denatalità

(fonte immagine pixabay)

Le culle italiane continuano a svuotarsi. Nel 2024 le nascite sono state 369.944, quasi 10mila in meno rispetto all’anno precedente (-2,6%). È quanto emerge dai dati diffusi dall’Istat, che confermano la tendenza della denatalità ormai ininterrotta dal 2008: in poco più di quindici anni, l’Italia ha perso oltre 207mila nati, pari a una riduzione del 35,8%.

Il tasso di natalità si è attestato nel 2024 a 6,3 nati per mille abitanti, contro i 9,7 per mille registrati nel 2008. Un crollo che riflette la crisi demografica del Paese, alimentata da fattori economici, culturali e strutturali.

Fecondità ai minimi storici

Il numero medio di figli per donna è sceso a 1,18 nel 2024, in calo rispetto all’1,20 del 2023 e al di sotto del precedente minimo storico di 1,19 registrato nel 1995.
Le stime provvisorie dei primi sette mesi del 2025 fanno scendere ulteriormente la fecondità a 1,13 figli per donna, il valore più basso mai registrato in Italia.

La diminuzione riguarda sia le donne italiane, la cui fecondità è passata da 1,14 a 1,11, sia le donne straniere, che pur mantenendo un livello più alto (1,79 figli in media) registrano un calo costante rispetto agli anni passati (2,31 nel 2010).

Meno potenziali genitori, meno figli

A incidere sul crollo delle nascite non è solo la scelta di avere meno figli, ma anche la riduzione del numero di potenziali genitori.
Le generazioni nate dagli anni Settanta in poi, già meno numerose, si trovano oggi nella fascia d’età in cui si diventa genitori, ma con una propensione alla natalità sempre più bassa: si è passati da oltre due figli per donna negli anni Sessanta a poco più di uno oggi.

La conseguenza è un circolo vizioso demografico: meno giovani adulti portano inevitabilmente a meno nascite, aggravando il problema della sostenibilità economica e sociale nel lungo periodo.

Il 2025 segna un nuovo record negativo

Il calo prosegue anche nel 2025: da gennaio a luglio sono stati registrati 197.956 nati, circa 13mila in meno (-6,3%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Il tasso di natalità si attesta così al 3,4 per mille, confermando un peggioramento rispetto al 2024 (3,6 per mille).

Un andamento di questa entità, spiega l’Istat, si era già verificato in passato solo in alcune fasi critiche — come nel 2013, 2016 e 2019 — ma mai con una continuità così marcata.

Una sfida per il futuro del Paese

La denatalità rappresenta una delle emergenze strutturali più gravi per l’Italia.
Oltre a ridurre la popolazione in età lavorativa, mette in difficoltà i sistemi di welfare, pensionistico e sanitario, destinati a reggere il peso di una popolazione sempre più anziana.

Gli esperti invitano a interventi strutturali e di lungo periodo: politiche per la famiglia, sostegno alla genitorialità, conciliazione tra lavoro e vita privata e un welfare più attento ai bisogni delle giovani coppie.
Senza un’inversione di tendenza, l’Italia rischia di diventare un Paese sempre più vecchio e sempre meno numeroso, con conseguenze economiche e sociali difficilmente reversibili.

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