Fumo, aumentano i prezzi delle sigarette (Foto Pixabay)
Fumo e sigarette, da oggi scattano i rincari
Scattano da oggi i rincari dei prezzi per sigarette, sigari e tabacco trinciato. Aumenti da 20 a 50 centesimi a pacchetto. Proposta di legge di iniziativa popolare chiede di aumentare di 5 euro il costo di tutti i prodotti da fumo
Scattano oggi nuovi aumenti sul costo delle sigarette, sigari e tabacco trinciato, come effetto delle misure disposte dal governo attraverso la legge di Bilancio 2026. I rincari vanno dai 20 ai 50 centesimi a pacchetto, sia tra i marchi più economici sia fra i brand di fascia media e alta. E non si fermeranno quest’anno, perché gli aumenti delle accise sul tabacco saranno progressivi e proseguiranno fino al 2028.
Sigarette, aumentano i prezzi. Su le accise
Dall’aggiornamento dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli emerge che i marchi più costosi hanno un prezzo di 6,80 euro a pacchetto. Il brand più costoso è Dunhill International con 7,20 euro a pacchetto; i marchi più economici costano 4,40 euro (Black Devil Yellow, Corset Chic Lilac, Corset Chic Pink).
La manovra prevede un aumento progressivo negli anni 2026-2028 dell’importo minimo fisso delle accise su sigarette, sigaretti e tabacco trinciato, e ridetermina i coefficienti per il calcolo dell’accisa sui prodotti a tabacco riscaldato. Nello specifico, ricorda Assoutenti, l’accisa sui tabacchi lavorati passa da 29,50 euro per 1.000 sigarette del 2025 ai 32 euro del 2026, per poi salire a 35,50 euro nel 2027 e 38,50 euro nel 2028. L’importo minimo dell’accisa sui sigaretti sale da 37 a 47 euro il chilogrammo convenzionale per l’anno 2026, a 49 euro per l’anno 2027 e, a decorrere dall’anno 2028 a 51 euro il chilogrammo convenzionale.
L’importo minimo dell’accisa sul trinciato (tabacco trinciato a taglio fino da usarsi per arrotolare le sigarette) sale da 148,50 euro il chilogrammo convenzionale a 161,50 euro per l’anno 2026, a 165,50 euro per l’anno 2027 e a 169,50 euro il chilogrammo a decorrere dall’anno 2028. Vengono colpite anche le sigarette elettroniche: il coefficiente per i prodotti da inalazione senza combustione costituiti da sostanze liquide contenenti nicotina è stabilito pari al 18% per l’anno 2026; 20% per l’anno 2027; 22%, a decorrere dall’anno 2028. Invece, per i prodotti da inalazione senza combustione costituiti da sostanze liquide senza nicotina è previsto nella seguente misura: 13% per l’anno 2026; 15% per l’anno 2027; 17% per l’anno 2028.
“Secondo le previsioni del governo l’aumento dei prezzi al pubblico di sigarette e tabacco garantirà un maggiore gettito da 1,47 miliardi di euro nel triennio: 213 milioni di euro per l’anno 2026, 465,8 milioni per l’anno 2027 e 796,9 milioni per l’anno 2028 – spiega il presidente Assoutenti Gabriele Melluso – È bene ricordare che la tassazione sul tabacco porta ogni anno nelle casse dello Stato la bellezza di 15 miliardi di euro. Speriamo che parte delle maggiori entrate siano utilizzate dal governo per potenziare misure contro i danni da fumo e incrementare la prevenzione specie in favore dei più giovani”.
5 euro contro il fumo
Nel frattempo va avanti la proposta di legge di iniziativa popolare che chiede l’aumento a 5 euro sul prezzo delle sigarette (e di tutti i prodotti da fumo) con l’obiettivo di ridurre il tabagismo.
L’iniziativa è stata lanciata da AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione AIOM e promuove l’introduzione di una accisa fissa di 5 euro su tutti i prodotti da fumo e da inalazione di nicotina, compresi quelli di nuova generazione. Servono 50 mila firme per presentare la proposta di legge al Parlamento. A oggi ne sono state raccolte oltre 36 mila.
Ogni anno in Italia, spiegano i promotori, si stimano circa 93 mila decessi che si possono attribuire al tabagismo, con effetti rilevanti sulla salute e sull’incidenza di tumori, patologie cardiovascolari, malattie respiratorie croniche e altre malattie. L’impatto economico e sociale del fenomeno è di straordinaria entità: i costi complessivi derivanti dal consumo di tabacco e nicotina, tra spese sanitarie dirette, perdita di produttività e danni ambientali, superano i 26 miliardi di euro annui.
La proposta prevede che il gettito derivante dall’accisa sia vincolato a finalità di pubblico interesse e, in particolare, al finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale. In Italia fuma il 24% degli adulti e troppi giovani si avvicinano a questa abitudine. Fra l’altro oggi la comparsa di nuovi prodotti del tabacco e della nicotina, in particolare tra i giovani, è la sfida principale e crescente del fumo. La preoccupazione è legata alla rapida diffusione dei prodotti da fumo fra i giovani e alla loro “attrattività”, veicolata anche attraverso la promozione sui social media e il ricorso a forme di marketing più o meno occulto.
Secondo dati diffusi di recente dai promotori della campagna “5 euro contro il fumo”, il 7,5% degli studenti fra 11 e 13 anni ha già provato un prodotto a base di tabacco (sigarette, tabacco riscaldato o sigarette elettroniche) e la percentuale sale al 37% se si considerano i ragazzi dai 14 ai 17 anni.
L’abitudine del fumo risulta poi associata allo svantaggio sociale: “coinvolge soprattutto le persone con difficoltà economiche, dove raggiunge il 36% rispetto al 21% fra chi dichiara di non averne”.
Risparmio di almeno 150 euro al mese
“Esperienze internazionali hanno dimostrano che il drastico incremento del prezzo delle sigarette rappresenta la sola strategia efficace per ridurre il numero di fumatori – spiegano AIOM, Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione AIOM -. Si stima una possibile riduzione del 37% del consumo di tabacco, aumentando di 5 euro il prezzo di tutti i prodotti da fumo. Lo scopo è rendere il tabagismo un’abitudine davvero costosa e poco sostenibile, a partire dai più giovani e dalle persone che devono già affrontare difficoltà finanziarie. Chi fuma oggi un pacchetto al giorno, smettendo di fumare, guadagnerà prima di tutto in salute e risparmierà almeno 150 euro al mese, una cifra che pesa molto, soprattutto per chi ha risorse modeste. E, se ci sarà un incremento delle entrate, contribuirà a finanziare il Servizio Sanitario Nazionale, che ha sempre più bisogno di risorse per continuare a garantire gli attuali livelli di assistenza a tutti i cittadini”.

