Giornata dell’educazione, Italia fra i paesi europei con meno laureati (Foto Emily Ranquist per Pexels)
Istruzione, Italia fra i paesi europei con meno laureati
Il 24 gennaio è la Giornata internazionale dell’educazione. Focus istruzione Italia: è uno dei paesi europei con meno laureati e ha un milione di minori in povertà educativa
L’istruzione è un diritto umano e una responsabilità pubblica. Ha un ruolo centrale per promuovere lo sviluppo, ridurre le disuguaglianze, contrastare il disagio socio-economico, garantire un futuro. Il 24 gennaio si celebra la Giornata internazionale dell’educazione, istituita dall’Onu per richiamare l’attenzione sul ruolo centrale dell’istruzione.
Due numeri rendono l’idea di quanto questo diritto sia violato a livello globale: nel mondo 250 milioni di bambini e ragazzi non vanno a scuola e 763 milioni di adulti sono analfabeti.
Ma anche se si guarda nei confini nazionali, emergono grandi carenze. L’Italia è agli ultimi posti in Europa per giovani laureati. E la povertà educativa inizia presto, già con le carenze nei primissimi servizi, quelli dell’infanzia. In Italia ci sono un milione di minorenni in povertà educativa, ricorda l’associazione Mission Bambini.
In Italia laureato solo il 31% dei giovani
I dati di Con i bambini, soggetto attuatore del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, evidenziano anche il gap che c’è fra l’Italia e il resto d’Europa per percentuale di giovani laureati.
In Italia nel 2024 i laureati si fermano al 31,6% fra i giovani di età compresa tra i 25 e i 34 anni, uno dei livelli più bassi in Ue.
Investire in educazione rimane uno degli strumenti più efficaci contro il disagio socio-economico ma “spesso la condizione socio-economica della famiglia ha un impatto decisivo sul percorso di studio dei figli – spiega Con i Bambini – Per questo è fondamentale che le istituzioni garantiscano pari opportunità di accesso ai più alti gradi di istruzione, indipendentemente dal contesto sociale e territoriale di partenza”.
Obiettivo 45%, Italia lontana
L’Unione europea si è data l’obiettivo di raggiungere una quota del 45% di laureati tra la popolazione di età compresa tra i 25 e i 34 anni entro il 2030. Alcuni paesi l’hanno raggiunto ma l’Italia è ancora distante. Meno di un terzo dei giovani di quell’età è laureato.
Secondo i dati Eurostat 2024 sulla popolazione generale, il 33,5% della popolazione europea tra i 25 e i 74 anni aveva conseguito un titolo di istruzione terziaria.
La quota più alta è in Irlanda, Lussemburgo, Svezia e Cipro, dove oltre il 45% della popolazione adulta ha un titolo universitario (o equiparabile); all’estremo opposto ci sono Romania e Italia, entrambe sotto il 25%.
Il divario è ancora maggiore se si guarda ai giovani adulti (25-34 anni): nel 2024 la media Ue dei laureati è del 44,2% e quasi la metà degli stati membri aveva raggiunto o superato il target. L’Italia invece è al penultimo posto con solo il 31,6%, oltre il 13% sotto l’obiettivo europeo. Dopo di lei c’è solo la Romania (23,2%).
La laurea è donna
In questo quadro c’è poi una forte differenza di genere: le donne raggiungono la laurea molto più spesso degli uomini. In Italia il divario è di oltre il 13%, uno dei più alti in Europa: è del 38,5% la quota di laureate di età compresa tra i 25 e i 34 nel 2024 contro il 25% di laureati.
In Italia ci sono poi forti divari territoriali. Facendo riferimento a dati 2022, su una popolazione di età 25-49 anni, emerge che nel 2022 solo 6 regioni superavano la soglia del 30% di laureati nella fascia 25-49 anni. La quota più alta c’è nel Lazio (32,6%), in Molise (31,6%) e in Abruzzo (30,8%). All’opposto, le regioni con le percentuali più basse risultano Sicilia (22,5%), Campania (23,6%) e Sardegna (23,7%). Quote di laureati particolarmente basse anche in Puglia (24,2%) e Calabria (26,3%). Allo stesso tempo, però, fra il 2018 e il 2022 in tutte le regioni si è registrato un aumento più o meno significativo della quota di laureati.
Un milione di bambini in povertà educativa
Allargando lo sguardo anche ai bambini e agli adolescenti, emerge che in Italia ci sono 1 milione di minori in condizioni di povertà educativa. Come ricorda Mission Bambini, presente in 15 città con centri che offrono percorsi educativi dalla prima infanzia all’adolescenza, “in Italia la povertà educativa si radica già nei primi anni di vita e tende ad aggravarsi con il passare del tempo: l’accesso ai servizi per la prima infanzia resta diseguale e, negli anni successivi, cresce il rischio di dispersione scolastica”.
Già nella fascia dei servizi per l’infanzia, 0-3 anni, l’offerta di servizi educativi non riesce ancora a rispondere pienamente ai bisogni delle famiglie e presenta grandi differenze tra Nord e Sud. Solo nell’ultimo anno quasi il 60% delle strutture ha dichiarato bambini in lista d’attesa, con una pressione crescente sulla capacità di accoglienza.
Istruzione e abbandono scolastico
Lo svantaggio iniziale può diventare interruzione del percorso scolastico. Nell’ultimo anno scolastico, 1 studente su 10 tra i 18 e 24 anni ha lasciato precocemente il percorso d’istruzione, con divari ancora significativi tra regioni e gruppi sociali. La dispersione implicita, con gli studenti che arrivano a fine percorso scolastico senza adeguate competenze, sfiora il 9%.
«Quando mancano servizi nei primi anni e punti di riferimento educativi stabili negli anni successivi, le disuguaglianze tendono ad accumularsi – dichiara Stefano Oltolini, Direttore Generale di Mission Bambini – Per questo lavoriamo in modo continuativo, insieme a scuole e partner del territorio: l’obiettivo è intercettare i bisogni presto e accompagnare bambini e ragazzi nel tempo, non solo intervenire quando la difficoltà è già diventata emergenza».

