Benessere degli animali, dalle aziende risultati incoraggianti ma miglioramenti troppo lenti

Benessere degli animali, dalle aziende risultati incoraggianti ma miglioramenti troppo lenti

Sono incoraggianti i risultati emersi dal decimo report annuale del benchmark globale sul benessere degli animali d’allevamento (BBFAW); tuttavia, nonostante la tendenza positiva, dall’analisi emerge come il ritmo di implementazione dei miglioramenti e il conseguente impatto concreto sugli animali allevati risultino ancora troppo lenti.

Il BBFAW, strumento utilizzato per analizzare le comunicazioni rese pubbliche dalle aziende e fornire agli investitori un quadro aggiornato di come procedono le politiche e le performance in tema di benessere animale, giunge alla decima edizione. E quest’anno mira non solo a riportare i risultati dell’analisi del 2021, ma anche a delineare i trend e le evoluzioni seguiti dalle 150 aziende globali analizzate a partire dalla prima edizione.

Benessere degli animali, a che punto siamo?

Delle aziende analizzate nel report 2021, l’89% riconosce il benessere animale come una tematica prioritaria della propria strategia aziendale (contro il 71% nel 2012), l’81% ha introdotto politiche per il miglioramento del benessere animale (contro il 46% nel 2012) e il 79% ha pubblicato obiettivi e target specifici di miglioramento (contro solo il 26% nel 2012).

Per aiutare a identificare le aziende che non solo hanno preso degli impegni, ma che hanno anche avviato l’implementazione su scala significativa, a partire da quest’anno BBFAW introduce un nuovo sistema di classificazione, assegnando a ogni azienda una lettera dalla A alla F, a seconda della percentuale di animali che vivono già in condizioni migliori nelle diverse filiere globali delle aziende analizzate.

In base a questa classificazione, dal report traspare che l’85% delle 150 aziende incluse hanno ricevuto una valutazione E o F, a indicazione di come l’implementazione dei miglioramenti in allevamento sia ancora molto indietro rispetto alle tematiche di politiche e governance aziendali.

“È estremamente incoraggiante vedere gli investimenti e i progressi fatti dalle aziende alimentari in questi dieci anni di BBFAW – ha commentato Elisa Bianco, Responsabile del Settore Alimentare in Italia. – Tuttavia, mentre in alcune filiere, come nel caso delle galline ovaiole, stanno iniziando a vedersi i primi progressi concreti, in altre i miglioramenti significativi tardano ancora ad arrivare, come nel caso dei polli da carne e dei suini”.

 

Benessere degli animali

 

La situazione in Italia

Oltre a introdurre la classificazione dalla A alla F, BBFAW 2021 ha raddoppiato l’attenzione sulla comunicazione dei progressi e degli impatti delle aziende, aumentando anche il peso percentuale della sezione dedicata alla misurazione delle performance e portando così 36 aziende, tra cui alcune italiane, a scendere di un livello nella valutazione complessiva.

Nonostante questi cambiamenti, Barilla continua a mantenere la propria posizione di leadership tra le aziende italiane, confermandosi al livello due della classifica del benchmark (ossia le aziende che hanno solidamente integrato il benessere animale nelle proprie strategie aziendali). Un risultato ottenuto grazie alla comunicazione dettagliata delle proprie performance su una serie di indicatori chiave di benessere animale, come la percentuale di vacche da latte non legate alla posta e di suini non sottoposti al taglio della coda, oltre ad avere raggiunto il 100% di galline non allevate in gabbia a livello globale.

Invece, proprio a causa del basso livello comunicazione sulle proprie performance, le restanti aziende italiane incluse nel report si trovano nella metà più bassa della classifica: Coop Italia e Gruppo Cremonini rimangono al livello 4 della classifica, mentre Camst, Ferrero e Gruppo Veronesi si posizionano al livello 5.

Solo Autogrill e Conad, non avendo ancora pubblicato una policy generale in tema di benessere animale, rimangono nel livello 6, il più basso della valutazione.

“Per contribuire a creare un sistema alimentare che funzioni per gli animali, le persone e il pianeta – ha concluso Elisa Bianco – è quanto mai fondamentale che le aziende di tutto il mondo, comprese quelle italiane, si impegnino per attuare progressi significativi trasversali, ad esempio abbandonando non solo le gabbie per le galline, ma anche quelle per scrofe e conigli e utilizzando razze di polli che crescano meno velocemente”.


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Scrive per noi

Francesca Marras
Francesca Marras
Mi sono laureata in Scienze Internazionali con una tesi sulle politiche del lavoro e la questione sindacale in Cina, a conclusione di un percorso di studi che ho scelto spinta dal mio forte interesse per i diritti umani e per le tematiche sociali. Mi sono avvicinata al mondo consumerista e della tutela del cittadino nel 2015 grazie al Servizio Civile. Ho avuto così modo di occuparmi di argomenti diversi, dall'ambiente alla cybersecurity e tutto ciò che riguarda i diritti del consumatore. Coltivo da anni la passione per i media e il giornalismo e mi piace tenermi sempre aggiornata sui nuovi mezzi di comunicazione. Una parte della mia vita, professionale e non, è dedicata al teatro e al cinema.

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