Nasce Tyche s.p.a., il primo crematorio di animali da compagnia

Nasce Tyche s.p.a., il primo crematorio di animali da compagnia

Enpa oggi compie 150 anni. Per l’occasione una delegazione dell’Ente guidata dalla Presidente Nazionale Carla Rocchi è stata ricevuta a Palazzo Madama dalla Presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati.

Enpa, le tappe storiche

Nella giornata di oggi Enpa ricorda le tappe storiche che hanno portato al suo sviluppo.

Tutto nasce dalla lettera di Garibaldi, spedita 150 anni fa da Caprera: “Mio caro Riboli, V’invio una lettera della Signora Winter. Vi prego d’istituire tale Società annoverando la Signora come Presidente ed io come socio. Vostro, G. Garibaldi”.

Era il 1 aprile 1871 quando Giuseppe Garibaldi spedì questa lettera. Da mesi portava avanti una fitta corrispondenza con Anna Winter, paladina inglese dei diritti degli animali, per creare una associazione “contro i maltrattamenti che gli animali subiscono dai guardiani e dai loro conducenti”.

E così in poco tempo, proprio su impulso di Garibaldi, nasce la Società protettrice degli animali. Una storia che l’Ente Nazionale Protezione Nazionale ha voluto raccontare e celebrare attraverso un video che vede protagonista l’attrice comica Lucia Ocone nei panni di Marsala, la cavalla di Garibaldi.

 

 

Nel 1913 il Parlamento del Regno approva, su iniziativa del senatore Luzzatti, la prima legge organica sui diritti degli animali. Nel 1939 l’Ente assume la sua attuale denominazione e diventa un ente pubblico.

Nel 1979, quando il Paese si avvia a chiudere gli enti pubblici considerati “inutili”, l’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini ritiene l’Enpa tutt’altro che inutile e lo trasforma in ente morale di diritto privato.

“A distanza di 150 anni – afferma Carla Rocchi, Presidente nazionale Enpa – vogliamo ricordare l’eredità importante che Giuseppe Garibaldi ci ha lasciato: proteggere e tutelare gli animali, sempre. Un impegno crescente e costante, portato avanti dall’Enpa e dai tanti volontari. Le leggi negli anni sono state fatte, e non senza battaglie. Quello che ancora oggi rimane una nota dolente nel nostro Paese è la loro applicazione. Una situazione da cambiare. A partire dall’abolizione degli allevamenti intensivi, inaccettabili non solo da un profilo etico, visto la crudeltà che li caratterizza, ma anche da quello sanitario e ambientale”.
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