Preapertura della caccia al via. WWF: “Regalo delle Regioni ai cacciatori” (Foto di JamesDeMers da Pixabay)

Preapertura della caccia al via. WWF: “Regalo delle Regioni ai cacciatori”

Il 2 settembre è partita la preapertura della caccia, in attesa del via alla stagione venatoria che scatta il 17 settembre. Aperta la caccia anche alla tortora selvatica, specie a rischio. WWF: “Regalo delle Regioni ai cacciatori”. Enpa: “59,5 milioni di italiani pagheranno il “divertimento” delle poche doppiette rimaste”

Nel fine settimana scorso, fra il 2 e il 3 settembre, è partita la preapertura della caccia. Sono 16 le regioni in cui si potrà cacciare prima della terza domenica di settembre e 15 nel complesso le specie cacciabili (iocaccio.it) con differenze da regione a regione sulle specie. Tutto questo accade dopo un’estate di eventi estremi, alluvioni, incendi e siccità che mettono a rischio interi ecosistemi, e in attesa dell’apertura generale della stagione venatoria 2023-2024, fissata per domenica 17 settembre.

In molte regioni torna cacciabile anche la tortora selvatica (Basilicata, Calabria, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Marche, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria e Veneto). E questo denuncia il WWF: una specie a rischio finisce sotto le doppiette.

WWF: preapertura, regalo delle Regioni ai cacciatori

«Nonostante la legge n. 157/92, che tutela la fauna selvatica e disciplina la caccia, indichi la terza domenica di settembre come data di apertura generale della stagione venatoria, la cosiddetta preapertura, ovvero l’apertura anticipata della caccia prevista in via eccezionale dalla stessa legge, è ormai diventata la normalità, un regalo che le Regioni fanno ai cacciatori – denuncia il WWF – La preapertura rappresenta un grave problema sia per le specie dichiarate cacciabili, sia per quelle protette, se si considera che nel mese di settembre alcune sono ancora in fase di nidificazione e i cieli sono attraversati da migliaia tra falchi, cicogne, ma anche piccoli uccelli come le rondini, che dall’Europa si spostano in Africa per lo svernamento».

Il caso della tortora selvatica

Fra le specie cacciabili in preapertura, in diverse regioni, c’è anche la tortora selvatica.

Spiega il WWF: «Questa specie negli ultimi anni ha subito un brusco declino dovuto, non solo alla distruzione degli habitat in cui nidifica, ma proprio alla caccia, legale e illegale. La Tortora è infatti una delle specie più ambite dai cacciatori e durante la sua migrazione dall’Africa all’Europa molti esemplari vengono abbattuti. La logica vorrebbe che fosse vietata la caccia nei confronti di una specie a rischio. In questo caso, invece, la caccia viene addirittura anticipata per evitare che i cacciatori non riescano ad abbattere un numero per loro soddisfacente di questi animali, considerato che la specie inizia la migrazione verso l’Africa già dalla fine di agosto».

Nel caso della tortora selvatica, c’è infatti un Piano di gestione che prevede “l’adozione di una serie di misure di conservazione come la ricostituzione di habitat favorevoli alla nidificazione, la vigilanza e la repressione delle illegalità – spiega il WWF – Solo a patto che queste azioni vengano compiute, il Piano prevede la possibilità di aprire la caccia secondo il principio del prelievo adattativo: predeterminando il numero massimo di esemplari da abbattere e sospendendo gli abbattimenti non appena questo numero venga raggiunto”. In pratica, dice il WWF, il Piano «è solo uno strumento finalizzato ad accontentare i cacciatori».

 

L'orsa Amarena uccisa in Abruzzo, animalisti pronti a dare battaglia in tribunale
L’orsa Amarena uccisa in Abruzzo, animalisti pronti a dare battaglia in tribunale (Foto di Robert Balog da Pixabay)

Enpa: Italia rischia la condanna di Bruxelles

Molto duro anche il commento dell’Enpa (Ente nazionale protezione animali) che sottolinea come la preapertura della caccia scatti fra l’altro all’indomani dell’uccisione in Abruzzo dell’orsa Amarena.

«Le pre-aperture sono solo un ulteriore “regalo” ai cacciatori elargito da lobby politiche sempre in cerca di consensi, mettendo in pericolo il già precario stato di conservazione di moltissime specie, che – spiega Enpa – sono in ulteriore sofferenza dopo un’estate caratterizzata da eventi climatici estremi che hanno causato la morte di milioni di animali selvatici».

Invece di sospendere o ridurre la caccia a seguito degli eventi estremi, la scelta è stata diversa e per l’Enpa “gli amministratori pubblici sono venuti meno all’obbligo prioritario di tutela della fauna, patrimonio indisponibile dello Stato e bene costituzionalmente protetto (articolo 9 recentemente novellato), svendendola per racimolare qualche voto, anche a costo di mettersi contro l’Europa”. C’è infatti una procedura Pilot nei confronti dell’Italia aperta da Bruxelles.

«L’elenco delle contestazioni che l’Europa muove al nostro Paese -– prosegue Enpa – riguarda, tra l’altro, il mancato rispetto del divieto di utilizzare munizioni al piombo nelle zone umide e gli spari agli uccelli in migrazione e a ben 21 specie in cattivo stato di conservazione, in particolar modo la Tortora selvatica, il Combattente, e molti altri».

L’Italia è anche maglia nera in Europa per la questione del bracconaggio e gli strumenti di prevenzione molto blandi. La conclusione dell’Enpa è impietosa: «Pur di accontentare un pugno di cacciatori – neanche 500mila – la politica non si fa scrupolo di condannare i restanti 59,5 milioni di italiani, che cacciatori non sono, non solo ad avere paura per la propria incolumità, a non dover passeggiare in natura, a vedere il patrimonio pubblico costituito dalla fauna selvatica “ucciso” per mero divertimento, ma a pagare con le loro tasse le multe salate di Bruxelles».


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