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Maltrattamento all’infanzia in Italia, il costo della pandemia lo pagano i bambini

«La pandemia ha aumentato i fattori di rischio alla base del maltrattamento all’infanzia agendo da detonatore in situazioni di disagio», dice Gloria Zavatta, Presidente Cesvi, alla presentazione dell’Indice regionale sul maltrattamento all’infanzia in Italia. Quest’anno c’è anche un focus sulla sicurezza dell’infanzia durante la pandemia. E mette in evidenza le cicatrici che due anni di Covid hanno lasciato nel paese. I costi maggiori si sono scaricati su bambini e adolescenti, come dimostrano anche le denunce che vengono da chi si occupa a vario titolo di infanzia e adolescenza, di medici e pediatri.

Maltrattamento all’infanzia, la dura eredità della pandemia

È preoccupante il quadro che emerge dall’Indice regionale sul maltrattamento all’infanzia in Italia curato da Fondazione Cesvi.

«La pandemia ha aumentato in modo drammatico tutti i fattori di rischio che sono alla base del maltrattamento all’infanzia, agendo in molti casi da detonatore in situazioni di disagio pregresso: povertà e disoccupazione, deterioramento della salute mentale, isolamento e contrazione delle relazioni sociali», spiega Gloria Zavatta, presidente della Fondazione.

Il maltrattamento all’infanzia è grave e ha conseguenze drammatiche sulla salute dei bambini e degli adolescenti nel breve periodo e a lungo termine quando diventano adulti.

«Gli ex bambini maltrattati – spiegano dal Cesvi – diventano adulti che vivono con un pesante fardello di dolore che spesso scaricano sui propri figli, generando un circuito vizioso di trasmissione intergenerazionale, che solo un intervento esterno può interrompere. La violenza contro i minori è quindi un fenomeno sistemico che non può essere ricondotto esclusivamente a dinamiche relazionali familiari ma che rappresenta un grave problema di salute pubblica, prima, durante e dopo la pandemia e che richiede un approccio globale».

 

 

 

La sicurezza dell’infanzia durante la pandemia

Quale è stato dunque l’effetto della pandemia sui minori? Il focus La sicurezza dell’infanzia durante la pandemia Covid restituisce un’immagine allarmante sullo stato di salute, fisica e mentale, di giovani e giovanissimi, in parte già denunciato da medici e pediatri e fotografato dai dati dell’Istat.

La sintesi del Cesvi è drammatica: «Il boom di accessi nei pronto soccorso per disturbi neuropsichiatrici è il segno più tangibile di un malessere diffuso. Basti pensare che solo nel primo anno di pandemia, la Società italiana di pediatria ha registrato un incremento degli ingressi di oltre l’80%. Ideazione suicidaria, depressione e disturbi del comportamento alimentare (anoressia e bulimia) le cause principali. Un deterioramento dello stato di salute, in particolare tra gli adolescenti, certificato dall’Istat: nel secondo anno di pandemia, l’indice di salute mentale cala decisamente nella fascia 14-19 anni mentre raddoppia il numero degli adolescenti che si dichiarano insoddisfatti».

Reati contro i minori e violenza domestica

Dati della Polizia segnalano anche l’aumento dei reati contro bambini e adolescenti durante la pandemia. Secondo la Polizia Criminale, i maltrattamenti contro familiari e conviventi minori registrano un più 11% nel 2020. Nel primo anno di lockdown crescono in modo esponenziale anche i reati di pedopornografia e adescamento online (+77%).

È aumentata anche la violenza sulle donne. I dati del numero antiviolenza e stalking 1522 evidenziano un forte incremento delle chiamate durante la prima fase del lockdown. Il luogo dove più frequentemente si consuma la violenza è la casa della vittima. All’aumento delle segnalazioni non è corrisposta tuttavia una crescita delle denunce. Le forze di polizia hanno registrato un forte calo delle denunce per maltrattamenti, stalking e violenza sessuale, conseguenza diretta del confinamento in casa e dunque del maggior controllo esercitato dal partner convivente.

La violenza domestica si traduce spesso in violenza assistita dai minori. Secondo le stime dell’Istat, circa il 50% dei figli assiste alla violenza, mentre il 10% la subisce.

La pandemia lascia un’eredità pesante. Ha inoltre messo sotto pressione i servizi sul territorio, già carenti, e reso non più rinviabile un piano di interventi strutturali. «Ribadiamo la necessità di azioni sistemiche e di medio-lungo periodo per le politiche di prevenzione e contrasto al maltrattamento – prosegue Zavatta –  È fondamentale agire tanto sui fattori di rischio quanto sul complesso del sistema dei servizi per adeguarli e potenziarli. Ci appelliamo all’istituzione affinché investano subito risorse su sanità, scuola e giustizia. In particolare, sottolineiamo la necessità di disporre di dati più puntuali sull’entità del maltrattamento all’infanzia in Italia e di ridurre il divario sociale ed economico delle regioni del Mezzogiorno tramite l’attuazione pratica dei LIVEAS (Livelli Essenziali di Assistenza Socioassistenziale). Se non interveniamo oggi, il costo sociosanitario per le prossime generazioni sarà insostenibile».


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