Svezia, Norvegia e Australia. Sono questi i Paesi in cui le mamme vivono meglio e di conseguenza vivono meglio anche i bambini. In questa classifica l’Italia è al 16° posto, 3 posti più avanti rispetto alla classifica del 2008; gli Stati Uniti sono al 27° posto. All’ultimo posto su 158 paesi c’è il Niger, che è quindi il paese dove il benessere di madri e bambini è quasi inesistente.

Questa è la classifica che è venuta fuori dal 10° "Rapporto sullo stato delle madri nel mondo" presentato oggi da Save the Children a Roma e contemporaneamente in tutte le sue sedi del mondo, in occasione delle celebrazioni dei 90 anni di attività di Save the Children nel mondo e dei 10 in Italia. "Questo è il decimo anno che dedichiamo il nostro Rapporto alle mamme del mondo perché non c’è un bambino che non abbia una mamma" ha dichiarato, durante la presentazione che si è tenuta presso la Sala del Monte dei Paschi di Siena a Roma, Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children.

Il Rapporto di Save the Children si compone di due indici: l’indice per i bambini che guarda soltanto la mortalità infantile e le prospettive future attraverso il tasso di scolarizzazione; poi c’è l’indice delle mamme che è più complesso, comprendendo la formazione, la partecipazione alla vita del paese, la condizione economica, l’uso di contraccettivi eccetera. In Italia l’uso della contraccezione, in senso lato, è al 37%, contro l’80% dei paesi del Nord Europa.

"Il nostro obiettivo – ha detto Neri – è quello di avere donne autonome, che siano pienamente consapevoli e vivano in una situazione di completa parità dei sessi. Negli anni è migliorata molto la situazione lavorativa delle donne, ma soltanto nei paesi sviluppati. In molti paesi, soprattutto quelli in via di sviluppo, c’è un altro fattore che ha un impatto devastante sulla vita e l’autonomia delle donne: questo è la religione".

Dunque dal Rapporto emerge un dato su tutti: le cose stanno migliorando nel mondo ricco, mentre nel mondo povero peggiorano sempre di più. Infatti agli ultimi dieci posti della classifica del benessere materno-infantile ci sono almeno 7 paesi dell’Africa sub- sahariana e in quella zona avvengono ancora la maggior parte dei decessi infantili e materni.

"Questo è il rapporto della disuguaglianza" ha detto Claudio Tesauro, Presidente di Save the Children, riferendosi al fatto che i 9 milioni di bambini che muoiono prima dei 5 anni si trovano quasi tutti nel mondo povero, dove si trovano anche la maggior parte delle 500 mila donne che muoiono per cause legate al parto e alla carenza di servizi di salute primaria.

E un’altra disuguaglianza è quella degli investimenti. "Il 99% delle risorse investite per risolvere il problema della mortalità materna e infantile va ai Paesi sviluppati e soltanto il restante 1% va ai paesi in via di sviluppo dove il problema è presente al 99%" ha spiegato Francesco Aureli, Portavoce della partnership for Maternal, Newborn & Child Health, l’organismo formato da 260 membri, che da anni si batte per il raggiungimento degli obiettivi 4° e 5° per lo sviluppo del nuovo Millennio. Questi obiettivi si prefiggono rispettivamente di ridurre di 2/3, rispetto al 1990, il tasso di mortalità infantile, e di diminuire di ¾ il tasso di mortalità materna. Entrambi gli obiettivi vanno raggiunti entro il 2015, ma la situazione attuale ci fa capire che ne siamo ben lontani.

"La cooperazione allo sviluppo italiana è in crisi e non per colpa della crisi globale" ha detto Aureli. "Quest’anno ha ricevuto lo 0,1% del Pil e invece ha bisogno di risorse, perché cooperare per lo sviluppo di tutti i paesi del mondo non è solo un dovere morale ma un interesse di tutti; quello di vivere in un mondo giusto, in cui si rispettino i diritti delle persone".

E parlando di cooperazione e risorse è intervenuta Mara Carfagna, Ministro delle Pari Opportunità, sottolineando il fatto che "questi temi le stanno particolarmente a cuore, non solo per il suo ruolo istituzionale, ma anche come giovane donna". "Fin dall’inizio del mio mandato – ha ribadito Mara Carfagna – ho voluto confrontarmi con il mondo della cooperazione, in primis con Save the Children. Con voi ho cercato di capire quale poteva essere la figura più adatta a garantire il rispetto dei diritti dei minori, e così ho istituito il Garante dell’Infanzia; con voi sto conducendo la battaglia contro la pedofilia e la pedopornografia, con un provvedimento ho riscritto l’articolo 600 bis del codice penale, inasprendo le pene per chi sfrutta sessualmente i minori".

"Credo, però – ha dichiarato il Ministro – che non possiamo rassegnarci al fatto che ci debbano essere delle secche di emarginazione, che persistono anche nel nostro Paese. Non solo indigna leggere questi numeri all’inizio del terzo millennio, ma soprattutto indigna sapere quali sono le cause di ciò; sono delle cause banali come la scarsa assistenza sanitaria, l’emarginazione e la discriminazione di genere, la bassa scolarizzazione".

Mara Carfagna ha quindi sottolineato l’impegno del suo Ministero a fare azioni concrete su questi temi. "Ad ottobre ho istituito una Commissione, conosciuta come la Commissione Salute, che ha come obiettivo quello di rimuovere ogni discriminazione legata all’accesso alle cure sanitarie. Finanzieremo inoltre dei corsi di arti e mestieri per le donne immigrate, garantendo loro una migliore integrazione. In Italia – ha aggiunto Carfagna – manca una rete di servizi capace di assistere le donne nel ruolo di mamme e noi cercheremo di crearla. Abbiamo stanziato 40 milioni di euro per favorire la conciliazione tra la vita lavorativa e quella privata; presto uscirà il bando per gli asili a domicilio, per cui ci sarà la possibilità di lasciare il proprio figlio in un appartamento del condominio e stiamo pensando ad un albo di badanti e baby sitter. Insomma, c’è tanto da fare e da parte nostra l’impegno c’è e ci sarà sempre".

di Antonella Giordano

 

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