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Puliamo il mondo 2020

Integrazione, convivenza e lotta ai pregiudizi sono entrati a pieno titolo fra i temi di Puliamo il mondo. La storica campagna di volontariato ambientale di Legambiente torna quest’anno dal 25 al 27 settembre e, sull’onda di quanto accade da qualche anno, mette insieme la tutela dell’ambiente e i diritti umani.

Per «spazzare via rifiuti e pregiudizi», l’associazione ambientalista insieme ad altre 40 associazioni e la collaborazione della Commissione europea promuove iniziative sui temi dell’integrazione, della convivenza, della lotta a violenze e razzismo.

 

catena umana

 

Puliamo il mondo dai pregiudizi

Dal 25 al 26 settembre ci saranno dunque tre giorni di volontariato per Puliamo il Mondo, che promuove da anni la gestione sostenibile dei rifiuti e l’economia circolare, e che unisce da qualche anno i temi ambientali con la lotta ai pregiudizi e alle discriminazioni. L’obiettivo, spiega Legambiente, è quello di promuovere uno spirito di comunità fatto di tolleranza e solidarietà.

«Un “Puliamo il Mondo dai pregiudizi”, come lo abbiamo voluto chiamare, che torna anche quest’anno in collaborazione con la Commissione europea e un comitato organizzatore formato da 41 associazioni, che si occupano di migranti, comunità straniere, richiedenti asilo politico, detenuti, disabilità, salute mentale, discriminazione basata sull’orientamento sessuale», spiega Legambiente.

Collaborano infatti, fra le decine di associazioni, Amnesty e Arcigay, Baobab Experience e Cittadinanzattiva, Croce Rossa Italiana e Fondazione Centro Astalli, Medici Senza Frontiere, Movimento Difesa del Cittadino e Save the Children, solo per citarne qualcuna.

Sono associazioni, pur diverse fra loro, che credono nell’accoglienza, nelle ragioni della convivenza pacifica e nell’urgenza di combattere razzismo e violenza che, spiega Legambiente, «purtroppo, sapientemente alimentati da narrazioni false e tendenziose, hanno assunto proporzioni inquietanti anche nel nostro Paese».

 

 

stop al razzismo

 

La Ue e il piano d’azione contro il razzismo

La Commissione europea ha annunciato un piano di azione contro il razzismo per combattere il razzismo individuale e strutturale, intensificare l’impegno contro tutte le forme di discriminazione nell’accesso al lavoro, alla casa, all’istruzione e ai beni e servizi.

In occasione del discorso sullo stato dell’Unione, la Presidente Ursula von der Leyen ha detto: «I progressi nella lotta contro il razzismo e l’odio sono fragili: difficili da conseguire, si possono vanificare in un attimo. È giunto ora il momento di cambiare. Di costruire un’Unione veramente antirazzista, un’Unione che dalla condanna passi all’azione. E la Commissione sta presentando un piano d’azione per rendere possibile questo cambiamento».

Il piano d’azione prevede fra l’altro una migliore applicazione del diritto europeo, con l’individuazione delle lacune da colmare, mentre nel 2021 la Commissione presenterà una relazione sull’applicazione della direttiva sull’uguaglianza razziale. Richiede poi agli stati di adottare piani d’azione nazionali contro il razzismo e la discriminazione razziale entro la fine del 2022.

Lotta alle discriminazioni

Nella Ue il 45% delle persone di origine nordafricana, il 41% dei rom e il 39% delle persone originarie dell’Africa subsahariana ha subito discriminazioni su base razziale. Il 47% della popolazione di religione ebraica teme di diventare bersaglio di insulti verbali o molestie di matrice antisemita. L’11% degli ebrei si è sentito discriminato in quanto tale.

«Negli ultimi mesi – ha detto il presidente di Legambiente Stefano Ciafani – il movimento globale Black Lives Matter ha posto con grande enfasi il tema della discriminazione razziale negli Stati Uniti come nel resto del pianeta. E non è certo un caso che nel suo discorso sullo stato dell’Unione della scorsa settimana la Presidente Ursula von der Leyen abbia dichiarato che è giunto il momento di costruire un’Unione veramente antirazzista. Anche in Italia le cronache giornalistiche fanno emergere troppo spesso casi di razzismo, discriminazione e violenza che, crediamo, si possono combattere solo attraverso un paziente e continuativo lavoro di costruzione e di tessitura sociale, che ogni giorno pratichiamo con il lavoro delle nostre associazioni».

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