Povertà energetica, Istat: Italia tra i Paesi più colpiti dai rincari dell'energia (Foto di VV1ntermute da Pixabay)
Povertà energetica, Istat dimezzato l’aiuto dei bonus
Secondo l’Istat, nel 2024 oltre la metà delle famiglie in povertà energetica non ha ricevuto i bonus sociali. Critiche dall’Unione Nazionale Consumatori: “Un errore del Governo, servono misure strutturali”.
I bonus sociali per l’energia, introdotti nel 2008 e potenziati dal 2021, hanno rappresentato un pilastro nella lotta contro la povertà energetica.
Il loro massimo impatto si è avuto nel 2022, quando l’impennata dei prezzi dell’energia aveva messo in ginocchio famiglie e imprese. In quell’anno, l’ampliamento della platea dei beneficiari e l’aumento degli importi erogati avevano contribuito a mitigare la crisi.
Ma dal 2023 la situazione è cambiata. La riduzione dei requisiti di accesso ha ristretto il numero dei destinatari, lasciando scoperte molte famiglie fragili. L’Istat, nel suo ultimo focus, fotografa una realtà amara: nel 2024 più della metà delle famiglie in povertà energetica (52,6%) non ha ricevuto alcun sussidio. E tra quelle che hanno beneficiato del bonus, la maggior parte è rimasta comunque in una condizione di vulnerabilità.
I limiti strutturali del sistema
Secondo l’analisi, i motivi principali dell’inefficacia dei bonus risiedono nel meccanismo di accesso. L’erogazione automatica è legata all’attestazione ISEE, che però non tutte le famiglie in difficoltà presentano. Inoltre, l’ISEE, essendo un indicatore patrimoniale, non sempre fotografa la reale condizione di povertà energetica, che dipende soprattutto da reddito e consumi.
Questi limiti fanno sì che la misura, pur utile, non sia in grado di raggiungere tutti coloro che ne avrebbero bisogno, con effetti redistributivi parziali e insufficienti.
Le critiche dei consumatori
Il focus Istat ha suscitato dure reazioni. “Un quadro desolante” – commenta Marco Vignola, vicepresidente dell’Unione Nazionale Consumatori – “Il Governo Meloni ha ridotto drasticamente gli aiuti rispetto al Governo Draghi, facendo crollare la platea da 4,5 milioni di famiglie del 2023 a 2,7 milioni. Un errore gravissimo”.
Vignola sottolinea come la misura tampone del bonus da 200 euro, limitato alla bolletta elettrica, sia del tutto insufficiente e ricorda che l’esecutivo precedente aveva invece azzerato gli oneri di sistema e abbassato l’IVA sul gas al 5%, riducendo le bollette per tutti.
L’associazione chiede interventi strutturali: abbassare l’IVA sul gas e ripristinare la soglia ISEE a 15.000 euro, come stabilito dal Governo Draghi, invece degli attuali 9.530 euro. “Ridurre l’Irpef a chi dichiara tra 28 e 50mila euro non serve a chi fatica a pagare le bollette” aggiunge Vignola. “Bisogna agire direttamente sul costo dell’energia, che pesa più che altrove e frena famiglie e imprese”.
Il nodo del ceto medio
Se l’aumento delle soglie ISEE ha ampliato la platea dei beneficiari, il ripristino degli oneri di sistema e dell’IVA al 10% ha invece colpito duramente il ceto medio, già in difficoltà a far quadrare i bilanci e spesso escluso dai bonus.
A complicare ulteriormente il quadro, il recente aumento del costo del gas – da cui dipende anche il prezzo dell’elettricità – rischia di peggiorare la situazione. Gli accordi siglati dal governo italiano con l’amministrazione Trump per l’acquisto di gas liquefatto statunitense potrebbero infatti comportare un inevitabile rialzo dei prezzi, a causa dei maggiori costi di trasporto e logistica.
“Questa situazione è insostenibile” – denuncia Anna Rea, presidente di ADOC Nazionale – “Le famiglie sono costrette a tagliare altre spese essenziali per far fronte alle bollette. Non si può affrontare un problema così strutturale solo con i bonus. Occorre abbassare il costo dell’energia urgentemente ed affrontare concretamente il caro energia”.
Una misura da ripensare
Il Rapporto Istat conferma dunque il doppio volto dei bonus: efficaci in passato, ma oggi troppo deboli per proteggere le famiglie più esposte. Perché possano tornare a essere uno strumento di vera equità sociale, serviranno regole di accesso più inclusive e una politica energetica capace di coniugare sostenibilità economica e tutela delle fasce vulnerabili.

