Ddl caccia, la legge sparatutto va alla Camera a novembre
La legge di riforma sulla caccia andrà al voto alla Camera a novembre, senza permettere alla Commissione Agricoltura di completare l’esame degli emendamenti. Greenpeace: il Governo prosegue la corsa alla legge “sparatutto”
La legge sparatutto va al voto alla Camera a novembre (Foto PublicDomainPictures per Pixabay)
La legge “sparatutto” approda al voto in aula a novembre. Senza completare l’esame degli emendamenti alla contestata riforma della caccia.
“Gli attacchi alla natura non si fermano – denuncia Greenpeace – Il Governo ha deciso di proseguire la sua corsa alla “legge spara-tutto” con un gravissimo strappo democratico: il DDL Caccia andrà al voto alla Camera a novembre, senza consentire prima alla Commissione Agricoltura di completare l’esame degli emendamenti presentati”.
Sulla riforma, prosegue Greenpeace, si attua “una forzatura istituzionale dettata esclusivamente da ragioni politiche ed elettorali, ovvero per ingraziarsi la lobby della caccia”.
Più caccia e più specie cacciabili
Da tempo le associazioni sono sul piede di guerra contro questa riforma, sintetizzata in poche parole: più aree aperte alla caccia, più specie cacciabili e meno peso alla scienza nelle decisioni. Niente protezione della biodiversità, insomma, insieme all’attribuzione ai cacciatori del ruolo di “bioregolatori” contro gli animali selvatici e i danni prodotti all’agricoltura: sono aspetti contestati anche perché contrari alla scienza, che invece sottolinea quanto le uccisioni siano inefficaci nel proteggere i danni all’agricoltura o al bestiame.
Il provvedimento di riforma amplia le possibilità di esercizio dell’attività venatoria, aumenta le specie cacciabili e arriva a definire la caccia come un’attività utile alla tutela della biodiversità.
Dopo l’apertura anticipata della caccia in 16 regioni, “il Governo – prosegue Greenpeace – ha deciso di comprimere il dibattito parlamentare e impedire un confronto pieno e approfondito su un provvedimento destinato a incidere direttamente sulla tutela della fauna selvatica, della biodiversità e degli ecosistemi”.
Italiani contrari alle doppiette
Il ddl caccia riduce inoltre il peso del parere scientifico nelle decisioni sulla gestione della fauna. Il tutto in un contesto che vede l’opinione pubblica chiaramente schierata contro la caccia. Secondo i dati IPSOS DOXA raccolti per la Fondazione Capellino, citati da Greenpeace, il 91% degli italiani pensa che la caccia vada limitata, abolita, ridotta o che la legge attuale non debba essere modificata, mentre l’85% delle persone in Italia non si sente sicuro a frequentare boschi e sentieri durante la stagione venatoria.
Non a caso. Secondo l’Enpa dal 2007 al 2025 sono morte 462 persone in incidenti di caccia. “Significa una media di circa 26 vittime ogni anno per un’attività che resta di carattere ludico”.
La riforma interviene sulla Legge 157 del 1992, il principale riferimento normativo in Italia per la tutela della fauna selvatica. Fra le modifiche più preoccupanti ricordate dalle associazioni di tutela degli animali e della fauna selvatica ci sono: l’estensione delle aree in cui sarà possibile cacciare; l’ampliamento delle specie cacciabili; un maggiore uso dei richiami vivi (ovvero uccelli usati per attirarne altri durante gli appostamenti); la possibilità di estendere l’attività venatoria fino a periodi delicati come la migrazione pre riproduttiva degli uccelli.
E infine il ridimensionamento del ruolo scientifico dell’ISPRA (l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) nella definizione dei calendari venatori.
Sono altre le misure che funzionano e proteggono l’agricoltura. Per Greenpeace: recinzioni elettrificate, protezione mirata delle colture, cani da guardiania, corretta gestione dei rifiuti e degli scarti agricoli che attirano gli animali, monitoraggio scientifico e indennizzi rapidi.
