Oggi la Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio (Foto Pixabay)

Cambiare la narrazione, ridurre lo stigma, puntare sulla prevenzione. È quanto sottolineano le realtà mediche e scientifiche nella Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, che ricorre oggi.

Ogni anno nel mondo muoiono per suicidio oltre 720 mila persone, denuncia l’Organizzazione mondiale della Sanità. Per ogni persona che muore per suicidio, è probabile che ce ne siano più di 20 che tentano di togliersi la vita – un rapporto che varia a seconda di tanti altri fattori quali Paese, sesso, età e metodo.

Cambiare la narrazione sul suicidio

“ Cambiare la narrazione sul suicidio ” è il tema triennale della Giornata per la prevenzione del suicidio (2024-2026).

L’invito è rivolto a “sfidare i miti dannosi, ridurre lo stigma e promuovere conversazioni aperte e compassionevoli sul suicidio – spiega l’OMS – Si tratta di passare dal silenzio e dall’incomprensione all’apertura, all’empatia e al supporto, creando ambienti in cui le persone si sentano in grado di parlare e chiedere aiuto”.

Cambiare la narrazione significa che prevenzione del suicidio e salute mentale devono diventare una priorità nelle politiche pubbliche.

Le stime indicano che ogni anno si tolgono la vita oltre 150 mila persone in Europa, quasi 400 suicidi al giorno, di cui 4000 ogni anno solo in Italia. Fra i più giovani, in Europa, il suicidio è oggi la principale causa di morte nella fascia di età compresa tra i 15 e i 29 anni, la seconda in Italia dopo gli incidenti stradali.

Autolesionismo fra adolescenti, l’analisi dei neuropsichiatri

Sulle ideazioni suicidarie e sull’autolesionismo fra i ragazzi punta i riflettori la Società italiana di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza (Sinpia). Sono un fenomeno spesso avvolto dal silenzio e dal pregiudizio, di cui sembra difficile parlare. Ma parlare di suicidio significa invece parlare di prevenzione, riconoscere i segnali di allarme, intercettare il disagio, garantire reti di sostegno efficaci.

“La prevenzione inizia nell’infanzia e richiede una cultura del dialogo e del supporto che deve coinvolgere non solo il mondo sanitario, ma anche scuole, famiglie, media e Istituzioni”, affermano i neuropsichiatri.

«Tra i campanelli d’allarme da non sottovalutare negli adolescenti – spiega Elisa Fazzi, Presidente Sinpia, Professore Ordinario di Neuropsichiatria infantile dell’Università degli Studi di Brescia e Direttore SC Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, ASST Spedali Civili di Brescia – ci sono i comportamenti autolesivi, non sempre collegati a rischio suicidario, ma che possono aumentarne la probabilità soprattutto se si presentano con manifestazioni gravi, ripetute e prolungate nel tempo. Inoltre, va considerata la forte associazione di tali comportamenti con i disturbi dell’umore, in particolare di tipo depressivo, condizioni psichiatriche frequentemente sottostanti a ideazioni suicidarie e tentativi di suicidio».

L’autolesionismo colpisce in Europa circa 1 adolescente su 5. Insieme all’ ideazione suicidaria e ai tentativi di suicidio, è oggi tra le cause più frequenti di accesso in urgenza ai servizi di Neuropsichiatria Infanzia e Adolescenza. L’autolesionismo non suicidario si manifesta con diversi modi di ferirsi e procurarsi dolore, come tagliarsi con oggetti affilati o procurarsi bruciature sulla pelle.

È un fenomeno diverso dalla suicidalità ma c’è una correlazione, perché le persone che adottano comportamento autolesivi – spiega la società scientifica – hanno una probabilità quattro volte maggiore di tentare il suicidio nel corso della vita.

Numerose ricerche hanno evidenziato come l’impulsività rappresenti un fattore chiave nel comportamento suicidario durante l’adolescenza, con una stretta correlazione tra questa caratteristica e i tentativi concreti di suicidio.

Non solo patologie psichiatriche

Un maggior rischio di comportamenti suicidari si riscontra in diverse patologie psichiatriche, dalla depressione ai disturbi bipolari, disturbi di personalità (in particolare borderline e narcisistico), disturbo d’ansia generalizzata e attacchi di panico.

«Ma non è raro in adolescenza – spiega Renato Borgatti, Direttore della Struttura Complessa Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Fondazione Mondino IRCCS e dell’Università di Pavia, membro del Direttivo Sinpia – imbattersi in ragazzi che, pur non manifestando alcun tipo di disturbo psichiatrico evidente, stiano attraversando una profonda crisi nel loro percorso evolutivo che genera un dolore psichico intollerabile tanto da far apparire la morte come l’unica possibile soluzione. Questa assoluta mancanza di speranza per un domani migliore, il sentimento di “assenza di speranza” come perdita di fiducia nella possibilità di risolvere i problemi, e l’adozione di uno stile di difesa evitante, sono mediatori cruciali del suicidio adolescenziale».

L’importanza della prevenzione

«Fare prevenzione è possibile e necessario – spiega Elisa Fazzi – e ciò richiede interventi scientificamente fondati, attuati su più livelli: dal singolo individuo e dalla sua famiglia, fino alla comunità, in particolare scuola e società, fino ad arrivare ad azioni politiche nazionali. Oggi più che mai è fondamentale investire nei servizi territoriali ed ospedalieri di Neuropsichiatria per l’infanzia e l’adolescenza da troppo tempo sottodimensionati, in termini di personale, risorse e strutture adeguate, per intercettare in tempo situazioni di sofferenza creando, al tempo stesso, una cultura del dialogo, dell’ascolto e della vicinanza per poter intervenire con efficacia».

L’Italia senza un piano di prevenzione del suicidio

In media ogni giorno in Italia si tolgono la vita 10 persone, oltre 300 al mese e, secondo gli ultimi dati Istat disponibili, il fenomeno è in costante crescita. Ma l’Italia a oggi non dispone né di un piano di un piano nazionale integrato per la prevenzione del suicidio né di un sistema di monitoraggio in tempo reale, ha ricordato Telefono Amico.

La helpline nel 2024 ha ricevuto oltre 6700 richieste di aiuto, oltre 3 mila solo nei primi sei mesi di quest’anno.

«Vogliamo rompere lo stigma sociale sul suicidio, che porta a non affrontare questo argomento, che lo trasforma in un tabù di cui non si può parlare – ha detto Cristina Rigon, presidente Telefono Amico Italia – La prevenzione è, invece, possibile e doverosa. Per renderla reale dobbiamo, innanzitutto, sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sulla necessità di azioni strutturate e coordinate per contrastare il fenomeno. Noi, grazie al supporto di 600 volontari, al momento riusciamo a garantire 14 ore di supporto telefonico al giorno attraverso la nostra helpline, ma le richieste di aiuto continuano ad aumentare e da soli non riusciamo a gestire questa emergenza, abbiamo bisogno di sostegno».

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