La discriminazione si continua ad abbattere sui rom, vittime di sgomberi forzati, e sui diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender, oggetto di aggressioni omofobe violente. I richiedenti asilo non hanno avuto adeguata garanzia di accedere alle procedure per avere protezione internazionale. Sono continuate le denunce di maltrattamenti in carcere. E l’Italia ha rifiutato di introdurre il reato di tortura, con la conseguenza che molti reati accertati a Bolzaneto e nella scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001 sono andati in prescrizione.

Siamo nella Repubblica italiana, e non è affatto consolante il ritratto sulla violazione dei diritti umani che emerge dal Rapporto 2011 di Amnesty International, presentato in occasione dei primi 50 anni dell’associazione.

A livello internazionale, Amnesty rileva che la richiesta di libertà e giustizia che sta arrivando dal Medio Oriente e dall’Africa del Nord unita alla presenza dei social media – che diventano nuove forme di attivismo, dunque oggetto di "una battaglia cruciale per il controllo dell’accesso all’informazione, dei mezzi di comunicazione e delle nuove tecnologie della rete" – "offrono un’opportunità senza precedenti per un cambiamento favorevole ai diritti umani, ma questo cambiamento corre sul filo del rasoio".

Le popolazioni protestano, scendono in piazza e fronteggiano tentativi di dura repressione. Dice Christine Weise, presidente della sezione italiana di Amnesty: "La gente sfida la paura. Persone coraggiose, guidate soprattutto dai giovani, scendono in strada e prendono la parola nonostante le pallottole, le percosse, i gas lacrimogeni e i carri armati. Questo coraggio, insieme alle nuove tecnologie che aiutano le attiviste e gli attivisti ad aggirare e denunciare la soppressione della libertà di parola e la violenta repressione delle proteste pacifiche, sta dicendo ai governi repressivi che i loro giorni sono contati. Tuttavia – aggiunge Weise – è in corso una dura rappresaglia da parte delle forze della repressione. La comunità internazionale deve cogliere l’opportunità del cambiamento e assicurare che il 2011 non sarà una falsa alba per i diritti umani".

Diritti, Italia. Il Rapporto ci va giù duro e denuncia discriminazioni verso rom, migranti, omosessuali e transgender. Si legge nelle prime righe: "I diritti dei rom hanno continuato a essere violati e gli sgomberi forzati hanno contribuito a spingere sempre più nella povertà e nell’emarginazione le persone colpite. Commenti dispregiativi e discriminatori formulati da politici nei confronti di rom, migranti e persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender hanno alimentato un clima di crescente intolleranza. Ci sono state nuove violente aggressioni omofobe. I richiedenti asilo non hanno potuto accedere a procedure efficaci per ottenere protezione internazionale. Sono continuate le segnalazioni di maltrattamenti a opera di agenti delle forze di polizia o di sicurezza. Non sono cessate le preoccupazioni circa l’accuratezza delle indagini sui decessi in carcere e su presunti maltrattamenti. L’Italia ha rifiutato di introdurre il reato di tortura nella legislazione nazionale".

Non bastasse questo quadro, c’è anche un aggiornamento sui primi quattro mesi di quest’anno e sul caso dei migranti arrivati a Lampedusa e stimati in 28 mila. Italia bocciata su tutta la linea: "Le autorità italiane non hanno fornito adeguata assistenza umanitaria né accertato le necessità individuali di protezione internazionale. Hanno inoltre fatto ricorso alla detenzione in forma generalizzata ed espulso in modo sommario migranti e richiedenti asilo che si trovavano a Lampedusa".

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