Mare, aumentano i reati contro le coste. Cemento illegale la prima minaccia (Foto Catherine Sheila per Pexels)
Mare, aumentano i reati contro le coste. Cemento illegale la prima minaccia
Nel 2024 è boom di aggressioni contro mare e coste d’Italia, fra cemento illegale, reati legati all’inquinamento, pesca irregolare. Report Mare Monstrum di Legambiente
Cresce l’aggressione illegale al mare e alle coste d’Italia. Il cemento illegale rappresenta la prima minaccia, con oltre 4 reati su dieci, seguito dal ciclo illegale dei rifiuti e dall’inquinamento, a loro volta in crescita di oltre il 24% in un anno. L’aggressione illegale al mare e alle coste conta, fra reati e illeciti amministrativi insieme, 69.753 violazioni, con una media di 9,5 per km di costa, uno ogni 105 metri.
Mare Monstrum, 2024 annus horribilis
Il 2024 è stato un “annus horribilis per le coste e i mari italiani, con un boom dell’aggressione illegale”, denuncia Legambiente nel suo report “Mare Monstrum” 2025, elaborato su dati delle forze dell’ordine e delle Capitanerie di porto e diffuso alla vigilia del quindicesimo anniversario dell’omicidio del sindaco pescatore di Pollica (SA) Angelo Vassallo.
Nel 2024 sono stati ben 25.063 i reati accertati dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto, +9,2% rispetto al 2023. La metà,12.663 (il 50,5%), è stato nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa.
In particolare, anche quest’anno la Campania prima in classifica con 4.208 illeciti penali, poi Sicilia (3.155), Puglia (2.867) e Calabria (2.433). Al quinto posto il Lazio (1.696 reati) e al sesto la Toscana (1.687).
Aumentano poi gli illeciti amministrativi: se ne contano 44.690, +21,4% rispetto al 2023.

Cemento illegale e inquinamento i primi reati
Primeggiano i reati relativi al ciclo illegale del cemento, a cominciare da quelli legati all’abusivismo edilizio, (10.332, +0,7% rispetto al 2023), che rappresentano il 41,2% del totale di quelli accertati nel 2024. L’aumento maggiore c’è per i reati legati all’inquinamento, dalla mala depurazione al ciclo illegale dei rifiuti, con 7.925 reati (+24,4% rispetto al 2023). Aumentano anche le violazioni del Codice di navigazione e nautica da diporto, anche in aree protette, con 2.253 reati (+9,4% rispetto al 2023) e la pesca illegale con 4.553 reati (+6,7% rispetto al 2023).
Nel 2024 aumentano le persone denunciate (26.902, +5,3% rispetto al 2023) e i sequestri (+1,3%). Diminuiscono invece gli arresti (-33,8% rispetto al 2023) e le sanzioni amministrative (-19,6%). Rapportando reati e illeciti in base all’estensione delle coste, la classifica dell’illegalità cambia e vede al primo posto la Basilicata (con 33,6 reati per chilometro), poi Emilia-Romagna (29,9 reati per km), Molise (25,1 reati per km), Veneto (22,9 reati per km) e Campania (20,4 reati per km).
In difesa del mare
«In difesa del mare non arretriamo di un passo, grazie al lavoro di monitoraggio, volontariato ambientale e denuncia portato avanti con la nostra campagna storica Goletta Verde, l’indagine Beach Litter e le iniziative di Spiagge e Fondali Puliti», spiega Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente.
Per l’associazione è urgente rafforzare il ruolo di tutte le istituzioni coinvolte nella difesa del mare. Fra le priorità che individua, c’è ad esempio il ripristino dell’efficacia dell’art. 10-bis della legge 120/2020 che affida ai Prefetti l’abbattimento degli abusi edilizi non demoliti dai Comuni.
Oltre a questo, Legambiente sollecita l’istituzione di fondi strutturati per garantire le demolizioni degli immobili illegali: chiede di Finanziare con 100 milioni l’anno il Fondo per i Comuni che demoliscono abusi edilizi e destinare 50 milioni l’anno a procure e prefetture per l’esecuzione delle sentenze di condanna. Importante è poi completare e potenziare i sistemi fognari e di depurazione con una gestione integrata del ciclo idrico e dei rifiuti; aggiornare la normativa sul riuso di reflui depurati e fanghi, specie nel settore agricolo; adottare misure efficaci contro la pesca illegale e gli scarichi illeciti in mare.
«La morsa delle illegalità lungo le coste italiane richiede interventi urgenti – spiega Enrico Fontana, responsabile Osservatorio ambiente e legalità di Legambiente – L’abusivismo edilizio resta una piaga profonda, alimentata dalla presunzione diffusa di poter occupare il demanio marittimo o realizzare manufatti fuorilegge in nome di un presunto “diritto” al godimento privato del mare e dalla scarsa efficacia della risposta da parte delle istituzioni, a partire dai Comuni più esposti al cemento illegale, nonostante l’impegno quotidiano di procure, forze dell’ordine e Capitanerie di porto. Ma il Belpaese è anche ostaggio di uno dei mali più antichi, l’inquinamento frutto della maladepurazione, per cui attualmente pendono quattro procedure d’infrazione da parte dell’Europa a suo carico».

