Covid, la vita dei cittadini e delle comunità, il Report Fondaca-Idos
La crisi pandemica ha accentuato le differenze tra cittadini italiani e stranieri. Il Rapporto di Fondeca e Idos sulle conseguenze del Covid su cittadini e comunità
Che la pandemia del Covid abbia cambiato la vita dei cittadini è sin troppo scontato. Un progetto, finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca (FRES) e realizzato da Fondaca e dal Centro Studi e Ricerche IDOS ha analizzato nel dettaglio le conseguenza della pandemia sulla vita dei cittadini, con particolare attenzione alle disuguaglianze sociali e territoriali, all’inclusione socio-economica e alle strategie di resilienza adottate dalle comunità.
Nel Rapporto conclusivo, presentato questa mattina nel corso di un evento all’Università La Sapienza di Roma, si evidenzia che la crisi pandemica ha accentuato le differenze tra cittadini italiani e stranieri.
Status, diritti e partecipazione civica
I permessi di soggiorno rilasciati sono calati del 63,2% tra il 2020 e il 2021, mentre il lavoro regolare, come quello domestico, è aumentato tra la popolazione straniera.
Il diritto alla salute e alla sicurezza è diventato prioritario, ma con accesso differenziato. Sono emerse nuove forme di responsabilità civica, come il rispetto delle misure sanitarie.
I cittadini con regolare permesso di soggiorno, ad esempio, hanno potuto accedere ai servizi sanitari essenziali. Gli stranieri irregolari hanno incontrato maggiori difficoltà nell’accesso alle cure, nonostante alcune misure emergenziali abbiano previsto assistenza sanitaria anche per chi non era in regola con il soggiorno.
C’è stato un aumento della partecipazione civica attraverso il volontariato locale, il sostegno alle famiglie vulnerabili e l’uso delle tecnologie digitali per la partecipazione politica.
Tra marzo e aprile 2020, oltre 15 milioni di italiani hanno fatto donazioni legate all’emergenza Covid.
Covid e l’impatto sul mercato del lavoro
La pandemia ha avuto un forte impatto sul mercato del lavoro, con la sospensione delle attività produttive, l’aumento del lavoro domestico regolare e l’introduzione di misure straordinarie per i lavoratori essenziali.
Durante il lockdown del 2020, oltre 7 milioni di lavoratori sono stati coinvolti nella sospensione delle attività produttive. Questo ha riguardato soprattutto le micro e piccole imprese, particolarmente vulnerabili alle perdite economiche.
Le donne sono state leggermente meno colpite dalla sospensione poiché più impiegate nei servizi, meno soggetti a chiusura rispetto all’industria.
Il lavoro domestico ha registrato un aumento significativo durante la pandemia, sia per la maggiore domanda di servizi domiciliari, sia per l’emersione del lavoro irregolare favorita dalle misure di regolarizzazione.
L’incremento più significativo si è registrato nel 2020 (+10,4% rispetto al 2019), con un picco nel 2021. Tuttavia, nel 2022 il numero è tornato a calare, probabilmente per l’allentamento delle restrizioni e il ritorno alle attività tradizionali.

