Salario dignitoso, al via l’Iniziativa dei cittadini europei per i lavoratori del tessile (foto: pixabay)

Al via l’Iniziativa dei Cittadini europei che chiede un salario dignitoso per i lavoratori del settore tessile. Si chiama Good Clothes, Fair Pay la campagna che chiede una legislazione sui salari dignitosi in tutto il settore dell’abbigliamento, del tessile e delle calzature. A lanciarla è Abiti Puliti insieme al network della Clean Clothes Campaign ed altre organizzazioni internazionali (Fashion Revolution, Fair Wear Foundation, ASN Bank, Fairtrade, Solidaridad, World Fair Trade Organization).

 Good Clothes, Fair Pay vuole raccogliere 1 milione di firme a sostegno dell’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) che chiede misure concrete per garantire ai lavoratori dell’industria tessile un salario dignitoso.

La campagna invita dunque marchi e distributori a mettere in atto, controllare e divulgare un piano di azione con obiettivi precisi per colmare il divario fra i salari effettivi e i salari dignitosi.

I brand sono tenuti a identificare i gruppi di lavoratori che più rischiano di essere colpiti da bassi salari, come donne e migranti, e prevedere misure relative ai prezzi di acquisto e alle pratiche commerciali dirette ai loro fornitori. La proposta di legislazione, spiega in una nota Abiti Puliti, riguarderebbe tutti i marchi e i distributori che vogliono commerciare nell’UE, indipendentemente dal fatto che abbiano sede in Europa o nel resto del mondo.

Good Clothes, Fair Pay

Il salario dignitoso e il prezzo dei vestiti

Il salario dignitoso è un diritto umano fondamentale. È dignitoso quel salario che permette ai lavoratori di provvedere ai propri bisogni di base e a quelli delle persone a loro carico, tra cui il cibo, l’alloggio, l’istruzione e l’assistenza sanitaria, oltre a un certo reddito discrezionale per gli eventi imprevisti. La campagna scaturisce dalla povertà lavorativa diffusa fra i lavoratori del settore tessile, abbigliamento e calzature.

«La stragrande maggioranza dei lavoratori dell’abbigliamento e del tessile di tutto il mondo percepisce salari molto bassi e molti sono intrappolati nella povertà lavorativa» (Good Clothes, Fair Pay).

I costi salariali, spiegano dalla campagna, rappresentano poi solo una minima parte del costo dei vestiti. L’eventuale preoccupazione dei consumatori alla fine della catena – i vestiti costeranno di più? – va smontata perché l’impatto del costo del lavoro è davvero minimo.

«È un’idea sbagliata quella secondo cui se i lavoratori dell’abbigliamento ricevono un salario dignitoso, i consumatori vedranno aumentare significativamente i prezzi dei loro vestiti. In realtà, un rapporto di Oxfam ha rilevato che se i marchi pagassero ai lavoratori dell’abbigliamento un salario vivibile nella catena di fornitura, il costo finale di un capo di abbigliamento aumenterebbe solo dell’1%

C’è poi da considerare che i marchi hanno spesso “proprietari miliardari e profitti enormi” e dovrebbe essere loro responsabilità quella di garantire un salario dignitoso per i lavoratori, piuttosto che scaricare i costi sui consumatori.

ECi_GoodClothes

Salario dignitoso vs povertà dei lavoratori

L’Iniziativa dei cittadini, spiega ancora una nota, si concentra nello specifico sui salari dignitosi nel settore tessile, si applica a qualsiasi impresa indipendentemente dalle sue dimensioni e sottolinea l’importanza di un impegno continuo delle parti interessate, come i sindacati e i lavoratori.

L’ICE chiede un meccanismo di reclamo per affrontare i problemi nella catena di fornitura e agire come sistema di allarme rapido.

La Clean Clothes Campaign è un membro del comitato che ha redatto la proposta e un partner chiave della campagna Good Clothes, Fair Pay.

Spiega Deborah Lucchetti, coordinatrice nazionale della Campagna Abiti Puliti, sezione italiana della Clean Clothes Campaign: « È ancora troppo facile per i marchi eludere le proprie responsabilità in qualità di datori di lavoro principali, seppure indiretti, di milioni di lavoratrici e lavoratori cui non riescono a garantire il diritto fondamentale ad una vita dignitosa. Esistono numerose iniziative volontarie che affermano di lavorare su questo tema, ma la realtà è che i lavoratori dell’abbigliamento sono a tutti gli effetti definibili come lavoratori poveri; il loro potere d’acquisto è estremamente basso ed è a malapena migliorato – in molti casi addirittura diminuito – nell’ultimo decennio. Le iniziative volontarie non hanno portato a miglioramenti significativi per i lavoratori perché non hanno modificato l’asimmetria di potere che governa le catene globali di fornitura, causa prima di ingiustizia sociale e povertà. Sono necessarie leggi e obblighi insieme a sindacati forti e indipendenti per garantire alle lavoratrici condizioni di lavoro dignitose».

La campagna Good Clothes, Fair Pay durerà un anno, a partire da oggi. Se riuscirà a raccogliere 1 milione di firme con valore legale, in base alle norme che regolano la ICE la Commissione europea sarà obbligata a discutere la proposta presentata dal Comitato promotore.

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