I gelati confezionati sono sempre più cari: +40% in 5 anni. L’analisi di Altroconsumo
Secondo Altroconsumo non basta la sola shrinkflation a spiegare l’aumento dei prezzi: “dietro il fenomeno si nascondono l’inflazione sui prodotti alimentari e i rincari, spesso poco chiari, seguiti alla crisi energetica e logistica di qualche anno fa”
I gelati confezionati sono sempre più cari: +40% in 5 anni. L'analisi di Altroconsumo (foto Pixabay)
Altroconsumo ha analizzato l’andamento dei prezzi dei gelati confezionati: negli ultimi cinque anni questi sono aumentati di quasi il 40%, ben oltre l’inflazione alimentare, con picchi del 75% al chilo per alcuni marchi della grande distribuzione.
Rincari che, secondo l’indagine, sono legati a una combinazione di fattori, tra cui l’aumento dei costi di energia e materie prime e, in alcuni casi, alla shrinkflation, con una riduzione del peso dei prodotti a fronte di prezzi invariati o più elevati (qui l’indagine completa).
Gelati sempre più cari, cosa succede?
Altroconsumo riporta i dati Istat, secondo cui – come detto – i gelati hanno registrato in soli cinque anni aumenti del 39,6%. “Nel 2022 si è registrata la prima vera impennata: i prezzi hanno subito un balzo del +13% rispetto all’anno precedente. Una situazione analoga c’è stata poi nel 2023, quando i prezzi sono saliti nuovamente, registrando un’impennata ulteriore del 16% rispetto al 2022“.
“Questa crescita straordinaria – spiega l’associazione – è legata principalmente alla crisi energetica e logistica: nel biennio 2022-2023 infatti i prezzi alimentari hanno registrato un aumento storico in Italia, con un’inflazione media annua per questi beni del +8,8% nel 2022 e del +9,8% nel 2023. Dati alla mano, i prezzi dei gelati sono aumentati più rispetto all’inflazione dei generi alimentari“.
Inoltre, tra le motivazioni alla base dei rincari dei gelati, troviamo anche la shrinkflation, il fenomeno che rimpicciolisce le confezioni dei prodotti ma non i loro prezzi: “ed è vero – sottolinea Altroconsumo – che ci sono alcuni iconici gelati che hanno cambiato il loro formato nel corso degli anni”.
Altroconsumo ha ipotizzato inizialmente che dietro la riduzione delle confezioni dei gelati ci fossero fattori nutrizionali, ossia la scelta di ridurre la porzione per indurre a consumare meno calorie e grassi. “Ma in realtà, se osserviamo i dati, ci accorgiamo che così non è – spiega -: i vantaggi nutrizionali della riduzione della porzione sono ridotti o soggetti a interpretazioni contrastanti. Le calorie per porzione sono infatti le stesse, o leggermente più basse, e i grassi totali e i saturi sono spesso gli stessi rispetto al 2021“.
Tuttavia, secondo l’analisi dell’associazione, “a prescindere dal cambio di formato, i prezzi sarebbero aumentati comunque. Possiamo affermare – sottolinea Altroconsumo – che non è la shrinkflation ad aver guidato i rincari che si registrano sul mercato, avendo coinvolto solo una parte minoritaria dei prodotti analizzati. È stata importante anche la situazione di crisi di qualche anno fa, con il seguito di rincari che ogni crisi porta dietro con sé. E parliamo di rincari decisamente poco chiari, altrimenti non si spiegherebbero dinamiche di prezzo così differenti tra prodotto e prodotto come quelle che abbiamo riscontrato”.
Al contesto si aggiunge ulteriore complessità dovuta “alla presenza nei supermercati di alcuni formati che possono confondere. Esistono confezioni per lo stesso prodotto ma con diversa porzione – spiega ancora l’associazione. – Quindi quel che il consumatore può fare, è di guardare il prezzo al chilo e scegliere di conseguenza“.
