Ondate di calore, nelle città europee colpiscono i più vulnerabili (Immagine generata dall'AI, Foto di Franz Bachinger da Pixabay)

Le ondate di calore non sono democratiche. Fanno vittime ma non in modo uguale, perché nelle città europee le ondate di calore colpiscono soprattutto le persone più vulnerabili, i residenti a basso redditi, i disoccupati e gli immigrati, che hanno meno accesso agli spazi verdi delle città.

Secondo uno studio che ha coinvolto ricercatori da tutta Europa, al quale ha partecipato anche l’Italia, “nel nostro continente – informa una nota – persiste un alto livello di diseguaglianza sociale nella capacità di accesso agli spazi verdi nelle aree urbane, ritenute una delle soluzioni più efficaci per combattere gli effetti negativi delle ondate di calore”.

Ondate di calore, spazi verdi e cittadini vulnerabili

Lo studio, pubblicato su Nature Cities, ha preso in esame quattordici grandi aree urbane europee.

Nell’abstract si legge che “lo stress da calore è la principale causa di morti premature legate al clima in Europa. Grandi ondate di caldo hanno colpito recentemente l’Europa e si prevede che aumenteranno in entità e durata. Le grandi città sono particolarmente minacciate a causa della morfologia urbana e dell’impermeabilità. Gli spazi verdi mitigano il calore, fornendo servizi di raffreddamento attraverso la fornitura di ombra e l’evapotraspirazione”.

“Qui riveliamo – prosegue lo studio – l’ingiustizia ambientale relativa al raffreddamento verde in 14 principali aree urbane europee”.

I cittadini residenti vulnerabili non sono concentrati nelle periferie ma in “aree centrali degradate” che hanno meno accesso al green cooling. In tutte le aree studiate, i residenti a basso reddito, gli inquilini, gli immigrati e i cittadini disoccupati hanno un accesso inferiore alla media ai servizi verdi e alle infrastrutture verdi urbane che mitigano il surriscaldamento, mentre i residenti, i cittadini e i proprietari di case a reddito più alto beneficiano di un sistema di raffreddamento verde superiore alla media. E il rischio di mortalità durante le ondate di caldo estreme può aumentare laddove i cittadini più vulnerabili non siano in grado di permettersi un’azione contro il caldo estremo.

 

Infografica che mostra la relazione tra l’indice dei servizi di green cooling e gli indicatori di alloggio, popolazione, reddito e immigrazione. Fonte: https://doi.org/10.1038/s44284-024-00077-x

 

Ondate di calore in aumento

Le ondate di calore in Europa sono in aumento e c’è un aumento del 57% delle persone esposte rispetto al decennio 2000-2009. Specialmente nelle aree urbane, gli impatti di questi eventi estremi sono particolarmente pronunciati a causa delle strutture urbane che causano il cosiddetto effetto isola di calore (urban heat island). Lo stress termico derivante dalle ondate di calore è la principale causa di morti premature legate al clima in Europa.

Fra le azioni più efficaci c’è lo sviluppo di infrastrutture verdi urbane, che rappresentano una delle migliori Nature Based Solutions (soluzioni che replicano processi naturali) per mitigare il surriscaldamento nelle città. Ma la capacità di beneficiare di questi servizi di green cooling da parte dei cittadini è ancora relativamente sconosciuta. Da queste premesse è partito lo studio pubblicato su Nature Cities, che ha coinvolto ricercatori e ricercatrici da tutta l’UE tra cui, per l’Italia, il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) e il Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici (CMCC). Lo studio ha esaminato l’“ingiustizia ambientale” che sta alla base dell’accesso alle soluzioni di green cooling in quattordici grandi aree urbane europee, tra cui Firenze e Roma, utilizzando indicatori socioeconomici.

«In tutte le aree urbane analizzate, i cittadini residenti a più basso reddito, quali gli inquilini, gli immigrati e i cittadini disoccupati, hanno maggiori difficoltà di accesso ai servizi di green cooling a causa della sfavorevole conformazione urbanistica e sociale di molte città europee», afferma il ricercatore del CMCC e coautore dello studio Giacomo Nicolini.

Lo studio mostra che «la differente capacità di adattamento ai cambiamenti climatici non è solo una questione tra Paesi ad alto e basso reddito, ma riguarda anche le differenze sociali all’interno delle ricche regioni e città europee – conclude Beniamino Gioli, ricercatore dell’Istituto di Bioeconomia del Cnr di Firenze (Cnr-Ibe) – Gli interventi mitigativi basati sulle Nature Based Solutions dovranno assolutamente tenere in debito conto la dimensione sociale oltre a quella ambientale».


Vuoi ricevere altri aggiornamenti su questi temi?
Iscriviti alla newsletter!



Dopo aver inviato il modulo, controlla la tua casella per confermare l'iscrizione
Privacy Policy

Parliamone ;-)