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Inquinamento in Italia e lockdown

Il lockdown ha fermato il traffico stradale. Con le auto bloccate è venuta meno una quota consistente di emissioni. Che impatto ha avuto tutto questo sulla qualità dell’aria e sull’inquinamento atmosferico? C’è stata una significativa riduzione dei livelli di biossido di azoto ma non delle concentrazioni di polveri sottili.

Il risultato viene da uno studio dell’Istituto di bioeconomia del CNR, pubblicato su Environmental Pollution, che ha preso in considerazione i livelli di inquinamento atmosferico di sei città tra le più popolate d’Italia caratterizzate da differenti condizioni climatiche: Milano, Bologna, Firenze, Roma, Napoli e Palermo.

 

 

emergenza smog
L’emergenza smog è cronica

 

Inquinamento atmosferico, fenomeno complesso

La riduzione dell’inquinamento dell’aria che ci si poteva attendere in condizioni tanto particolari – l’abbattimento del traffico urbano dal 48% al 60% nelle grandi città – in realtà segue percorsi complessi.

«Questo studio ha confermato la natura complessa dell’inquinamento atmosferico – si legge nelle conclusioni della ricerca – Anche quando un fattore determinante delle emissioni inquinanti è chiaramente isolato e controllato, si dovrebbe tenere conto della forte non linearità dei processi atmosferici e del ruolo preminente svolto dalle condizioni meteorologiche nella formazione e rimozione dell’inquinamento».

Lo studio ha dimostrato che, almeno nei paesi sviluppati, il divieto radicale di traffico esteso per circa due mesi a tutto il paese ha ridotto significativamente solo i livelli di NO2 (biossido di azoto). Un’influenza minore c’è stata invece sulla concentrazione di Pm2,5 e di Pm10, sulle quali di solito si interviene con azioni di limitazione del traffico in città.

«Piuttosto che azioni temporanee, come il lockdown del 2020, sono necessarie azioni stabili e permanenti per ridurre le emissioni nell’atmosfera in tutte le categorie pertinenti in un vero sforzo di decarbonizzazione, per ottenere benefici significativi sulla qualità dell’aria e sulla salute pubblica».

Blocco del traffico e inquinamento

Il blocco del traffico stradale durante il lockdown ha offerto un’opportunità senza precedenti per valutare l’impatto della riduzione di emissioni sull’inquinamento e sulla qualità dell’aria.

Lo studio del CNR, sintetizza una nota, «ha messo in evidenza come i due mesi di blocco del traffico urbano esteso all’intero territorio nazionale abbiano determinato una significativa riduzione dei soli livelli di biossido di azoto (NO2); le concentrazioni di polveri sottili (PM2.5 e PM10) si sono ridotte in misura minore, mentre quelle di ozono (O3) sono rimaste invariate o addirittura aumentate».

Lo scenario selezionato ha messo a confronto periodi di tempo comparabili dal punto di vista meteo. Spiega Giovanni Gualtieri, ricercatore Cnr-Ibe e coordinatore del progetto: «Sono state utilizzate misure meteo e di NO2, O3, PM2.5 e PM10 derivate da 58 stazioni meteorologiche e di qualità dell’aria, mentre la mobilità del traffico è stata derivata da big data a scala comunale. I livelli di NO2 sono notevolmente diminuiti in tutte le aree urbane (da ‒24.9% a Milano a ‒59.1% a Napoli), in misura approssimativamente proporzionale ma inferiore alla riduzione del traffico. Al contrario, le concentrazioni di O3 sono rimaste invariate o addirittura aumentate (fino al 13.7% a Palermo e al 14.7% a Roma), probabilmente a causa del ridotto consumo di O3 dovuto alle minori emissioni di monossido di azoto (NO) dei veicoli».

Inquinamento e polveri sottili

«Il PM10 ha mostrato riduzioni fino al 31.5% (Palermo) e aumenti fino al 7.3% (Napoli), mentre il PM2.5 ha mostrato riduzioni del 13–17% controbilanciate da aumenti fino al 9%», ha detto Gualtieri.

Qui probabilmente influiscono il maggiore uso del riscaldamento domestico e l’aumento delle attività agricole.

Con questo studio, conclude il Cnr, è stata confermata la natura complessa che caratterizza l’inquinamento atmosferico. «Emerge la necessità di sforzi costanti di decarbonizzazione in tutti i settori emissivi per apportare un miglioramento concreto alla qualità dell’aria e alla salute pubblica».

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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