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Visite oculistiche: otto italiani su dieci con problemi, ma le cure restano un lusso
Tra liste d’attesa bloccate e costi crescenti, sempre più cittadini rinunciano alle visite oculistiche o si rivolgono al privato. Il rapporto Censis-OneSight EssilorLuxottica fotografa un’emergenza silenziosa.
Quasi otto italiani su dieci soffrono di disturbi della vista ma solo 8 italiani su 10 possono permettersi visite oculistiche. A rivelarlo è il rapporto “Vedere meglio, vivere meglio, tutti”, realizzato dalla Fondazione OneSight EssilorLuxottica Italia in collaborazione con il Censis. La miopia interessa circa la metà dei cittadini, mentre un quinto soffre di presbiopia. Difetti refrattivi e malattie oculari che, in assenza di prevenzione e cure adeguate, riducono la qualità della vita e possono peggiorare nel tempo, con un impatto crescente sulla spesa sanitaria pubblica e privata.
Liste d’attesa troppo lunghe e sanità a pagamento
Il dato più allarmante riguarda le difficoltà di accesso al Sistema sanitario nazionale per le visite oculistiche e gli esami specialistici.
In media, chi si rivolge al Servizio sanitario deve attendere 102 giorni per una visita oculistica e 92 giorni per un esame specialistico. In più di un caso su quattro (26,2%), i cittadini si trovano di fronte a liste d’attesa bloccate o chiuse, senza possibilità di prenotazione.
Non sorprende quindi che il 62,8% degli italiani scelga di rivolgersi direttamente al privato, mentre solo il 32,8% riesce a usufruire del Servizio sanitario e il 4,4% si orienta sull’intramoenia.
La situazione è analoga per gli esami diagnostici, dove oltre la metà dei pazienti (51,9%) preferisce il canale privato, spesso come unica alternativa concreta.
Prevenzione fuori dalla portata di molti
Il rapporto evidenzia anche un significativo impatto economico sulle famiglie.
Più di un terzo degli italiani (31,2%) dichiara di non riuscire a fare prevenzione oculistica come vorrebbe per motivi economici.
Inoltre, un quarto dei cittadini (24,2%) ha dovuto tagliare altre spese essenziali per potersi permettere visite, esami o occhiali, mentre quasi uno su cinque (19%) ha rinviato o rinunciato a una prestazione sanitaria o all’acquisto di lenti correttive.
Un dato che conferma come la salute visiva sia diventata, per molti, una questione di possibilità economica più che di bisogno sanitario.
Un’emergenza sanitaria e sociale
Il ricorso ridotto ai pronto soccorso per emergenze oculistiche, dove la maggior parte dei casi è classificata come “non urgente”, mostra un ulteriore segnale di sfiducia e scoraggiamento.
Di fronte a tempi lunghi e costi elevati, molti pazienti preferiscono rinunciare o rivolgersi al privato, aggravando le disuguaglianze nell’accesso alle cure.
Gli esperti invitano a potenziare la rete pubblica di prevenzione e diagnostica, con l’obiettivo di garantire visite più rapide, accessibili e diffuse sul territorio.
Perché, come ricorda il titolo del rapporto, “vedere meglio” non significa solo correggere un difetto visivo, ma poter vivere meglio — tutti, e non solo chi può permetterselo.

