e polipropilene (15%), con concentrazioni più elevate in prossimità di input fluviali e restringimenti del bacino idrico.

Nelle successive campagne si è aggiunta la collaborazione dell’Istituto di Ricerca sulle Acque (IRSA) del Cnr di Roma (IRSA-CNR) per lo studio dei biofilm associati alle microplastiche, la cosiddetta platisfera, cioè l’insieme delle comunità microbiche che ne colonizzano la superficie. Oltre ad alcuni dei laghi subalpini, quali Iseo, Como, Maggiore e Garda, sono stati indagati il Trasimeno in Umbria e quelli di Bracciano e di Paola nel Lazio.

 

microplastiche

 

“Attraverso tecniche di biologia molecolare e di microscopia a scansione laser, che hanno indagato la diversità e la struttura della plastisfera, è stata definita la composizione microbica della componente batterica di queste comunità, da cui è risultato che differisce fortemente da quella delle comunità planctoniche e che dipende principalmente dal lago campionato – afferma Francesca Di Pippo dell’IRSA-CNR di Roma. – Vi sono, inoltre evidenze del ruolo chiave di alcune specie, che costituiscono il ‘core’ di queste comunità, e che sono caratteristiche di biofilm presenti in molti ambienti acquatici. Inoltre, è stata evidenziata la presenza di batteri coinvolti nei processi di biodegradazione delle plastiche“.

Sono ancora in corso, invece, alcuni studi volti alla comprensione dei meccanismi di adesione dei microrganismi alle microplastiche, dei processi di biodegradazione e del ruolo delle microplastiche come veicolo di trasporto e di diffusione di geni di resistenza agli antibiotici, di microrganismi patogeni e/o microalghe tossiche per gli organismi acquatici e per l’uomo.

I rischi per la salute delle specie ittiche e per l’uomo

Infine il terzo studio, condotto da un team di ricerca ENEA con l’IRSA-CNR di Verbania, ha consentito di valutare i potenziali rischi della presenza delle microplastiche per la salute delle specie ittiche e, attraverso il loro consumo, per l’uomo. In particolare, sono stati raccolti dati sull’ingestione di microplastiche da parte del pesce persico (Perca fluviatilis), una delle specie d’acqua dolce più diffusa e commercialmente sfruttata.

Come spiegato da Silvia Galafassi dell’IRSA-CNR di Verbania, dai laghi di Garda, Como, Orta e Maggiore sono stati prelevati 80 esemplari di pesce persico, per quantificare e analizzare le microplastiche presenti nel tratto gastrointestinale tramite analisi chimiche e morfometriche.

Nell’86% degli individui – spiega Galafassi – abbiamo trovato frammenti di derivazione antropica, con medie più basse nel lago di Como (1.24 ± 1.04) e più alte nel lago di Garda (5.59 ± 2.61). I polimeri più frequentemente trovati sono quelli che hanno largo impiego nell’industria – polipropilene, polietilene tereftalato (PET), poliammide e policarbonato; inoltre nei pesci con un maggiore contenuto di microplastiche è stata riscontrata una più bassa frequenza di alimentazione, effetto che evidenzia come le microplastiche interferiscano direttamente con l’attività predatoria del pesce persico, come già evidenziato per altre specie”.


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