Gioco d’azzardo online, Corte Ue: Google può essere responsabile dei contenuti video YouTube
Senza della Corte di giustizia europea in una causa italiana: Google può essere ritenuta responsabile per i video YouTube di un creatore di contenuti vincolato da una partnership commerciale che pubblica video sul gioco d’azzardo online
Gioco d’azzardo online, Corte Ue: Google può essere responsabile dei contenuti video Youtube (Foto cottonbro studio per Pexels)
Google può essere ritenuta responsabile per i video YouTube di un creatore di contenuti vincolato da una partnership commerciale, se questi pubblica video che promuovono il gioco d’azzardo, vietati dalla normativa italiana. Il caso sarà poi affrontato dal giudice nazionale, ma intanto la Corte di giustizia dell’Unione europea ha interpretato il diritto europeo, interpellata dal Consiglio di stato italiano.
Il caso è quello di una multa che l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) aveva inflitto a Google per la violazione del divieto di pubblicità del gioco d’azzardo sancito dall’art. 9 del decreto-legge n. 87/218 (decreto Dignità). Si trattava del primo provvedimento adottato dall’Autorità verso un fornitore di servizi per la condivisione di video (video sharing platform o VSP), per aver consentito la diffusione di pubblicità vietata, afferente a giochi con vincite in denaro.
La multa di Agcom a Google
Il 19 luglio 2022, ricorda una nota della Corte, l’Agcom ha multato Google Ireland per 750 mila euro e le ha ordinato di rimuovere da YouTube diversi video che promuovevano i giochi d’azzardo online, in violazione della normativa italiana. Questi video erano stati pubblicati online da un creatore di contenuti vincolato a Google tramite un accordo di partnership commerciale che prevede, in particolare, una ripartizione dei ricavi provenienti dalla pubblicità trasmessa prima di ogni video. L’accordo era stato preceduto da un controllo vertente sul contenuto dei video, sul tema del canale, sui video più visti o più recenti, e sui relativi metadati.
Google ha impugnato al Tar il provvedimento, invocando il diritto che si applica al commercio elettronico e il regime di deroga alla responsabilità di cui beneficiano gli hosting provider nei confronti dei contenuti pubblicati online da terzi. Secondo l’Agcom, questo regime non è applicabile perché i giochi d’azzardo sono esclusi dall’ambito di applicazione della normativa europea relativa al commercio elettronico.
Conoscere il contenuto dei video
Nella sua sentenza, la Corte di giustizia ricorda prima di tutto che “il diritto dell’Unione esclude i giochi d’azzardo dall’ambito di armonizzazione in materia di commercio elettronico, nonché tutte le attività che vi sono connesse, a causa di considerevoli divergenze di ordine morale, religioso e culturale che sussistono in merito tra gli Stati membri”. Tuttavia, l’attività di hosting online non è intrinsecamente connessa ai giochi d’azzardo, quindi non rientra nell’esclusione prevista dal diritto europeo ma nella normativa europea sul commercio elettronico.
La Corte spiega però che, per beneficiare della deroga alla responsabilità sui contenuti pubblicati, l’operatore deve agire come «prestatore intermediario», ossia “svolgere un’attività puramente tecnica, automatica e passiva, che escluda qualsiasi conoscenza o controllo delle informazioni trasmesse o memorizzate”.
Non è questo, per la Corte, il caso in questione.
“Ciò non si verifica – spiega la Corte – qualora un operatore esamini, allo scopo di concludere un accordo di partnership commerciale, il tema principale di un canale di video, i video più visti o più recenti di tale canale, nonché i relativi metadati. L’operatore acquisisce pertanto una conoscenza concreta del contenuto essenziale di un insieme di video e non può quindi sostenere di agire in qualità di prestatore intermediario”.
Il giudice nazionale dovrà ora verificare, nell’ambito della partnership commerciale conclusa con Google, “se quest’ultima potesse ragionevolmente ignorare che il canale YouTube in questione aveva come tema principale i giochi d’azzardo e di fortuna e che quest’ultimo conteneva video che promuovevano siffatti giochi”.
