"Venti microgrammi di arsenico per ogni litro di acqua fanno male? Se si, perché continuare a concedere delle deroghe? Se no, perché insistere nel voler imporre 10 microgrammi per litro di acqua?". Sono le domande che Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori si poneva in un comunicato di qualche giorno fa in merito alla deroga concessa dalla Commissione Europea ai Comuni italiani con un tasso di arsenico nell’acqua superiore ai limiti previsti dalla legge (D. L.gs 31/2001). In particolare, secondo la deroga concessa fino al 31 dicembre 2012, il limite massimo ammesso passa da 10 microgrammi/litro a 20 microgrammi/litro.

Help Consumatori ha girato queste domande a un "tecnico", ovvero a Massimo Ottaviani, Dirigente di ricerca e Direttore del Reparto Igiene delle Acque Interne dell’Istituto Superiore di Sanità: "Innanzitutto è necessario ricordare che nell’ambito della concessione di deroga dell’Unione Europea, l’Esecutivo Ue ha chiesto al proprio Comitato Scientifico sui Rischi Ambientali e Sanitari (SCHER) un parere. Il riscontro è stato che a questi livelli di concentrazione (20 microgrammi per litro), per il periodo concesso di deroga, non ci sono rischi sanitari per i cittadini".
"Dal punto di vista tossicologico – ha proseguito Ottaviani – i 10 microgrammi/litro previsti dalla Direttiva dell’Unione Europea (98/83 CE) rappresentano un livello di esposizione cronico, ovvero derivato per assunzioni per tutto l’arco della vita (70 anni), per due litri al giorno e per un corpo tra i 60 e i 70 chili. La domanda da porsi dovrebbe essere: per un periodo limitato quale può essere la concentrazione che non fa aumentare i rischi derivanti dall’assunzione? Domanda alla quale ha risposto l’Unione Europea rispetto al periodo di deroga concesso. Da tecnico, quindi, posso affermare che per le concentrazioni in gioco, dal punto sanitario si è generato un allarmismo esagerato".

I limiti si riferiscono a un soggetto adulto. E per i bambini che rischi ci sono?
"Nei confronti dei bambini l’atteggiamento deve essere estremamente cautelativo, ragionato in rapporto al loro metabolismo, al livello di assunzione e al peso corporeo. Si è pertanto previsto di non far assumere a bambini di età inferiore ai 3 anni acqua con livelli di arsenico di 20 microgrammi per litro".

Si è parlato di consumatori "disorientati". Secondo Lei, le istituzioni sono riuscite a comunicare il vero livello di rischio ai cittadini?
"E’ necessario ammettere che sia le istituzioni centrali che periferiche, ma non solo, sono state carenti nell’informazione alla popolazione. Proprio in nome del rispetto della persona, il cittadino ha diritto di sapere per poter effettuare scelte consapevoli. Ricordo che nel sito dell’Iss sono pubblicate tutte le informazioni sul tema della presenza dell’arsenico nelle acque destinate al consumo umano.

A cura di Silvia Biasotto

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