Cooling poverty, i costi del freddo non sono uguali per tutti
Il caldo estremo acuisce le disuguaglianze nella possibilità di raffrescare casa con condizionatori e ventilatori. I costi del freddo non sono uguali per tutti. L’analisi di Federconsumatori sulla cooling poverty. Condizionatori: servono anche 1500 euro per un impianto in classe energetica A+++
Cooling poverty, i costi del freddo non sono uguali per tutti (Foto Jakub Zerdzicki per Pexels)
Il caldo estremo non è uguale per tutti. Evidenzia e accresce disuguaglianze esistenti che rendono più difficile sopportarlo. E così c’è chi può “resistere” e chi invece rischia di più la salute. Accade quando c’è quella forma di povertà energetica che è stata ribattezzata, con voce inglese, cooling poverty. E che si traduce in un esito semplice quanto gravoso: le possibilità di accedere al fresco non sono uguali per tutti. Non tutte le famiglie possono infatti permettersi i costi del raffrescamento estivo legati all’uso intensivo di condizionatori e ventilatori.
La nuova frontiera della disuguaglianza: i costi del raffrescamento
Federconsumatori ha deciso di analizzare i costi dei condizionatori per evidenziare le disuguaglianze create dalla cooling poverty. E lo fa ricordando, in una nota, un aforisma che diceva: “Tutti nella vita hanno la stessa quantità di ghiaccio. Il ricco l’ha d’estate, il povero d’inverno.”
Il ghiaccio d’estate è sinonimo dunque di ristoro e possibilità di benessere contro il caldo estremo, che rappresenta una minaccia alla salute. Questa forma di povertà è “la nuova frontiere della disuguaglianza nel raffrescamento”, spiega Federconsumatori.
La cooling poverty è al centro anche della campagna di Legambiente che chiede città più fresche e più giuste. Anche perché il caldo estremo ha un impatto maggiore non solo nelle fasce di popolazione più fragili ma anche nelle città, dove si aggravano gli effetti delle isole di calore per la cementificazione e la scarsa presenza di aree verdi, e in alcune zone delle città, come le periferie e le aree dove in genere mancano spazi verdi e ombreggiati, alberi, giardini ma anche servizi pubblici e di comunità.
Tanto è vero che ormai si chiede di allestire rifugi climatici – e in Italia ne servirebbero migliaia. La cooling poverty o povertà di raffrescamento è una povertà energetica legata all’incapacità di mantenere una temperatura confortevole in casa, con aria condizionata, climatizzatori, ventilatori, e negli stessi spazi pubblici, laddove mancano insomma spazi verdi, alberi e ombreggiature, rifugi climatici, giardini, pensiline, materiali edilizi adeguati.
I costi del freddo in casa
La povertà nel raffrescamento, ricorda allora Federconsumatori, investe dimensioni diverse, “dalla riqualificazione energetica delle proprie abitazioni alla dotazione di impianti per il raffrescamento ad alta efficienza energetica, dalla disponibilità di reti di supporto e infrastrutture sociali per fronteggiare il caldo all’accesso a informazioni e conoscenze per tutelarsi”.
Questa disparità inoltre ha un costo. L’associazione ha calcolato la differenza tra la spesa per contrastare il caldo di due tipologie di famiglie di tre persone, analizzando la spesa mensile per due condizionatori, una con impianti di condizionamento ad alta efficienza energetica e una con un impianto datato e poco efficiente. La spesa è più che doppia. Quella che deve sostenere una famiglia con un impianto a bassa efficienza energetica può arrivare a 159 euro al mese, il 140% in più rispetto a chi ha installato condizionatori ad elevata efficienza energetica (66,40 euro al mese). La stima è calcolata per un uso di 7 ore al giorno.

Ventilatori e condizionatori, i prezzi
Ma anche dotarsi di condizionatori e ventilatori non è una spesa per tutti. La disparità parte già dall’acquisto, perché in gran parte dei casi i modelli più efficienti e performanti sono i più costosi.
Federconsumatori spiega che l’acquisto di un condizionatore mono split varia da 299 a 529 euro; uno di classe energetica superiore può arrivare a costare 1.499 euro, con un aumento medio del +4,5% rispetto allo scorso anno. A questi costi si aggiungono quelli di installazione, che variano da 155 a 360 euro a seconda della complessità del lavoro.
I costi sono considerevoli anche per un “semplice” ventilatore. Uno a tre velocità ha un prezzo che varia da 20 euro a 100 euro; uno a 20 velocità può costare da 122 a 279 euro; un ventilatore a soffitto da 299 a 345 euro. Inoltre i costi di condizionatori, deumidificatori e ventilatori registrano un aumento medio del 2,4% rispetto al 2025.
Federconsumatori ricorda anche i bonus e le soluzioni disponibili per fronteggiare alcune spese. L’Ecobonus consente di detrarre il 50% della spesa, su un massimo di 30.000 euro, per l’installazione di pompe di calore ad alta efficienza nella prima casa. I condizionatori inverter con funzione riscaldamento rientrano in questa categoria, a patto che sostituiscano un impianto esistente a combustibile fossile e rispettino i requisiti tecnici previsti dal decreto ministeriale. Per le seconde case o le altre tipologie di immobile, la detrazione scende al 36%. Per accedere alla detrazione il pagamento deve avvenire tramite bonifico parlante, con causale specifica che richiami la normativa di riferimento.
Esiste, poi, il Conto Termico 3.0, gestito dal GSE: si tratta di un contributo diretto che può coprire fino al 65% della spesa ammissibile, a seconda del tipo di intervento e del soggetto richiedente. Non esistono dei parametri di reddito per accedervi e, per le medesime spese, non è cumulabile con altre detrazioni.
