AMBIENTE. Legambiente presenta Mare Monstrum: più 32% di infrazioni sulle coste
Mancanza di impianti di depurazione. Colate di cemento che deturpano le coste. Trivellazioni di petrolio. Plastica, una marea di plastica, nelle acque marine. Navi dei veleni – imbarcazioni dal carico sconosciuto che negli anni Ottanta e Novanta sono partite dai porti italiani poi sparite nel nulla col loro carico inquinante e nocivo. Sono le illegalità nemiche del mare italiano, un fenomeno in aumento: nel 2010 l’aggressione alla fascia costiera – considerati tutti i reati riguardanti cemento illegale, inquinamento delle acque, pesca di frodo, violazioni del codice della navigazione – conta un aumento del 32,2% di infrazioni accertate rispetto al 2009. Sono in tutto 11.815 infrazioni e vedono ai primi, tristi posti, le regioni a tradizionale presenza mafiosa. I dati vengono dal Rapporto Mare Monstrum 2011 di Legambiente, che individua i "dieci nemici del mare" e denuncia l’aggressione continua delle coste e delle acque italiane.
La Campania è leader delle infrazioni con 4 reati ogni chilometro di costa, contro una media nazionale di 1,6. Uno dei problemi dei mari è l’impatto del cemento, ma non vanno trascurati i reati per inquinamento e cattiva depurazione, che quest’anno – rileva Legambiente – fanno registrare una vera e propria impennata con un +44,3% rispetto all’anno precedente (3.781 nel 2010 contro i 2.621 del 2009). Spiega l’associazione: "E’ un aumento che si spalma più o meno omogeneamente su tutte le regioni del nostro Paese e che rimanda alla generale inadeguatezza del servizio di depurazione in Italia, un paese che, a dispetto del ruolo che riveste fra i grandi paesi industrializzati del pianeta, fa registrare un inquietante 30% di deficit depurativo, pari a circa 18 milioni di nostri connazionali che scaricano i propri reflui più o meno tal quali, senza un servizio di depurazione appena accettabile". Altre forme di aggressione, oltre all’inquinamento e al cemento, sono le trivellazioni petrolifere.
Per non parlare della plastica. È il principale rifiuto presente in mare, rappresenta dal 60% all’80% dell’immondizia trovata in acqua, pari a circa 500 tonnellate di rifiuti che galleggiano nel Mediterraneo. Secondo l’Istituto francese di ricerca sullo sfruttamento del mare e l’Università belga di Liegi, nell’estate 2010 la concentrazione più alta di plastica nel Mediterraneo era nel nord del Tirreno e a largo dell’Isola d’Elba con 892.000 frammenti plastici per km quadrato, rispetto ad una media di 115.000.

