Benzina oltre i due euro, il caro carburanti torna a mordere
La benzina ha superato quota 2 euro al litro sulla rete stradale e ha raggiunto 2,085 euro in autostrada. Per l’Unione Nazionale Consumatori sono livelli record rispetto alla serie storica giornaliera del Mimit. Sullo sfondo, la corsa dei prezzi energetici, il controesodo e il nuovo confronto politico sulle accise.
Caro carburanti, la stangata. Criticità per l'App Osservaprezzo (Foto Engin Akyurt per Pexels)
La benzina torna sopra una soglia che, per gli automobilisti italiani, ha un peso tanto economico quanto psicologico: quella dei due euro al litro. Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il 22 agosto il prezzo medio nazionale della verde in modalità self-service era arrivato a 2,008 euro al litro sulla rete stradale, mentre in autostrada raggiungeva 2,085 euro. Il diesel, nello stesso giorno, costava 2,128 euro sulla rete ordinaria e 2,200 euro in autostrada.
La corsa non si è fermata nei giorni successivi: il 23 agosto la media è salita a 2,010 euro per la benzina sulla rete stradale e a 2,087 euro in autostrada; il gasolio ha toccato rispettivamente 2,130 e 2,203 euro.
Numeri che arrivano proprio nella fase del controesodo estivo, quando milioni di italiani sono costretti a fare i conti con il costo del viaggio di rientro.
Il confronto con il 2022
A parlare di record storico è Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, precisando però che il confronto va fatto con cautela. La serie delle medie giornaliere pubblicate dal Mimit è iniziata il 1° agosto 2023. Per questo, per confrontare i prezzi attuali con quelli precedenti, bisogna utilizzare le vecchie rilevazioni settimanali del ministero dell’Ambiente, che avevano però una metodologia differente e sommavano rete ordinaria e autostrade.
Il precedente più pesante risale alla primavera del 2022, quando l’invasione russa dell’Ucraina provocò una violentissima fiammata sui mercati energetici. Nella settimana dal 14 al 20 marzo di quell’anno la benzina raggiunse una media di 2,137 euro al litro. Una crisi che spinse il governo Draghi a intervenire con un taglio delle accise di 25 centesimi, diventati 30,5 centesimi considerando l’Iva.
La distanza rispetto a quel picco resta dunque significativa. Ma il dato politico ed economico è un altro: dopo quattro anni, il prezzo della benzina torna stabilmente a gravitare intorno ai due euro.
Perché i prezzi sono tornati a salire
La nuova fiammata dei carburanti si inserisce in una fase di forte instabilità dei mercati petroliferi e geopolitici. Già a luglio la corsa dei prezzi aveva spinto il governo a valutare nuovi interventi sulle accise, mentre il rialzo veniva collegato alle tensioni internazionali e alla conseguente pressione sui mercati dell’energia.
L’esecutivo è intervenuto soprattutto sul gasolio. Il Consiglio dei ministri ha prorogato fino al 25 agosto uno sconto di 17 centesimi al litro sulle imposte applicate al diesel, attraverso una riduzione di 14 centesimi dell’accisa e di altri 3 centesimi dell’Iva. La misura, inizialmente temporanea, è stata pensata per attenuare l’impatto della corsa dei prezzi almeno durante la stagione estiva.
Il problema è che la benzina non beneficia dello stesso intervento temporaneo e che, nel frattempo, anche il gasolio continua a viaggiare su livelli molto elevati.
Le accise mobili al centro dello scontro
È qui che si concentra la polemica politica. Il governo ha annunciato di voler utilizzare il meccanismo delle cosiddette “accise mobili”, che consente di intervenire sulla fiscalità dei carburanti quando l’aumento dei prezzi genera un maggiore gettito Iva. L’ipotesi era già sul tavolo a luglio, quando l’esecutivo studiava un intervento finanziato proprio dall’extragettito fiscale prodotto dal caro carburanti.
Per l’Unione Nazionale Consumatori, tuttavia, l’attuale risposta è insufficiente. Dona accusa il governo di non aver replicato la scelta del 2022 e considera il superamento dei due euro una nuova “stangata” per le famiglie.
La critica va letta anche alla luce della scadenza del 25 agosto: proprio oggi termina la proroga dello sconto di 17 centesimi sul gasolio. Il rischio è quindi che, senza un nuovo provvedimento, una parte del beneficio venga meno mentre i prezzi alla pompa restano già elevati.
Il conto non è solo quello del pieno
Il caro carburanti non pesa soltanto su chi utilizza l’auto per andare al lavoro o per spostarsi durante le vacanze. Il prezzo di benzina e diesel entra indirettamente nel costo di trasporto delle merci, nei servizi e nella logistica. Un aumento prolungato può quindi trasferirsi, almeno in parte, su altri beni e servizi.
È questo il motivo per cui ogni nuova fiammata dei carburanti assume rapidamente una dimensione politica. Da una parte c’è la necessità di proteggere il potere d’acquisto e contenere l’impatto sulle famiglie; dall’altra il costo per lo Stato degli interventi fiscali e il problema di individuare risorse che non diventino semplicemente nuovo debito o tagli ad altre voci di spesa.
Il punto, insomma, non è soltanto stabilire se due euro al litro rappresentino o meno il record assoluto della benzina italiana. Il dato più significativo è che quella soglia è tornata a essere una realtà quotidiana proprio mentre il governo deve decidere se e come intervenire. E per milioni di automobilisti, al distributore, la differenza tra un provvedimento annunciato e uno effettivamente applicato si misura in euro, a ogni pieno.
