Famiglie, Ue: “Se si è genitori in un paese, lo si è in tutti i paesi” (fonte foto: pixabay)

«Se si è genitori in un Paese, lo si è in tutti i Paesi». Le parole della presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen spiegano così il cuore della proposta di regolamento sulla filiazione e la genitorialità che arriva oggi dall’Europa. La Commissione ha infatti sottolineato che “la genitorialità stabilita in uno Stato membro dovrebbe essere riconosciuta in tutti gli altri Stati membri, senza alcuna procedura speciale”, incluso il riconoscimento per i genitori dello stesso sesso.

Chi è famiglia in uno Stato della Ue lo è in tutti gli altri stati europei e questo va nell’interesse superiore dei minori e nel diritto dei bambini.

 

 

Rapporti di filiazione in Europa

La necessità è quella di garantire che la filiazione accertata in uno Stato membro sia riconosciuta in tutti gli altri Stati membri a tutti gli effetti, spiega Bruxelles. Il problema si pone perché gli Stati hanno legislazioni diverse in tema di filiazione, e così «in una situazione transfrontaliera una famiglia potrebbe perdere i diritti derivanti dalla filiazione ai sensi del diritto nazionale – spiega la Commissione – Il mancato riconoscimento della filiazione mette a rischio i diritti fondamentali dei figli, compreso il loro diritto all’identità, alla non discriminazione e alla vita privata e familiare».

 «Orgogliosa delle nuove norme che presentiamo oggi sul riconoscimento della genitorialità nell’Ue. Vogliamo aiutare tutte le famiglie e i bambini in situazioni transfrontaliere: perché se si è genitori in un Paese, lo si è in tutti i Paesi», ha scritto su Twitter la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

«Tutti i figli dovrebbero godere degli stessi diritti, indipendentemente dal modo in cui sono stati concepiti o sono nati e dal tipo di famiglia – ha detto Didier Reynders, commissario per la Giustizia La proposta odierna mira a garantire che i diritti fondamentali dei figli non siano messi a rischio in situazioni transfrontaliere all’interno dell’Unione europea. Grazie alle nuove norme, tutti i figli e le famiglie godrebbero in tutti gli Stati membri dei diritti derivanti dalla filiazione ai sensi del diritto nazionale, una volta accertata la filiazione in uno Stato membro».

Famiglie e filiazione, la proposta della Ue

La proposta di regolamento volta ad armonizzare a livello dell’UE le norme di diritto internazionale privato in materia di filiazione adottata dalla Commissione «è incentrata sull’interesse superiore del minore e sui diritti del figlio – spiega Bruxelles – Fornirà chiarezza giuridica a tutti i tipi di famiglie che si trovano in una situazione transfrontaliera all’interno dell’UE, in quanto si spostano da uno Stato membro all’altro a fini di viaggio o di soggiorno, oppure hanno familiari o beni in un altro Stato membro. Uno degli aspetti chiave della proposta è che la filiazione accertata in uno Stato membro dell’UE dovrebbe essere riconosciuta in tutti gli altri Stati membri, senza nessuna procedura specifica».

Il diritto dell’Ue, interpretato dalla Corte di giustizia dell’Unione europea, prevede già che la filiazione accertata in uno Stato membro sia riconosciuta in tutti gli altri Stati membri per alcuni scopi: accesso al territorio, diritto di soggiorno, non discriminazione rispetto ai cittadini nazionali. Tuttavia, ciò non vale per i diritti conferiti dal diritto nazionale, spiega Bruxelles.

«La proposta odierna consente ai figli di beneficiare in situazioni transfrontaliere dei diritti derivanti dalla filiazione ai sensi del diritto nazionale, in materie quali la successione, i diritti alimentari o il diritto dei genitori di agire in qualità di rappresentanti legali del minore (per motivi di scolarizzazione o di salute)».

Alla base c’è dunque la tutela dei diritti dei figli e la certezza del diritto per quelle famiglie che si trovano in una situazione transfrontaliera e che sono costrette a lunghi iter per il riconoscimento della filiazione.

La proposta prevede il riconoscimento delle decisioni giudiziarie e degli atti pubblici che accertano o forniscono prove dell’accertamento della filiazione. Di norma, la filiazione accertata in uno Stato membro dovrebbe essere riconosciuta in tutti gli altri Stati membri, senza alcuna procedura particolare.

Si prevede anche la creazione di un certificato europeo di filiazione. I figli (o i loro rappresentanti legali) possono richiederlo allo Stato membro che ha accertato la filiazione e utilizzarlo come prova della filiazione in tutti gli altri Stati. La Commissione propone un modello armonizzato, comune a tutta l’UE. L’uso del certificato sarebbe facoltativo per le famiglie, che però avrebbero il diritto di richiederlo e di ottenerne l’accettazione in tutta l’UE. La proposta non armonizza il diritto sostanziale di famiglia che rimane competenza degli Stati. Dovrà essere adottata all’unanimità dal Consiglio, previa consultazione del Parlamento europeo.


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