Medicina personalizzata in oncologia, Cittadinanzattiva: percorsi diagnostici solo per pochi
Medicina personalizzata in oncologia, Cittadinanzattiva: percorsi diagnostici per pochi
Cittadinanzattiva presenta l’indagine sul grado di diffusione e di accesso alla medicina personalizzata in oncologia: percorsi diagnostici e telemedicina solo per pochi, scarsa l’informazione e l’accesso ai test predittivi e prognostici
Quasi un cittadino su quattro riferisce un’attesa superiore ai 30 giorni per accedere alle cure, dopo la diagnosi o sospetta diagnosi di tumore. È quanto emerge dall’“Indagine Civica sul grado di diffusione e di accesso alla medicina personalizzata in oncologia” promossa da Cittadinanzattiva, con l’obiettivo di monitorare il grado di conoscenza, diffusione e accesso alla medicina personalizzata nel nostro Paese.
Medicina personalizzata, Cittadinanzattiva: manca un accesso omogeneo
Ecco, quindi, una sintesi dei dati. Secondo l’indagine solo al 22% è stata prospettata la presa in carico tramite un PDTA oncologico. Inoltre del 73% dei cittadini non è stato informato sulla possibilità di effettuare un test genomico e solo un 15% dichiara a oggi possibile il rimborso di questi test da parte del Servizio sanitario nazionale nella propria Regione.
Dalla prescrizione all’esecuzione dei test (di espressione genica nel carcinoma della mammella, genomico con tecnologia Next Generation Sequencing e genomico con altra tecnologia) circa la metà degli intervistati afferma che occorrono meno di 15 giorni. A livello organizzativo, sono presenti programmi che permettono lo scambio di informazioni tra i diversi ospedali (oltre il 47% dei casi) e tra ospedali e strutture territoriali (circa il 45%).
“L’indagine evidenzia come oggi non si possa parlare di un accesso omogeneo ed equo alla medicina personalizzata nel nostro Paese – dichiara Valeria Fava, responsabile politiche della salute di Cittadinanzattiva – e altrettanto evidente è lo scarso livello di conoscenza e consapevolezza da parte dei cittadini”.
Tra le Regioni intervistate, Piemonte, Toscana, Valle D’Aosta, Marche, Campania, Veneto e Sicilia riferiscono di aver istituito un Molecular Tumor Board (equipe interdisciplinare di esperti che prevede una prognosi e sceglie una terapia personalizzata già approvata o in via di sperimentazione clinica), mentre Molise, Umbria e Puglia hanno in programma di istituirlo. La Sardegna non lo ha ancora istituito.

Solo al 22% dei pazienti è stata prospettata la possibilità di essere preso in carico tramite un PDTA oncologico, a fronte di un 44% che risponde negativamente e un 34% che non sa. In particolare i PDTA sono attivati soprattutto per il tumore al polmone e alla mammella.
Anche sulla telemedicina siamo indietro: ben l’88% delle strutture sanitarie dichiara di non aver attivato servizi di assistenza ai pazienti tramite la telemedicina. Circa il 64% dichiara di aver partecipato ad un corso di aggiornamento sulle nuove tecnologie inerenti alla medicina personalizzata.
Le proposte di Cittadinanzattiva
L’associazione avanza, dunque, alcune proposte: garantire Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali (PDTA) specifici per le diverse patologie oncologiche e i bisogni assistenziali (di natura fisica e psico-sociale); ricorrere alla medicina personalizzata per garantire le cure più efficaci e una migliore qualità di vita anche nella fase iniziale della malattia oncologica; inserire i test genomici e i test Next Generation Sequencing (NGS) nella lista di aggiornamento dei LEA, almeno per le principali patologie tumorali.
E poi, ancora, implementare i finanziamenti a oggi stanziati per test genomici e tecnologie NGS, al fine di renderli permanenti e monitorarne l’utilizzo; prevedere e garantire reti informatiche e banche dati per un facile e veloce scambio di informazioni tra gli operatori sanitari; accelerare l’istituzione di Molecular Tumor Board (MTB) nell’ambito della Rete Oncologica Regionale.
L’indagine si è svolta nel periodo Settembre/Novembre 2021 e ha coinvolto – tramite un questionario articolato – 372 cittadini (di cui il 50% ha avuto una esperienza diretta o indiretta con una patologia tumorale), 51 Direzioni Generali di strutture sanitarie (tra Aziende Ospedaliere Universitarie, Presidi Ospedalieri e Aziende Ospedaliere) e 11 Assessorati regionali alla Salute (Piemonte, Toscana, Valle D’Aosta, Marche, Campania, Veneto, Sicilia, Molise, Umbria, Puglia e Sardegna).

