L'orsa Amarena uccisa in Abruzzo, animalisti pronti a dare battaglia in tribunale

L'orsa Amarena uccisa in Abruzzo, animalisti pronti a dare battaglia in tribunale (Foto di Robert Balog da Pixabay)

L’orsa Amarena, diventata negli ultimi anni il simbolo del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise e dell’intera regione, è stata uccisa a fucilate la notte scorsa. A dare la triste notizia è stato lo stesso Parco Nazionale in un comunicato.

Secondo quanto si apprende dall’Ansa, “la Procura di Avezzano ha aperto un fascicolo nei confronti del 56 enne che ha ucciso ieri notte l’orsa […]. L’uomo si è difeso dicendo di aver sparato per paura, ma non volevo uccidere, l’ho trovata dentro la mia proprietà è stato un atto impulsivo, istintivo” ha detto”.

“Un episodio grave, sui cui è doveroso fare quanto prima chiarezza. Sono in costante contatto con tutti i soggetti istituzionali che in queste ore lavorano per far luce sulla vicenda: è necessario adesso il massimo coordinamento tra Ministero, regioni, Ente Parco, ISPRA, CUFA, sindaci e prefetti – ha commentato in una nota il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto – Il nostro impegno è rivolto anche alla protezione dei cuccioli dell’orsa, facendo di tutto affinché possano restare in libertà. Invito infine a moltiplicare l’impegno nell’osservare comportamenti corretti per prevenire ogni possibile conflitto tra gli animali e le persone”.

 

 

L’orsa Amarena uccisa a fucilate, la denuncia degli animalisti

Amarena era una celebrità – commenta LNDC Animal Protection – famosa per le sue scorribande nei borghi abruzzesi senza mai creare problemi, spesso con i suoi cuccioli al seguito, ed era amata da tutti. Da tutti tranne un uomo, però, che ha fatto fuoco contro di lei lasciandola senza vita e lasciando orfani i suoi cuccioli, ancora troppo giovani per cavarsela da soli”.

Per Michele Pezone, Responsabile Diritti Animali LNDC Animal Protection, la spiegazione fornita dall’uomo che ha sparato all’orsa “non giustifica le fucilate multiple di cui si parla sui giornali, ma andrà comunque verificata dall’esame necroscopico che dovrebbe essere effettuato dal Centro di Referenza Nazionale di Medicina Forense Veterinaria. Confidiamo che su questo caso, davvero emblematico, venga utilizzata da tutte le parti coinvolte la stessa scrupolosità che ha consentito di condannare alcuni anni fa l’uomo che uccise un altro orso a Pettorano sul Gizio, sempre in Abruzzo. Anche in quel caso l’uomo aveva detto di aver sparato per difendersi, ma i fatti hanno raccontato una realtà diversa. Dal canto nostro, daremo battaglia in tutti i modi in tribunale affinché venga fatta giustizia per Amarena”.

L’Organizzazione internazionale protezione animali (Oipa), sgomenta dopo avere appreso la notizia, ha annunciato che “si costituirà parte civile nel processo che si aprirà. L’orsa Amarena è l’ennesima vittima non solo della pericolosità sociale d’individui cui pure si concede il porto d’armi, ma anche del clima d’odio nei confronti dei grandi carnivori fomentato in Italia da alcuni esponenti politici”.

“Mentre il personale del Parco è alla ricerca dei due cuccioli, – prosegue l’OIPA – evidenziamo come questa tragedia sia una delle conseguenze della “caccia alle streghe”, che alcune Amministrazioni locali stanno aprendo in Italia nei confronti di orsi e lupi colpevoli solo di fare gli orsi e i lupi. Ricordiamo che a livello nazionale si sta cercando di deregolamentare la caccia nei confronti di specie protette anche a livello europeo, cercando la sponda della stessa Ue”.

Analogo il commento dell’Enpa, che “presenterà denuncia per uccisione di animali e si costituirà parte civile chiedendo il massimo della pena”.

Basta con questo clima diffuso di odio e di paura contro i grandi carnivori, primi fra tutti orsi e lupi – ha dichiarato Carla Rocchi, Presidente Nazionale dell’Enpa. – Gli insopportabili provvedimenti ammazza-orso del Trentino e la volontà di dare mano libera agli amministratori locali nella condanna a morte di orsi e lupi, in queste ore riecheggiano tristemente nelle valli dell’Abruzzo: solo ipotizzare di uccidere un selvatico perché lo si ritiene dannoso o pericoloso significa avallare culturalmente la possibilità (o peggio la necessità) di premere il grilletto.”

Anche Legambiente – annuncia l’associazione – “si costituirà parte civile contro il responsabile dell’uccisione dell’orsa Amarena”.


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“Chi ha deliberatamente ucciso l’orsa Amarena non ha nessuna giustificazione e non può accampare nessuna scusa, perché ha scelto di sparare a un animale protetto e a rischio di estinzione per proteggere delle galline che generalmente finiscono in pentola – dichiarano Antonio Nicoletti, responsabile nazionale Biodiversità e Aree protette e Giuseppe Di Marco, presidente regionale. – Una scelta che non è stata condizionata da una situazione di rischio, perché l’orsa Amarena non ha mai nemmeno simulato aggressioni verso le persone, né giustificabile dalla perdita di un patrimonio economico perché il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise avrebbe risarcito come da prassi anche questa irrisoria perdita del costo delle galline”.
“Si tratta di un atto volontario, grave e ingiustificabile che richiama tutti alla massima responsabilità e al continuo impegno per migliorare la coesistenza della fauna selvatica con le comunità locali. La coesistenza è una scelta consapevole delle popolazioni marsicane e appenniniche su cui non si faranno passi indietro. Fatti come questi sono un danno per l’intera comunità abruzzese e non devono essere tollerate, anche per questa ragione Legambiente si costituirà parte civile contro il responsabile dell’uccisione dell’orsa Amarena”, concludono.

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