Fake news sul cibo, ISS: italiani promossi ma con qualche riserva
Gli italiani sanno riconoscere abbastanza bene le fake news sul cibo. Promossi ma con qualche riserva, dice l’Istituto superiore di sanità, che ha lanciato il decalogo contro le bufale in nutrizione
Fake news sul cibo, il decalogo ISS (Foto Pixabay)
Le fake news sul cibo sono dietro l’angolo. Che si tratti di una “dieta miracolosa”, delle promesse di un integratore, dell’ennesimo complotto via social o della speranza che finalmente arrivi una cura semplice a un problema complesso, la nutrizione e il cibo sono spesso argomenti nei quali proliferano fake news, falsi miti o semplicemente informazioni incomplete, altrettanto spesso veicolate dai social e da un aggancio “emotivo” che fa leva su paure e speranze personali.
Gli italiani sono interessati ai temi dell’alimentazione e tutto sommato riescono a riconoscere le false credenze e le fake news sul cibo, anche se con qualche incertezza in alcuni campi o argomenti. Ad esempio sanno che eliminare i carboidrati dalla dieta non rappresenta un modo efficace e salutare per dimagrire e non associano automaticamente i prodotti light o senza zucchero alla perdita di peso, ma hanno una conoscenza più limitata quando si parla di glutine.
Riconoscere le fake news sul cibo: il sondaggio
In occasione della Giornata mondiale sulla sicurezza alimentare di ieri, l’Istituto superiore di sanità (ISS) ha diffuso i risultati del sondaggio “Bufale nel piatto: riconoscere le fake news sull’alimentazione”, promosso sui propri canali social, che ha coinvolto oltre 4 mila partecipanti.
“Viviamo in un contesto in cui le informazioni circolano con una velocità senza precedenti – ha detto il presidente dell’Iss, Rocco Bellantone –. Nel campo dell’alimentazione questo fenomeno è particolarmente evidente: fake news, miti nutrizionali e promesse di diete miracolose possono generare confusione, influenzare le scelte alimentari e compromettere l’adesione alle raccomandazioni basate sulle evidenze scientifiche”.
I risultati del sondaggio mostrano una buona capacità di riconoscere alcune delle più diffuse fake news sul cibo e nel campo della nutrizione, ma evidenziano anche aree nelle quali persistono dubbi e convinzioni errate. Ecco alcuni risultati:
- Il 93% dei partecipanti ha correttamente riconosciuto come falsa l’affermazione secondo cui eliminare i carboidrati dalla dieta rappresenta un modo efficace e salutare per dimagrire.
- Il 90% ha identificato come falsa l’idea che i prodotti light o senza zucchero facciano automaticamente dimagrire.
- Il 77% ha risposto correttamente alla domanda relativa al consumo di frutta dopo i pasti, riconoscendo che non esistono evidenze scientifiche che ne sconsiglino l’assunzione.
- Il 74% ha correttamente indicato che lo zucchero di canna è sostanzialmente equivalente allo zucchero bianco dal punto di vista nutrizionale.
- Più articolata è risultata la questione del glutine: il 67% dei partecipanti ha riconosciuto che il glutine è dannoso esclusivamente per le persone affette da celiachia, mentre circa un terzo dei rispondenti ha mostrato incertezza o ha fornito una risposta non corretta.
L’indagine ha inoltre raccolto 1.339 risposte aperte, che saranno utili per approfondire percezioni, dubbi e bisogni informativi dei cittadini.
Il decalogo anti-bufale in nutrizione
Per destreggiarsi fra le informazioni in ambito alimentare e sanitario e svilupparne una lettura critica davanti al bombardamento di news, spesso via social, il Dipartimento Sicurezza alimentare, nutrizione e sanità pubblica veterinaria dell’Iss ha realizzato un decalogo con una serie di indicazioni e strumenti pratici. “L’obiettivo – ha detto Laura Rossi, direttrice del Reparto Alimentazione, nutrizione e salute dell’ISS – è che questo decalogo possa diventare uno strumento utile per cittadini, professionisti della salute e operatori della comunicazione”. Di seguito il decalogo anti-bufale in nutrizione dell’ISS.
Diffida delle soluzioni semplici a problemi complessi
Se qualcosa promette risultati rapidi e universali (ad esempio, “detox”, “cura miracolosa”, “Perdi 5 kg in una settimana senza dieta né attività fisica”), è molto probabile che non sia supportato da evidenze solide
Chiediti: da dove viene l’informazione?
Fonte, autore e competenza contano: sui mezzi di informazione e sui social in particolare, chiunque può diffondere contenuti senza qualifiche, con qualità molto variabile (ad esempio qualcuno che promuove una dieta o un integratore senza dichiarare eventuali interessi commerciali)
Attenzione al linguaggio emotivo
Le fake news funzionano perché fanno leva su paura, speranza o indignazione: contenuti emotivi (ad esempio “Questo alimento ti sta avvelenando ogni giorno!”, “Scoperta sconvolgente che i nutrizionisti non vogliono farti sapere”) si diffondono più velocemente e sono più creduti.
Non confondere esperienza personale con evidenza scientifica
Testimonianze (“a me ha funzionato”, “Io ho eliminato il glutine e mi sento meglio”,) non equivalgono a prove: la scienza si basa su studi controllati e replicabili.
Fai attenzione alle informazioni parziali
Molte informazioni non sono completamente false, ma incomplete o decontestualizzate, presentando solo i benefici (ad esempio, “Questo integratore rafforza il sistema immunitario” senza indicare per chi, in quali condizioni o con quali evidenze). Anche questo è cattiva informazione.
Diffida dei “consensi sociali” (like, condivisioni, follower)
La popolarità non è sinonima di verità: i meccanismi di approvazione o popolarità sui social fanno sembrare affidabili anche contenuti falsi (ad esempio un post con migliaia di like che promuove una dieta “miracolosa” senza basi scientifiche; un video virale che diffonde informazioni errate ma viene condiviso perché “tutti ne parlano”).
Non rimanere nella tua “bolla” cercando conferma di quello in cui credi
Riconosci i tuoi bias cognitivi, ossia la conferma di quello in cui credi. Tendiamo infatti a credere a ciò che conferma le nostre idee (confirmation bias): le fake news sfruttano proprio questo meccanismo. Ad esempio, se pensi che lo zucchero sia “il principale responsabile di tutte le malattie”, crederai più facilmente a messaggi che lo demonizzano, anche senza basi scientifiche solide.
Controlla se esiste consenso scientifico
Un singolo studio non basta: le raccomandazioni affidabili derivano dalla valutazione complessiva delle evidenze, non da risultati isolati. Uno studio dimostra che “il caffè fa male”: viene citato un solo studio, ignorando tutte le altre evidenze (cherry picking).
Fermati prima di condividere
Un semplice “pausa e verifica” riduce significativamente la diffusione di fake news: condividere d’impulso è uno dei principali motori della disinformazione. Ad esempio, quando condividi sui social un articolo dal titolo sensazionalistico senza leggere il contenuto completo oppure condividi un post solo perché ti colpisce o conferma ciò che pensi.
Allena il pensiero critico (prebunking)
Imparare a riconoscere tecniche, spesso manipolative, usate nella disinformazione (come generalizzazioni e cherry picking) aiuta a diventare più resistenti alle fake news. “Scoperta rivoluzionaria che i medici non vogliono farvi sapere”: è un esempio dell’uso di linguaggio sensazionalistico per attirare attenzione e creare sfiducia.
