Malasanità, Konsumer: Ministero della Salute condannato a risarcire una paziente

Malasanità, Konsumer: Ministero della Salute condannato a risarcire una paziente

Konsumer Italia ha ottenuto un’importante vittoria in un caso di malasanità. La Corte d’appello di Bologna ha condannato il Ministero della Salute a risarcire i danni patiti da una signora a causa del virus dell’epatite C, contratto per effetto di una trasfusione di sangue nel 1974. La causa risale al 2005.

Malasanità, la vicenda seguita da Konsumer

Con atto di citazione notificato nel 2005, una consumatrice, rivoltasi all’avv. Giovanni Franchi di Konsumer Italia, aveva portato il Ministero della Salute davanti al Tribunale di Bologna per i danni patiti dopo aver contratto l’epatite C a seguito di una terapia trasfusionale, effettuata presso la Clinica Ostetrica e Ginecologica degli Ospedali Riuniti di Parma nel 1974 per via di un’emorragia post partum.

Il Tribunale con sentenza n. 2197/08 aveva rigettato la proposta, condannandola al pagamento delle spese di lite.

La signora si era rivolta, dunque, alla Corte d’appello di Bologna, che aveva respinto però la sua domanda, in quanto erano passati più di dieci anni da quando la danneggiata avrebbe avuto contezza del danno.

 

malasanità

 

Con ordinanza n. 26115 del 5 aprile 2018 la Corte di Cassazione ha ribaltato il giudizio, stabilendo che il termine decennale decorre da quando il danneggiato ha presentato la richiesta di indennizzo secondo le prescrizioni della l.n. 210/92. Richiesta che in questo caso – spiega Konsumer – era stata fatta successivamente al 1995, pertanto la notifica della citazione era intervenuta prima del decorso del decennio.

La Corte, dunque, rimise gli atti alla Corte d’appello di Bologna affinché provvedesse al risarcimento. Quest’ultima, infine, ha condannato il Ministero al pagamento, a titolo risarcitorio, della somma di € 37.612,50, oltre agli interessi dalla pubblicazione della stessa e rifusione delle spese di lite di tutti i gradi del giudizio.

Per la Corte d’appello – sottolinea l’associazione – il Tribunale avrebbe commesso un errore anche nell’affermare che il Ministero non è responsabile dell’omessa assunzione di cautele che all’epoca non erano ancora conosciute.

Secondo il giudice, nonostante in quegli anni non vi fossero adeguate conoscenze sul virus dell’epatite C, che sarebbe stato scoperto (assieme ai suoi anticorpi) solo nel 1999, e benché non fosse entrata in vigore la l. n. 107/90, vi era comunque la consapevolezza dei rischi inerenti all’uso del sangue ed emoderivati per scopi terapeutici e, quindi, anche della necessità di procedere a scrupolosi controlli prima di utilizzarli.

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