End The Cage Age, ieri il Convegno sul passaggio a sistemi cage-free per conigli e quaglie

End The Cage Age, ieri il Convegno sul passaggio a sistemi cage-free per conigli e quaglie (Fonte immagine: Pixabay)

End The Cage Age, ieri il Convegno sul passaggio a sistemi cage-free per conigli e quaglie

Nel corso di un evento organizzato da Animal Equality, CIWF Italia, Essere Animali e HSI/Europe per la coalizione italiana End The Cage Age, è stato affrontato il caso dei conigli e delle quaglie: “Senza gabbie è possibile, per tutti gli animali”

In Europa, ogni anno, oltre 300 milioni di animali (galline, scrofe, vitelli, conigli, quaglie e anatre) vengono ancora allevati in gabbia, per tutta o una parte significativa della loro vita. Oltre 40 milioni di loro solo in Italia. Lo hanno ricordato Animal Equality, CIWF Italia Onlus, Essere Animali e HSI/Europe, in occasione dell’evento organizzato ieri a Roma per la coalizione italiana End the Cage Age, al fine di discutere il passaggio a sistemi cage-free per conigli e quaglie.

“Siamo fieri, oggi, di potere gettare luce sulla situazione degli animali più dimenticati tra quelli che soffrono nelle gabbie, italiane ed europee: i conigli e le quaglie. Milioni e milioni di individui privati di tutto ciò che renderebbe la loro vita almeno maggiormente compatibile con i loro bisogni etologici. Non esageriamo dicendo che la vita in gabbia per loro è una vera tortura”, ha dichiarato Annamaria Pisapia, direttrice CIWF Italia, che ha moderato i lavori del convegno.

In risposta all’Iniziativa dei Cittadini Europei End the Cage Age, che ha condotto alla raccolta di 1.4 milioni di firme certificate, la Commissione Europea si è impegnata a proporre, entro il 2023, una normativa per eliminare l’utilizzo delle gabbie nell’allevamento.

End The Cage Age, sistemi cage-free per conigli e quaglie

Nel corso del convegno, Martina Pluda, direttrice per l’Italia di HSI/Europe, ha sottolineato come la transizione ad allevamenti senza gabbie sia tanto più urgente per i conigli e le quaglie, animali non protetti da alcuna normativa specie-specifica europea o nazionale: “Sebbene l’articolo 13 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea richiami l’Unione Europea e gli Stati Membri a tenere pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti, le specie protagoniste dell’incontro odierno languono in gabbia e in un vuoto legislativo da colmare urgentemente.”

Animali stipati in spazi piccolissimi, come ha ricordato Claudio Pomo, Responsabile Sviluppo di Essere Animali, illustrando le scioccanti immagini raccolte dalla sua organizzazione in allevamenti delle due specie in questione. Mentre il Dr. Marcello Volanti, medico veterinario che si occupa di allevamenti biologici, biodinamici ed estensivi, ha ricordato che “Questi animali vivono in uno stato di permanente sofferenza, che non comprendono ma sopportano per grande capacità di adattamento. Lo stare in gabbia comporta all’animale una serie di gravi problematiche fisiche e psicologiche”.

Durante il convegno è stato presentato anche il reportValutazione dell’impatto economico dell’eliminazione delle gabbie negli allevamenti di conigli da ingrasso e quaglie”, realizzato dal CRPA – Centro Ricerche Produzioni Animali per conto di CIWF Italia, Essere Animali e HSI/Europe, che analizza in dettaglio i costi di passaggio a sistemi cage-free per conigli da ingrasso e quaglie, sia ovaiole che allevate per la loro carne, in Italia.

Copyright: Arianna Santini
Copyright: Arianna Santini

Per quanto riguarda i conigli – affermano le associazioni – le gabbie bicellulari, che non danno alcuna garanzia in termini di benessere animale, possono essere sostituite dai sistemi park, ovvero in recinti sopraelevati e privi di copertura, in cui gli animali sono in grado di esprimere alcuni dei loro comportamenti naturali più elementari, come quello di saltare e nascondersi. Mentre, per quanto riguarda le quaglie, le gabbie in cui sono stipate decine di animali, possono essere sostituite da sistemi “free-to-fly”.

Secondo lo studio, nelle 4 regioni che allevano l’80% dei conigli da ingrasso (Veneto, Piemonte, Lombardia e Friuli Venezia-Giulia) il costo totale di investimento per effettuare la dismissione delle gabbie e il passaggio al sistema park ammonterebbe a circa 150 milioni di euro. Per le quaglie invece, su base nazionale, il costo sarebbe pari a 1,7 milioni di euro per le quaglie produttrici di uova, 810.000 euro per quelle allevate per la loro carne.

“Anche nei comparti minori, come quelli dei conigli e delle quaglie, stanno destando sempre maggiore interesse le tecniche alternative di allevamento, che puntano a un miglioramento del benessere animale, soprattutto agendo sull’eliminazione delle gabbie per tutto il ciclo di vita dell’animale – ha dichiarato Alessandro Gastaldo, ricercatore del CRPA. – Con questi sistemi è possibile migliorare la qualità di vita dei soggetti allevati, in particolare dai punti di vista della socializzazione, della libertà di movimento e della maggiore stimolazione sensoriale, con possibilità per gli animali di assumere comportamenti più consoni all’indole specifica, con forte riduzione dei comportamenti anomali (stereotipie motorie)”.

“I costi di questa riconversione – spiega – sono risultati pari a 29-53 euro per posto coniglio da ingrasso e a 5,45 e 2,63 euro rispettivamente per quaglie ovaiole e da ingrasso”.

L’appello

A nome di tutta la coalizione italiana End The Cage Age, Animal Equality, CIWF Italia, Essere Animali e HSI/Europe hanno rinnovato l’appello al Governo italiano a dare il proprio fondamentale contributo, sia sostenendo il divieto legislativo delle gabbie a livello europeo sia avviando, tramite politiche economiche mirate, la transizione cage-free anche in ambito nazionale.

“Lo studio del CRPA ha mostrato fattibilità e costi. Non ci sono scuse. Bisogna solo volerlo. Chiediamo al Governo di investire nella transizione cage-free senza indugi”, hanno detto le associazioni.


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Francesca Marras
Mi sono laureata in Scienze Internazionali con una tesi sulle politiche del lavoro e la questione sindacale in Cina, a conclusione di un percorso di studi che ho scelto spinta dal mio forte interesse per i diritti umani e per le tematiche sociali. Mi sono avvicinata al mondo consumerista e della tutela del cittadino nel 2015 grazie al Servizio Civile. Ho avuto così modo di occuparmi di argomenti diversi, dall'ambiente alla cybersecurity e tutto ciò che riguarda i diritti del consumatore. Coltivo da anni la passione per i media e il giornalismo e mi piace tenermi sempre aggiornata sui nuovi mezzi di comunicazione. Una parte della mia vita, professionale e non, è dedicata al teatro e al cinema.

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