Farmaci equivalenti, fiducia in calo soprattutto fra i giovani
Oggi l’evento conclusivo della campagna IoEquivalgo di Cittadinanzattiva. Indagine SWG: gli italiani si affidano sempre più a dottor Google e all’intelligenza artificiale per i piccoli problemi di salute, aumenta il ricorso ai farmaci da banco, non decolla la fiducia nei farmaci equivalenti
Farmaci equivalenti, indagine Cittadinanzattiva (Immagine Ioequivalgo Cittadinanzattiva)
Dottor Google e l’Intelligenza artificiale per avere informazioni di salute e contrastare i piccoli malesseri. Per contrastare malesseri quali stanchezza, dolori osteoarticolari, insonnia, mal di testa o problemi digestivi, il 39% degli italiani ricorre a farmaci da banco; il 10% cerca rimedi su internet e l’8% chiede consigli all’intelligenza artificiale. Non decolla l’informazione la fiducia nei farmaci equivalenti, soprattutto fra le giovani generazioni.
C’è fra loro un calo di conoscenza e minore familiarità verso i farmaci equivalenti. Diminuisce anche la consapevolezza circa le caratteristiche specifiche del farmaco equivalente: la popolazione tende a riconoscere meno il fatto che contenga lo stesso principio attivo e garantisca la stessa efficacia, le medesime controindicazioni e lo stesso dosaggio dei farmaci di marca. Inoltre, aumenta la quota di chi ritiene erroneamente che il medico di medicina generale sia obbligato a scrivere il nome commerciale nella prescrizione del farmaco.
“Quasi 1 italiano su 10, ma si arriva al 15% tra i più giovani, dichiara di avere consultato un’IA per capire come curare i piccoli malesseri, in un generale contesto di crescita del ricorso ad internet per acquisire informazioni e consigli”.
Farmaci e salute, l’indagine
È quanto evidenzia la ricerca realizzata da SWG realizzata tra aprile e maggio, su un campione di 2500 cittadini maggiorenni rappresentativi della popolazione italiana. Lo studio è stato presentato nell’ambito dell’evento “Si chiama equivalente, tu chiamalo una scelta”, appuntamento promosso da Cittadinanzattiva in chiusura della VI Edizione della Campagna IoEquivalgo che vuole promuovere la consapevolezza e l’accesso ai farmaci equivalenti in Italia.
Anche nel 2025, infatti, come emerge dal Report annuale del Centro studi Egualia sull’andamento del mercato italiano degli equivalenti, i cittadini hanno versato un differenziale di prezzo – ossia il surplus per ritirare il brand più costoso rispetto all’equivalente – pari a oltre un miliardo di euro. In particolare a spendere di più sono i residenti nel Lazio e nel Molise, di meno quelli della Lombardia. Il ricorso ai farmaci equivalenti è maggiore al Nord (41,4% a unità e 34,6% a valori), rispetto al Centro (30,1% a unità e 27% a valori) e al Sud (24,8% a unità e 22,5% a valori), a fronte di una media Italia del 33,3% a confezioni e del 29,1% a valori. L’incidenza maggiore degli equivalenti si registra nella P.A. di Trento (45,9%), in Lombardia (43,5%), in Piemonte (42,1%). In coda per consumi degli equivalenti Basilicata (23,9%), Calabria (22,5%), Campania (21,7%).
Per il 56% degli italiani i piccoli malesseri continuativi sono la routine (dolori osteoarticolari, stanchezza, insonnia) e l’indice medio di salute percepita diminuisce ancora (-3 punti sul 2024). È su questo scenario che irrompe prepotentemente l’Intelligenza artificiale, consultata dall’8% degli intervistati (il 15% della Gen Z), che ricorrono anche a Internet (10%, +4 sul 2024) e al farmacista (13%, +3). Stabile il ricorso al medico di famiglia (32%, +1) anche se l’urgenza di risolvere rapidamente i piccoli fastidi sembra essersi tradotta in un notevole ricorso a farmaci da banco (+8%).
Il fenomeno è ancora più evidente quando si analizza il tema dell’informazione su salute e benessere: l’ 81% degli italiani si dichiara ben informato, i professionisti ricoprono un ruolo di peso (77%) con una presenza crescente del farmacista (+8% sul 2024), ma nel 56% dei casi la fonte d’informazione prioritaria è Internet e il 12% degli italiani (17% Gen Z) consulta chatbot IA.
Il rapporto con i farmaci
Ambivalente il rapporto con i medicinali: è un po’ in calo la convinzione che i medicinali vadano usati con cautela e attenzione (45%); uno su 4 li considera semplicemente uno strumento per stare meglio; il 38% tende a fare scorta dei farmaci più utilizzati, soprattutto Gen Z e Millennials. Questi ultimi ammettono di assumere tranquillamente farmaci scaduti (41%), mentre il 29% degli intervistati smaltisce i farmaci nell’indifferenziata.
Arretra invece la conoscenza dei farmaci equivalenti (-5% in 5 anni). A conoscerli meno sono soprattutto i giovani della Gen Z: solo il 50% dice di conoscerli bene, contro una media generale del 70% e un 79% tra i boomers. Diminuisce la consapevolezza sulle caratteristiche degli equivalenti e c’è un leggero aumento di preferenza (+3%) per i brand, per questione di abitudine ma anche per una crescita di sfiducia negli equivalenti, che emerge in tutte le categorie di prodotto (antidolorifici -3%; gastrointestinali -3%; antibiotici -3%).
Fra le proposte di Cittadinanzattiva c’è quella di puntare su comunicazione e informazione sanitaria digitale. L’associazione chiede di integrare percorsi di educazione sanitaria nelle scuole e nelle università per promuovere l’uso consapevole dei farmaci e correggere abitudini pericolose emerse tra i più giovani, come l’assunzione di medicinali scaduti e l’errato smaltimento nell’indifferenziata.
