SESSIONE CNCU-REGIONI. Pellegrini (Iulm): nel commercio c’è “proliferazione normativa”
Proliferazione normativa, differenze nella regolamentazione di saldi e promozioni e ancor più nella possibilità di aprire nei giorni festivi, nonché moltiplicazione delle norme sugli orari per la definizione delle "aree turistiche": è la fotografia del commercio e della regolamentazione dei punti di vendita in Italia scattata da Luca Pellegrini, ordinario di Marketing all’Università Iulm di Milano, presentata alla XI Sessione programmatica del CNCU-Regioni in corso a Orvieto.
"La diffusa percezione delle distribuzione come fatto locale fa perdere di vista che la sua efficienza dipende spesso da strutture e processi centralizzati su scala nazionale e sovranazionale", ha detto Pellegrini. Come si arriva a tale conclusione? Ci sono tante differenze nel settore del commercio, illustrate da Pellegrini nel suo intervento. Il Piemonte ha introdotto, ad esempio, una dettagliata tipologizzazione delle forme distributive: si contano 15 tipologie cui corrispondono standard urbanistici diversi. Il Veneto ha invece definito un limite dimensionale massimo per i centri commerciali, pari a 15 mila metri quadrati, che può essere superato solo attraverso la chiusura agevolata di altri punti vendita.
Per quanto riguarda l’autorizzazione ai medi e grandi punti vendita, in Molise – continua Pellegrini nella sua relazione – nei centri storici non possono essere localizzati punti vendita di più di 400 metri quadri. A sua volta, in Veneto possono essere realizzati nuovi punti vendita di più di 1000 mq solo se la superficie totale di medie e grandi superfici operanti nel Comune non eccede quello di vicinato. In Lombardia e in Piemonte, ancora, non esistono limiti quantitativi ma si fa riferimento alla dimensione del lavoro.
Altro tema evidenziato è la "proliferazione di norme sugli orari per la definizione delle aree turistiche e per avere libertà nella gestione degli orari stessi".
Pellegrini rileva la "proliferazione normativa" presente nel settore del commercio, dove "la normativa prodotta dalle Regioni risente della sua maggiore vicinanza ai portatori di interesse". Per il professore, "è urgente anche per le stesse Regioni stabilire in modo chiaro dove finisca la potestà regionale in materia di commercio e dove inizi quella statale in materia della tutela della concorrenza".
Altro elemento che caratterizza il commercio è il fatto che la possibilità di aprire nei giorni festivi è fortemente differenziata sia da Regione a Regione, sia da Comune a Comune, e questo comporta dei costi perché le imprese devono definire processi aziendali relativi ai rifornimenti dei punti vendita e alla gestione del lavoro. Differenziati sono anche i saldi e le liquidazioni, tanto che "Federdistribuzione e Federazione Moda Italia hanno proposto una data unica di avvio dei saldi e liberalizzazione delle promozioni".
Come si affrontano le barriere? "La soluzione – ha detto Pellegrini – è definire un intervento concordato che stabilisca quali interventi siano lesivi della concorrenza e quindi vietati", e dunque "chiarire cosa significa tutela della concorrenza per evitare contenziosi ex post fra Stato e Regioni".

