Morosità condominiale, indagine fra gli amministratori: aumenterà di almeno il 20% nei prossimi mesi (Foto Pixabay)
Morosità condominiale, indagine fra gli amministratori: aumenterà di almeno il 20% nei prossimi mesi
La morosità condominiale tornerà ad aumentare nei prossimi mesi soprattutto per le difficoltà economiche. I risultati di un’indagine fra gli associati di Anammi, associazione di amministratori d’immobili
La morosità condominiale aumenterà di almeno il 20% nei prossimi mesi. La ragione principale di questa crescita saranno le difficoltà economiche. È la previsione che fanno gli associati di Anammi, l’Associazione Nazional-europea degli AMMinistratori d’Immobili, sulla base di un sondaggio interno che ha coinvolto i suoi oltre 13mila iscritti. Il fenomeno della morosità condominiale non è una novità, ma negli ultimi anni, in coincidenza con i momenti economici più difficili, come nel 2022 per via dei rincari energetici, ha vissuto picchi significativi. E ora “la morosità condominiale rialza la testa – dicono da Anammi – e rende più difficile la gestione dell’attività quotidiana”.
«La nostra preoccupazione – afferma Giuseppe Bica, presidente dell’associazione – è che, in un periodo di grande incertezza, la morosità in condominio aggravi le problematiche che già pesano sul patrimonio immobiliare italiano. A farne le spese saranno, ancora una volta, i professionisti del settore, chiamati a conciliare le richieste dei loro amministrati con le problematiche legate ai rincari energetici e all’inflazione».
Morosità condominiale, ragioni e conseguenze
Per il 72,97% degli associati che hanno risposto all’indagine, nei prossimi mesi il ritardo nei pagamenti degli oneri condominiali avrà un forte impatto sul loro lavoro e sugli stessi condòmini. La previsione che fanno è che la morosità condominiale aumenterà del 20%: è questa l’opinione di oltre 6 intervistati su dieci.
«Non è un dato da poco – sottolinea Bica – soprattutto se si pensa che, da sempre nei nostri condomìni, il problema del versamento rimandato a oltranza è molto comune».
Per il 15,12% andrà peggio con una crescita del 70%, mentre per il 12% la percentuale raddoppierà.
Per gli intervistati la ragione principale dell’aumento è da ricercarsi nelle difficoltà economiche dei condòmini (38,8%). Tuttavia, a poca distanza (36%) gli associati segnalano lo scarso rispetto delle regole, una tendenza che riguarda la morosità come pure le liti di condominio. Il 25% degli intervistati fa invece riferimento a una incapacità di gestione delle proprie finanze. La conseguenza più evidente è che per il professionista la gestione delle spese diventerà molto complessa (66,50%).
«È logico che chi onora gli impegni economici si dimostri poco disponibile a comprendere le ragioni di chi non paga – commenta il presidente Bica – mandando in rovina, letteralmente, il condominio. L’amministratore si trova così a lavorare in un contesto ‘avvelenato’, perché la morosità incide negativamente sull’ecosistema condominiale».
Basti pensare che la dilazione dei pagamenti provoca l’impossibilità di proseguire i lavori condominiali già in corso (13,37%), il mancato versamento del compenso al professionista (11,05%), e ovviamente il peggioramento dei rapporti tra vicini.
La morosità condominiale è un fenomeno che pesa soprattutto nelle metropoli, a Roma e Milano, mentre gli immobili che maggiormente ne sono colpiti sono in genere di grandi dimensioni (35,53%) e in periferia (35,26%). Per il 14% degli amministratori, il problema colpisce però anche i condomìni dei quartieri più ricchi o abitati da persone anziane (13,95%).
Il Codice civile, dopo la riforma del condominio, impone il decreto ingiuntivo entro sei mesi dal mancato pagamento, ma non basta a sanare la situazione. Gli stessi soci dell’Anammi ammettono che, per salvare i conti condominiali, ricorrono alla rateizzazione in quasi la metà dei casi, unita ad un’attenta selezione dei fornitori e all’impiego di tecnologie che favoriscono il risparmio.

