Carburanti, energia e gas: le conseguenze della guerra in Medio Oriente (Foto Pixabay)
Carburanti, energia e gas: frenata dei consumi, rincari in bolletta per le imprese
Dai rialzi di carburanti, energia e gas una crisi che comprende la frenata dei consumi e i rincari delle bollette per le imprese. L’allarme è generale. Confesercenti stima già una riduzione dei consumi reali di circa 4 miliardi di euro e una bolletta energetica media di 1500 euro in più per le attività
Carburanti, energia, gas: la tempesta scatenata dalla guerra in Medio Oriente si abbatterà sui consumi delle famiglie e sui costi operativi delle imprese. Che dunque chiedono misure di emergenza e interventi strutturali. Consumi, potere d’acquisto, economia sono a rischio.
Carburanti, gasolio ai massimi da quattro anni
Sui carburanti, continuano le tensioni mentre il gasolio ormai è ai massimi da quattro anni. Continuano a correre i prezzi dei carburanti alla pompa e ieri Staffetta quotidiana segnalava che “il gasolio self service è al massimo dal 22 marzo 2022, giorno in cui il governo Draghi intervenne con il taglio delle accise; la benzina è al massimo dal 6 agosto 2024”.
Questa mattina le medie nazionali dei prezzi sono in “lievissimo rialzo” ma già da domani ci si aspettano rincari più decisi, sulla spinta dei nuovi rialzi sui prezzi consigliati dei maggiori marchi. Corrono le quotazioni dei prodotti raffinati, mentre il petrolio, pur in calo, permane sopra i cento dollari. Staffetta registra dunque che le medie dei prezzi rilevati ieri mattina sono le seguenti:
- benzina self service a 1,842 euro/litro, diesel self service a 2,071 euro/litro;
- benzina servito a 1,975 euro/litro e diesel servito a 2,203 euro/litro;
- gpl servito a 0,705 euro/litro e metano servito a 1,501 euro/kg (invariati);
- sulle autostrade: benzina self service 1,929 euro/litro (servito 2,179), gasolio self service 2,135 euro/litro (servito 2,388), gpl 0,837 euro/litro, metano 1,536 euro/kg, gnl 1,295 euro/kg.
Allarme su consumi e bolletta energetica imprese
Con i rincari di carburanti, energia e gas l’allarme riguarda non solo l’impatto sulle famiglie e sui consumi ma investe anche le imprese.
“Nelle attività del commercio, del turismo e dei servizi energia elettrica e gas sono costi strutturali, difficili da comprimere e impossibili da assorbire a lungo senza conseguenze”, osserva Nico Gronchi, presidente di Confesercenti.
Non è solo la frenata dei consumi a preoccupare le imprese. Secondo una simulazione sugli effetti dei rincari registrati nelle ultime settimane sui mercati energetici, fatta da Confesercenti con la collaborazione di Innova, nei 18 giorni seguiti alla scoppio della guerra in Iran i prezzi all’ingrosso di elettricità e gas sono saliti rispettivamente del 24% e di quasi il 33%.
“Se questi livelli dovessero mantenersi fino alla fine dell’anno, – spiega la sigla – per le PMI del commercio, del turismo e dei servizi la bolletta energetica potrebbe salire già nel 2026 a 3,8 miliardi di euro, con un aggravio di quasi 900 milioni rispetto al 2025”. Per le imprese la bolletta complessiva aumenterebbe nel dettaglio di 880 milioni di euro, un aumento della spesa media annua di quasi 1500 euro ad attività ma con grandi differenze.
La simulazione stima infatti l’aumento in 2.700 euro per un supermercato, 529 euro per un minimarket e 109 euro circa per un piccolo esercizio al dettaglio non alimentare, mentre arriva a 1.010 euro per un bar, 1.830 euro per un ristorante, 2.723 euro per un albergo di 30 camere.
“Misure di emergenza su carburanti, energia e gas”
Tutto questo si sommerebbe alla frenata sui consumi. I rincari energetici colpiscono la spesa degli italiani e comprimono il potere d’acquisto. Si stima una possibile riduzione dei consumi reali di circa 4 miliardi di euro, con ripercussioni sull’intera economia.
“Gli incrementi dei costi operativi – afferma Gronchi – destano particolare attenzione nel turismo, anche non considerando il possibile impatto dei rincari sui flussi di visitatori. Con questi livelli di costo, infatti, le imprese italiane rischiano di essere meno in grado di resistere alla concorrenza dei Paesi competitor, che possono contare su prezzi di partenza dei beni energetici più favorevoli di quelli italiani, e quindi su una maggiore capacità di assorbire i rialzi. L’Italia invece, anche a causa del peso strutturale del fisco, che sugli energetici è sopra la media europea, resta particolarmente esposta agli shock su energia e gas. I rialzi colpiscono insieme imprese e famiglie: da un lato aumentano i costi di gestione delle attività economiche, dall’altro comprimono il potere d’acquisto e quindi i consumi, che sono il primo motore della domanda interna. Per questo non bastano interventi tampone: servono misure di emergenza su carburanti, energia e gas ma anche interventi strutturali, a partire dalla riduzione degli oneri di sistema, per evitare che ogni nuova tensione sui mercati si trasformi in un freno alla crescita del Paese”.

