Congedo di paternità, INPS e Save the Children: persistono ampie differenze tra territori

Congedo di paternità, INPS e Save the Children: persistono ampie differenze tra territori (Foto di Edgar Gonzalez da Pixabay)

Nel 2024 l’utilizzo del congedo di paternità in Italia si conferma stabile, con oltre il 64% dei padri lavoratori dipendenti che ha beneficiato della misura: è quanto emerge dalle elaborazioni fatte da Save the Children sui dati INPS.

“Dopo anni di progressiva crescita – commentano Save The Children e INPS – il ritmo di aumento sembra essersi attenuato, lasciando apparire un quadro in cui la scelta di prendersi cura dei figli nei primi giorni di vita è diventata più diffusa, ma non ancora universalmente condivisa“.

Congedo di paternità, chi ne usufruisce

Secondo i dati INPS i padri che usufruiscono del congedo hanno tra i 35 e i 44 anni (52% nel complesso), un impiego stabile e a tempo pieno e nella maggior parte dei casi risiedono nel Nord del Paese (59% degli utilizzatori, 107.273 padri) mentre al Centro e al Sud vivono rispettivamente il 19% (34.130 padri) e il 22% (40.236).

La tipologia contrattuale incide sensibilmente sulla durata effettiva del congedo: i lavoratori full time utilizzano mediamente quasi due giorni in più rispetto ai part time (+1,9 giorni), mentre chi ha un contratto a tempo indeterminato sfrutta mezza giornata in più rispetto a chi è assunto a termine (+0,5 giorni). Anche la posizione lavorativa fa la differenza, con impiegati e dirigenti che ricorrono al congedo circa un giorno in più rispetto ai lavoratori manuali, mentre livelli retributivi più elevati risultano associati a un uso più contenuto della misura.

“I dati – affermano Save The Children e INPS – mostrano che sempre più padri stanno compiendo un passo importante verso una maggiore condivisione delle responsabilità familiari, anche se persistono differenze legate al contesto lavorativo, economico e territoriale, che continuano a influenzare questa possibilità. È necessario, pertanto, rafforzare strumenti che sostengano in maniera strutturale le famiglie, poiché le scelte che riguardano il tempo da dedicare ai figli incidono direttamente sul loro benessere e sulla qualità della loro crescita”.

Le differenze territoriali

Come detto, quindi, persistono ancora ampie differenze tra territori. In particolare, la presenza dei padri che usufruiscono del congedo continua a essere fortemente concentrata nelle regioni settentrionali, dove vivono circa tre utilizzatori su cinque (59% – 107.273 padri). Lombardia (38,2% degli utilizzatori del Nord), Veneto (18,9%) ed Emilia-Romagna (16,8%) sono le aree che ne raccolgono il numero più alto, seguite da Piemonte (13,5%), Trentino Alto-Adige (4,4%), Friuli-Venezia Giulia (4,1%), Liguria (3,8%) e Valle d’Aosta (0,3%).

Mentre al Centro il Lazio (45% degli utilizzatori del Centro) e la Toscana (32,3%) rappresentano le regioni con la maggiore incidenza. Di seguito Marche (14,9%) e Umbria (7,8%).

Nel Mezzogiorno, pur con una distribuzione meno uniforme, emergono Campania (28,5% degli utilizzatori del Sud), Puglia (21,7%) e Sicilia (21,6%) come i territori in cui risiede la maggior parte degli utilizzatori, seguite da Abruzzo (9,2%), Calabria (7,5%), Sardegna (6,8%), Basilicata (3,1%) e Molise (1,6%).

Differenze significative riguardano anche il numero di giorni fruiti: i lavoratori del Nord-Est e del Nord-Ovest usano un numero di giorni di congedo maggiori rispetto a quelli del Centro (rispettivamente +0,52 e +0,43 giorni), mentre al Sud e nelle Isole la fruizione è inferiore (-0,38 e -0,36giorni).

“Nel complesso – concludono Save The Children e INPS – sono 181.777 i padri che nel 2024 hanno utilizzato il congedo di paternità. Una cifra significativa, ma che invita a riflettere sulle condizioni che ancora rendono disomogeneo l’accesso a uno strumento fondamentale per il benessere dei bambini e per avanzare verso una più equa ripartizione del lavoro di cura”.

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