BANCHE. Bankitalia: elevati tassi su credito a consumo e commissione su scoperti. Risponde ABI
I tassi sul credito al consumo in Italia sono "più elevati rispetto alla media registrata nell’area euro"; la causa principale del maggior costo del credito al consumo nel nostro Paese è attribuibile soprattutto "alla ridotta dimensione del mercato, che non consente di sfruttare a pieno le economie di scala e il canale distributivo utilizzato". E’ quanto ha dichiarato il dirigente di Bankitalia, Andrea Generale, nel corso di un’audizione tenuta ieri in Commissione Prezzi al Senato.
Bankitalia ha rilevato che a metà del 2010, "i tassi di interesse medi praticati dalle banche e dalle società finanziarie per le diverse forme tecniche di credito al consumo si posizionavano su livelli elevati in tutte le categorie: in particolare, i tassi più alti si riscontrano nell’utilizzo di carte di credito revolving (oltre il 17% per le operazioni fino a 5mila euro e quasi il 13% per le rimanenti); seguono la cessione del quinto dello stipendio e della pensione (14% per i prestiti sino a 5mila euro e 11,7% per quelli di importo superiore); i prestiti personali (11,3%) e il credito finalizzato (poco meno dell’11%).
Generali ha parlato anche di una tendenza all’aumento delle commissioni sugli scoperti in conto corrente senza affidamento (17% sino a 1.500 euro e 13,5% oltre)". Secondo il dirigente di Bankitalia, bisogna mettere il cliente in condizione di confrontare ex ante i prezzi, permettendo la scelta più consona alle sue esigenze. "Le lacune della normativa creano spazi a prassi scorrette quali l’applicazione del tasso extra-fido sull’intero saldo debitore, anziché sul solo sconfinamento, o il calcolo delle commissioni riferito al saldo a debito per valuta anziché a quello disponibile".
Rispetto alle critiche espresse da Bankitalia alla trasparenza e comparabilità delle commissioni sugli scoperti di conto, l’Associazione Bancaria Italiana (ABI) "ritiene che le commissioni di scoperto applicate dalle banche italiane siano determinate dall’esercizio della piena concorrenza tra una amplissima platea di operatori". "Ciò è garanzia di condizioni competitive a vantaggio della clientela – continua la nota dell’ABI – A conferma di ciò, in riferimento ai costi delle commissioni, ABI evidenzia che la stessa Banca d’Italia aveva rilevato nel mese di febbraio 2010 come all’indomani dell’applicazione della nuova legge il mercato avesse registrato una flessione media dei prezzi del 41% per le commissioni applicate agli affidamenti e del 35% per le commissioni sugli scoperti".

